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Il Consiglio Parrocchiale di AC Documenti Testimonianze Testimoni

«Una sentenza che ci stupisce e ci amareggia»

della Presidenza Nazionale di Azione Cattolica

L’Azione Cattolica Italiana esprime stupore e amarezza per la sentenza della Corte Europea di Strasburgo che definisce la presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche «una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni» e «una violazione alla libertà di religione degli alunni».
Pur in attesa di leggere le motivazioni della sentenza, emerge una chiara visione parziale e ideologica a fondamento di una condanna che ignora o trascura il molteplice significato del Crocifisso, che non è solo simbolo religioso ma anche segno culturale.
Con i nostri vescovi, denunciamo che la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo dimentica che «nell’esperienza italiana l’esposizione del Crocifisso nei luoghi pubblici è in linea con il riconoscimento dei principi del cattolicesimo come “parte del patrimonio storico del popolo italiano”, ribadito dal Concordato del 1984». E che in tal modo «si rischia di separare artificiosamente l’identità nazionale dalle sue matrici spirituali e culturali, mentre non è certo espressione di laicità, ma sua degenerazione in laicismo, l’ostilità a ogni forma di rilevanza politica e culturale della religione; alla presenza, in particolare, di ogni simbolo religioso nelle istituzioni pubbliche».
L’Azione Cattolica Italiana ricorda che il Crocifisso è stato sempre un segno di offerta di amore di Dio e di unione e accoglienza per tutta l’umanità. Dispiace che venga considerato come un segno di divisione, di esclusione o di limitazione della libertà: non è questo, e non lo è nel sentire comune della nostra gente.
La religione che nel Crocifisso si riconosce da sempre dà un contributo prezioso per la formazione e la crescita morale delle persone, ed è una componente essenziale della nostra civiltà. È sbagliato e miope volerla escludere dalla realtà educativa. Ed è ancor più sbagliato che a far questo sia la Corte Europea attraverso un pesante intervento in una materia molto profondamente legata alla identità storica, culturale, spirituale del popolo italiano.
Non è per questa via e con queste decisioni che disconoscono il ruolo del cristianesimo nella formazione dell’identità europea che può crescere un’Europa unita e solidale; quella stessa Europa che i cattolici italiani hanno fortemente sostenuto fin dalle sue origini.

Roma, 4 novembre 2009

LUNEDÌ 7 DICEMBRE 2009, ore 18.30
BASILICA CATTEDRALE DI SAN MARCO - VENEZIA
CONSACRAZIONE NELL'ORDO VIRGINUM
DI

NELLA PAVANETTO

KATIA VANIN

SILVIA MARCHIORI
(Presidente Diocesana dell'Azione Cattolica)

“Voglio darvi ora una bella notizia. Nei prossimi giorni istituirò ufficialmente in Diocesi l’Ordo Virginum. Si tratta di una forma di vita consacrata riconosciuta dalla Chiesa. Non è una congregazione, un ordine religioso o monastico, né un Istituto secolare. È una forma di consacrazione per donne che sono chiamate, per puro dono di Dio, a vivere la verginità nel mondo accanto agli altri fedeli. Sono donne consacrate che fanno riferimento al Vescovo. Esse scelgono di vivere un rapporto nuziale con Cristo, con particolare attenzione al Suo corpo che è la Chiesa, in special modo alla diocesi. Questa forma di consacrazione assai antica, secondo taluni già attestata in Atti 21,9, è stata dopo molti secoli rivalutata dal Concilio Vaticano II (Costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, 80). Il rito pubblico di solenne consacrazione è stato emanato da Papa Paolo VI nel 1970. Il Codice di diritto canonico vi dedica il canone 604. Il prossimo lunedì 7 dicembre, alle ore 18.30, Vigilia della Solennità dell’Immacolata Concezione, tre donne della nostra Chiesa, Silvia Marchiori, Nella Pavanetto, Katia Vanin, dopo anni di preparazione, saranno pubblicamente accolte dal Patriarca nell’Ordo Virginum in questa Basilica Cattedrale. Sono certo che da tutta la diocesi vorrete convenire numerosi per ringraziare Dio di questo dono prezioso per la Chiesa e per il mondo”.
Angelo card. Scola, Patriarca di Venezia, al termine della Solenne Concelebrazione Eucaristica in occasione della Seconda Assemblea Ecclesiale nell'ambito della Prima Visita Pastorale - Domenica 11 ottobre 2009, Basilica Cattedrale di San Marco, Venezia

 

"Egli aveva quattro figlie nubili, che avevano il dono della profezia"
Atti degli Apostoli 21,9

"A queste forme di vita consacrata è assimilato l'ordine delle vergini le quali, emettendo il santo proposito di seguire Cristo più da vicino, dal Vescovo diocesano sono consacrate a Dio secondo il rito liturgico approvato e, unite in mistiche nozze a Cristo Figlio di Dio, si dedicano al servizio della Chiesa. Le vergini possono riunirsi in associazioni per osservare più fedelmente il loro proposito e aiutarsi reciprocamente nello svolgere quel servizio alla Chiesa che è confacente al loro stato"
Codice di Diritto Canonico, Can. 604, 1-2

"Fin dai tempi apostolici, ci furono vergini e vedove cristiane che, chiamate dal Signore a dedicarsi esclusivamente a lui in una maggiore libertà di cuore, di corpo e di spirito, hanno preso la decisione, approvata dalla Chiesa, di vivere rispettivamente nello stato di verginità o di castità perpetua “per il Regno dei cieli”.
“Emettendo il santo proposito di seguire Cristo più da vicino, [le vergini] dal vescovo diocesano sono consacrate a Dio secondo il rito liturgico approvato e, unite in mistiche nozze a Cristo Figlio di Dio, si dedicano al servizio della Chiesa” . Mediante questo rito solenne, “la vergine è costituita persona consacrata” quale “segno trascendente dell'amore della Chiesa verso Cristo, immagine escatologica della Sposa celeste e della vita futura”.
“Assimilato alle altre forme di vita consacrata”, l'ordine delle vergini stabilisce la donna che vive nel mondo (o la monaca) nella preghiera, nella penitenza, nel servizio dei fratelli e nel lavoro apostolico, secondo lo stato e i rispettivi carismi offerti ad ognuna. Le vergini consacrate possono associarsi al fine di mantenere più fedelmente il loro proposito"
Catechismo della Chiesa Cattolica, 922-924

 

“Tu mi hai sedotto, Signore, e io mi son lasciata sedurre”.
Sei tu il mio io lontano, la mia intima brama, l’oggetto del mio desiderio.
Tu abiti dentro di me, ma io sono lontana; potrei trovarti, ma non ti cerco; ti cerco e non ti trovo; tendo le mani e tu mi sfuggi.
Sono assetata d’amore e insieme prigioniera di me stessa.
I miei occhi guardano, ma non vedono veramente. Solo tu, Padre e Signore dell’universo, che sei dentro le cose, puoi dare senso alla realtà, alla gioia, al dolore, alla vita.
Il mio cuore ama, ma di un amore fragile e limitato. Solo tu, Cristo, che hai dato la tua vita per liberarci dal male che e fuori di noi e dentro di noi, puoi insegnarmi ad amare intensamente e tenacemente, ad amare come Tu ami.
Io cammino, ma i miei passi sono incerti. Solo Tu, Spirito Santo che sei luce e speranza puoi rischiarare la mia vita e sostenermi quando le forze vengono meno.
Io credo in Te Signore, e mi affido alle tue mani, perché sei fonte d’acqua viva, sei via, verità e Vita.
Se inciampo, rialzami.
Se mi allontano, rincorrimi.
Se mi inorgoglisco, rimproverami.
Se gioisco, aiutami a ringraziarti.
Se soffro, consolami.
Se piango, asciuga Tu le mie lacrime.
Ti prego, Signore, resta con me ora e sempre.
Amen.
Katia Vanin
Redditio Symboli (Professione di Fede) della Veglia Pasquale - 16 aprile 1995

 

 

L’AZIONE CATTOLICA DI CHIRIGNAGO

“È mia convinzione, che ho maturato incontrando ed ascoltando chi ha vissuto e ne sa più di me a proposito dell’Azione Cattolica che se l’AC non è nella comunità e per la comunità non è niente.
Altri hanno doni e carisimi diversi, e nel loro ambito sono molto più puntuali, fedeli, intraprendenti di noi.
A noi è dato e viene chiesto di essere “uomini della comunità”; uomini “del e per il popolo di Dio”.
Se non siamo questo non siamo niente.
Un’Azione Cattolica ripiegata su sè stessa, tutta intenta ai suoi programmi ed ai suoi progetti, estranea alla Comunità del Signore, è un “falso in atto pubblico”.
È il nostro carisma, il nostro vanto e la nostra croce.
A tanti piacerebbe fare le proprie cose, inseguire i propri interessi, coltivare i propri progetti in santa pace.
Entrino in un monastero o ne fondino uno.
Aderiscano ad una confraternita o ad un movimento, l’AC non fa per loro, e se persistono nel chiamarsi Azione Cattolica sappiano che abusano di un nome che non compete loro.
È faticoso essere di AC.
Straordinario ma faticoso.
Occorre avere non solo una visione d’insieme, ma un cuore per il tutto. E forse non sempre siamo capiti proprio perché anche noi corriamo il rischio di costruire una nostra “congrega” con i suoi riti, le sue regole, il suo linguaggio, mentre ci viene chiesto di sposare la Chiesa, di sposare il Popolo di Dio senza difese.
E di farlo per il semplice fatto che Gesù Cristo ha amato questa Chiesa e l’ha voluta sua sposa, ed ha amato questo popolo senza risparmiarsi, in nulla”.
Don Roberto Trevisiol, alla XII assemblea elettiva diocesana, 23 Gennaio 2005

Essere di Azione Cattolica significa stare nella Chiesa con la voglia di costruire la Chiesa nel nostro piccolo, giorno dopo giorno, nelle piccole cose che tessono la nostra vita, nelle nostre scelte di persone semplici, ragazzi, giovani, uomini e donne senza una consacrazione particolare se non quella derivante dal battesimo.
Ci piace sentire la Chiesa come qualcosa che ci appartiene e a cui apparteniamo, qualcosa di geneticamente e intimamente nostro, come una mamma o una sposa, i suoi errori e le sue incongruenze sono i nostri, le sue aspirazioni e le sue speranze sono le nostre.
La Chiesa locale, e perciò la Diocesi retta dal Vescovo, è la dimensione dell’appartenenza ecclesiale dell’Azione Cattolica e questo ci porta ad essere attenti alle parole del nostro pastore e alla realtà del nostro territorio ma prima di tutto dobbiamo operare nel luogo dove siamo chiamati a vivere: la parrocchia, il posto di studio e di lavoro, la famiglia, insomma i luoghi della vita ordinaria.
Il Papa, i Vescovi, i preti e i religiosi sono la nostra famiglia allargata.
Desideriamo collaborare con loro per il bene della nostra casa: la Chiesa.
In questa casa grande e accogliente ci sono, poi, molti altri fratelli e sorelle che rispondono a chiamate diverse, particolari e caratteristiche, affascinanti ed esigenti, tutte accomunate dall’amore per Gesù. Con questi nostri famigliari vogliamo andare d’amore e d’accordo senza costruire inutili gerarchie, senza sentirci i prediletti, senza che ci sentiamo ospiti in casa loro.
Diciamo che la nostra vocazione è proprio quella più ordinaria ed essenziale, popolare.
È, per così dire, un apostolato mimetizzato, talmente compenetrato nella vita da non essere riconoscibile se non nel tempo e nella fedeltà.
Questo non significa che siamo dei qualunquisti! Abbiamo infatti delle idee, ben definite, che cerchiamo di conformare sempre più alle indicazioni del nostro leader: Gesù Cristo. Puntiamo molto in alto. A dire il vero, con l’aiuto di Dio, puntiamo al massimo!
In 140 anni di storia sono cambiate tante cose, siamo cambiati noi, ma il messaggio che portiamo è la stessa dichiarazione d’amore di Dio per l’uomo, per ogni uomo.
Questa è la nostra scelta religiosa: annunciare il Vangelo, rendere presente Cristo ovunque. Non riusciremo mai a pensare ad un compito tanto alto se non contassimo sul costante e forte sostegno dello Spirito.
Per noi è dunque fondamentale formarci incessantemente sia dal punto di vista spirituale che da quello associativo.
È fondamentale evangelizzare, cioè proporre alla coscienza delle persone che incontriamo la bellezza di una vita piena d’amore.
È fondamentale sentire di appartenere al Signore, alla Chiesa, alla società e al nostro Paese, ma prima di tutto al Signore. Questo ci permette di dialogare con serenità, almeno nelle intenzioni, consapevoli di cercare la comunione e non la divisione.
I luoghi e le occasioni del nostro agire sono quelli della vita ordinaria ma ci fa bene ritrovarci per confrontarci e lo facciamo nella nostra parrocchia.
L’AC in parrocchia esiste da molti anni.
Attualmente i bambini ed i ragazzi dalla terza elementare alla terza media si incontrano settimanalmente nel settore ACR: con i loro animatori imparano a conoscere Gesù e i suoi insegnamenti giocando insieme, pregando, vivendo insieme la Messa e l’intensa esperienza dei campi estivi con la guida spirituale di don Andrea.
Ci sono poi i gruppi dei giovanissimi e dei giovani che coltivano una formazione personale ed associativa più matura, leggono la Parola di Dio e ne discutono insieme. Il settore è suddiviso in: ACG1 – sono i giovanissimi di prima e seconda superiore, ACG2 – di terza e quarta superiore, con i loro animatori. I giovani di quinta, i lavoratori e gli universitari formano l’ACG3 e non hanno animatori ma un responsabile interno al loro gruppo.
Anche questi settori vivono il momento forte del campo-scuola, in campeggio, col loro assistente, don Andrea.
Esiste poi un gruppo di giovani adulti, molto affiatato, che affronta temi più impegnativi e vicini alle importanti scelte di vita che si preparano ad affrontare e che condivide alcune esperienze con il gruppo adulti, ultimo nato nella famiglia parrocchiale AC.
Il settore adulti inizia l’anno con un’uscita in allegria, ha incontri mensili segnati dalla preghiera del vespero, dalla riflessione e condivisione di temi proposti dai percorsi formativi nazionali oppure da eventi a carattere diocesano segnati dal contributo di relatori eminenti.
Noi adulti ci siamo lasciati coinvolgere nell’avventura dal nostro assistente don Roberto, che ci ha proposto di conoscere e iniziare questa esperienza e ci ha fatto capire che di vocazioni nella nostra vita possono essercene più di una: tante quante il Signore vorrà darcene.

Il primo gruppo maschile di Azione Cattolica a Chirignago, denominato "Circolo Sacro Cuore di Gesù", fu fondato da mons. Riccardo Bottacin nel settembre 1915, neanche un anno dopo il suo arrivo come parroco di Chirignago.
L'anno successivo mons. Bottacin inaugura anche il ramo femminile, denominato “Pia Unione fra le fanciulle cristiane”. La data di fondazione è l’8 dicembre 1916, come si evince da un dialogo fra tre fanciulle, scritto forse dallo stesso arciprete e recitato in chiesa in occasione della sua solenne inaugurazione, nella festa dell’Immacolata Concezione. Il nuovo parroco di Chirignago cercava di aggregare le giovani della parrocchia, offrendo loro occasioni di incontro, di svago e di formazione, al riparo delle tentazioni disgregatrici che la situazione presentava durante la prima guerra mondiale. Don Riccardo dedicava alla dottrina e all'Azione Cattolica parrocchiale molto del suo tempo, delle sue energie e della sua creatività, in particolare nell'attività di formazione dei giovani. Interessante notare che l’istituzione di questo gruppo precede di due anni la nascita ufficiale della Gioventù Femminile di Azione Cattolica, fondata a livello nazionale nel 1918 dalla ven. Armida Barelli, con il sostegno di Papa Benedetto XV e dell’Arcivescovo di Milano il Beato Andrea Carlo card. Ferrari.
La sezione Aspiranti maschile, intitolata a San Luigi Gonzaga, fu costituita nel 1920.
Durante il periodo fascista, l’unica preoccupazione di mons. Bottacin fu mantenere unita la comunità. Incrementò ulteriormente l’Azione Cattolica, creando aggregazioni che comprendevano tutte le età sia degli uomini che delle donne. Già nel 1923 è in grado di fondare l’Unione Uomini, intitolata al Sacro Cuore di Gesù, copatrono di Chirignago, con il nome “Unione dei Padri di Famiglia”. La nascita di questo gruppo avviene contemporaneamente alla promozione dei nuovi statuti da parte di Papa Pio XI, appena un anno dopo la nascita dell’Unione Uomini nazionale, raggruppata da Augusto Ciriaci e dal card. Domenico Tardini, su volontà dello stesso Pontefice. Nel 1924 arriva il riconoscimento ufficiale con il diploma di aggregazione, su richiesta inoltrata dal Presidente Antonio Trevisanato. I primi consiglieri furono: Marino Deppieri, Celeste Scaggiante, Emilio Comellato, Luigi Simion, Luigi Volpato, Giuseppe Favaro, Emilio Favaro, Giovanni Pedrocchi, Giuseppe Simionato, Sebastiano Menti, Luigi Duso e Angelo Favaretto. In quest’anno la “Pia Unione Uomini” va in gita a Salzano, paese natio dell’assistente mons. Bottacin, dove tiene un pranzo sociale di 138 coperti (94 soci, 6 invitati del paese di Salzano, 38 cantori di Chirignago per rallegrare il pranzo). In realtà i soci effettivi erano 120, tutti tesserati, ma evidentemente non tutti poterono prender parte alla gita. Nel 1925 viene inaugurata la bandiera, con bella festa, discorsi e pranzo sociale nella nuova sala dell’asilo parrocchiale. Nel 1927 vengono per la prima volta elargite somme di beneficenza alla Villa San Giuseppe di Bassano del Grappa per gli esercizi spirituali, alle Missioni e all’Università Cattolica, oltre che alla buona stampa e ai soci più bisognosi. La festa sociale prevede una gita a Padova con Messa al Santo. Nel 1928 non viene fatta alcuna festa speciale, per l’annata poco felice a causa della siccità e della disoccupazione, ma continuano le offerte per l’Università Cattolica. Nel 1929 l’Unione Uomini Cattolici offre a tutte le famiglie di Chirignago un’immagine del Sacro Cuore di Gesù.
Nel frattempo, nel mese di maggio dell’anno 1924 viene istituita l’Unione fra le Donne Cattoliche, con più di 100 socie nella sola Chirignago, senza cioè contare le iscritte delle frazioni confinanti che comunque facevano riferimento alla parrocchia di Chirignago. La prima Presidente fu Elvira Vedovato, segretaria Anna Mauro, cassiera Angela Bobbo. Le prime consigliere furono: Emma Stevanato, Lucia Cagnin, Elisa Favaro, Maria Lancerotti e Giuditta Scaggiante. La tessera più antica che siamo riusciti a recuperare risale al 1929, anno in cui i verbali delle adunanze probabilmente iniziano ad essere redatti in maniera sistematica.
Nel 1926 il totale dei tesserati delle quattro sezioni (Uomini Cattolici, Circolo Giovani Cattolici “Sacro Cuore di Gesù”, Donne Cattoliche “Sant’Anna”, Circolo Femminile Cattolico “Maria Immacolata”) raggiunge le 210 unità. È bene ricordare che a quel tempo a Chirignago erano molto attive anche le Confraternite del Santissimo Sacramento (fondata nel 1505), di San Valentino (attiva fin dal primo Settecento, nel 1924 contava 500 iscritti), della Beata Vergine del Carmine (eretta canonicamente il 25 ottobre 1915 ed inaugurata nel 1916, nel 1924 contava 600 iscritti), del Sacratissimo Cuore di Gesù (eretta nel 1924) e il Terz’Ordine Francescano, dipendente dal Convento di San Michele di Venezia (eretto nel 1888, nel 1924 contava 65 confratelli e 80 aspiranti).
La nascita del primo gruppo di “Beniamine” si deve probabilmente alla Sig.na Antonietta Saccardo, che negli anni ’30 radunava nell’Asilo “Sacro Cuore” molte bambine per parlare loro dell’Azione Cattolica.
La prima fotografia dell’AC di Chirignago di cui siamo a conoscenza è stata scattata il 16 novembre 1929, e ritrae l'Azione Cattolica di Chirignago con il Servo di Dio Pietro card. La Fontaine, Patriarca di Venezia dal 1915 al 1935, in Visita Pastorale. Accanto al Patriarca (a sinistra) è seduto il fondatore dell’AC di Chirignago don Riccardo Bottacin, Arciprete di Chirignago dal 1914 al 1958.
La prima fotografia del settore femminile che siamo riusciti a rintracciare è stata scattata il 5 Ottobre 1936 e ritrae il gruppo in gita a Vittorio Veneto.
L’Azione Cattolica era seguita in modo particolare dalle Suore Figlie di San Giuseppe del ven. mons. Luigi Caburlotto, che spesso erano il vero motore dell’Associazione. In molti ricordano, ancora con commozione, la loro accoglienza ed il loro prodigarsi perché nelle cene sociali dell’Azione Cattolica, delle giovani a Sant’Agnese e dei ragazzi a San Sebastiano, non mancasse nulla, insegnando che l’Associazione e la Comunità sono beni preziosi, e che per la loro salvaguardia vale la pena impegnarsi anche con sacrificio. Gli Uomini tenevano invece la loro cena sociale il giorno di San Giuseppe.
I Patti Lateranensi del 1929 garantivano alla parrocchia personalità giuridica, agevolazioni fiscali, la congrua e l’Azione Cattolica Italiana, purché svolgesse le sue attività al di fuori di ogni partito. Niente pratiche sportive però, solo di formazione religiosa ed educative.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, mons. Bottacin, per tenere il più possibile il contatto con i combattenti, istituì il gemellaggio tra i ragazzini aspiranti di Azione Cattolica e i soldati. Ogni aspirante aveva l’incarico di pregare e scrivere al suo soldato; la cosa funzionò. Quando tornavano per la licenza, i soldati s’incontravano con i loro piccoli fratelli per rinsaldarne la conoscenza e per raccontare loro il vero volto della guerra.
L’anno sociale iniziava con la festa di Cristo Re. Chi era iscritto all’Azione Cattolica “teneva una “adunanza” settimanale in canonica: proprio la canonica era un punto di riferimento per me e per i miei amici. Arrivare in piazza voleva dire entrare in canonica, incontrare i cappellani ed altre persone e parlare o stare semplicemente dentro e guardare la piazza dalle finestre. Era la nostra seconda casa” (Bruno Gomirato). Le donne si ritrovavano di domenica pomeriggio, dopo il Vespro.
L’Azione Cattolica era un gruppo molto operoso: se c’era da fare qualche cosa in parrocchia, preparare la chiesa per la prima Messa dei preti novelli di Chirignago, ornare di festoni e bandierine il sagrato, gestire il patronato ed il cinematografo, diffondere la stampa cattolica, organizzare gite, mostre, lotterie di beneficenza, concorsi di presepi, il Grest, tenere lo stazio biciclette nei giorni festivi, eseguire lavori di manutenzione, aiutare i sacerdoti nella preparazione dei corsi prematrimoniali, nella liturgia e nel catechismo… era presente in forze. Non mancava poi l'impegno civico nella vita politica.
Non è difficile comprendere che l’Azione Cattolica di allora covava in sé i nuclei di germinazione di molti gruppi parrocchiali (e non) di oggi, come il Fa e Desfa, la Caritas, il gruppo del catechismo prematrimoniale, il gruppo di pulizie della chiesa, quello delle catechiste… Spesso le decisioni allora prese dal Consiglio di Giunta AC sembrano essere le stesse che oggi spettano al Consiglio Pastorale.
La definizione di Vittorio Bachelet descrive quindi perfettamente l’AC di quei tempi: “una realtà dei cristiani che si conoscono, che si vogliono bene, che lavorano assieme nel nome del Signore, che sono amici... che cercano di servire la Chiesa”.
Non era tuttavia un gruppo di persone dedito solamente ad attività pratiche. L’impegno maggiore era rivolto alla formazione ed alla preghiera. Dal punto di vista catechistico l’AC di Chirignago era all’avanguardia, soprattutto grazie a mons. Bottacin, al cappellano don Primo Zanardi e alle suore. Tutti erano coinvolti nelle gare di cultura religiosa, con veri e propri esami alla presenza di commissioni diocesane giudicatrici, per i quali ci si preparava anche di buon mattino, in asilo, prima di andare a scuola o al lavoro. Numerosi i gagliardetti vinti dall’AC di Chirignago (il gagliardetto era un premio diocesano che veniva assegnato alla sezione più preparata).
Da notare che quasi sempre venivano chiamate gare di “coltura”, al posto di “cultura”, segno dell’impegno, coltivato con passione, con lo stesso spirito di sacrificio con cui si lavorano i campi. Non a caso il Patriarca Angelo card. Scola ha più volte affermato: “Troppo spesso dimentichiamo che il termine cultura è correlato, se non derivato, da coltura ed ha la stessa radice di culto. Coltura fa pensare alla nostra tradizione contadina, oggi significativamente evoluta e all’avanguardia perché è stata capace di coniugare il nuovo con l’antico […] Non c’è cultura che non venga ultimamente dalla coltura; ma coltura […] che genera cultura e civiltà si lega non per caso a culto” (Angelo card. Scola, Lectio Magistralis all’Assemblea Straordinaria dell’Azione Cattolica di Venezia, Istituto Salesiano “San Marco” – Mestre, 23 Ottobre 2003).
Tra i momenti più significativi, oltre alle varie gite, cene sociali e ai ritiri, vi è la celebrazione del Trentennio della Gioventù Femminile, festeggiato nel 1948 da più di 200.000 persone, in Piazza San Pietro, assieme a Papa Pio XII. Sono presenti più di 20 giovani ragazze di Chirignago e per loro è un’esperienza indimenticabile, complice anche la bellezza della città eterna, adornata appositamente da una delle prime illuminazioni multicolore, da togliere il fiato. Molto imbarazzo però per la divisa, costituita da una gonna marrone e una camicetta beige, che ricordava troppo quella che le Giovani Italiane indossavano nelle feste di regime nel periodo fascista.
Nel 1965, su mandato dell’Azione Cattolica, viene fondata l’A.S.C.R. “San Giorgio”, nell’ambito della parrocchia, da Francesco Scandolin (affiancato da Gino Olivieri, Sandro Cesare, Alberto Trevisanato) “con il compito di essere un gruppo operativo e di impegnare e stimolare ragazzi e ragazze, tenendoli lontani dalle insidie dell’ozio”. Allo stesso modo il campeggio parrocchiale nacque nel 1968 e fu organizzato dal Presidente dei Giovani di Azione Cattolica di allora, Giorgio Bertaggia, da don Giorgio Balestra e don Pietro Lucchetta, cappellano di prima nomina, sempre con il prezioso sostegno di Francesco Scandolin.
Sembra impossibile che questa Associazione così viva ed operosa si sia poi dissolta nel giro di pochi anni, dopo la morte del fondatore mons. Bottacin. “Nel 1958 moriva mons. Bottacin. Il nuovo parroco mons. Albino Tenderini, anche fosse stato un santo (...), non poteva essere come il nostro “vecio piovan”. Seguì un raffreddamento dei rapporti con la parrocchia… Rimettere in piedi l’Azione Cattolica era difficile e gli Scouts tendevano a formare un’elite” (Armando Spolaor).
Ma non fu solamente il cambiamento del parroco ad incidere sulle sorti dell’Associazione. Contribuì sicuramente la nascita dei primi gruppi spontanei, estranei all’AC ed alle sue regole. Bisogna poi dire che “inizialmente l’Azione Cattolica era impegnata moltissimo nella formazione e nella preghiera, ma nell’ultimo periodo era troppo assorbita dall’aspetto organizzativo e questo ha snaturato e snervato l’Associazione stessa” (Bruna Gomirato). Questo probabilmente fu il vero motivo che portò lentamente alla disgregazione di un’Associazione che ogni anno raccoglieva attorno alla chiesa e alla canonica più di 400 iscritti suddivisi in tutti i settori (Uomini, Donne, GIAC, GF e ACLI) e sottosettori (per la GIAC: Aspiranti minori, Aspiranti maggiori, Pre-ju, Iuniores, Seniores; per la GF: Angioletti, Piccolissime, Beniamine, Aspiranti, Giovanissime e Socie). Una considerazione che deve servire da monito e che dovrebbe far riflettere l’AC di oggi. Se l’azione cristiana non affonda le sue radici nella preghiera costante, nell’autoformazione e nell’incontro personale con il Signore, rischia di trasformarsi in breve tempo in attivismo, spesso inefficace e molto probabilmente destinato al fallimento.
L’attività dell’Azione Cattolica cessa nel 1969 con l’avvio del primo Consiglio Pastorale Parrocchiale, a cui si giunse dopo la stesura del “documento programmatico per lo sviluppo della vita cristiana nella nostra comunità con la proposta di istituzione del Consiglio Pastorale e della Commissione Economica”, approvata dal Patriarca Giovanni card. Urbani, nella quale l’Azione Cattolica ebbe un ruolo di primaria importanza. Non è un caso che il primo libro dei verbali del neonato Consiglio Pastorale si apra con il resoconto dell’assemblea degli iscritti all’Azione Cattolica, tenutasi il 26 febbraio 1969 per l’elezione di una parte dei membri del Consiglio nascente. Si può quindi affermare che l’operare dell’Azione Cattolica dal 1969 in poi è continuato nel Consiglio Pastorale, quasi come un epilogo naturale di oltre 50 anni di esperienza associativa ed ecclesiale.
Non è da escludere che il “colpo di grazia” possa essere stato l’emanazione nel 1969 di un nuovo statuto nazionale, secondo il quale l'Associazione veniva organizzata in due settori, uno per i giovani e uno per gli adulti, al posto dei precedenti quattro rami, mentre le Sezioni minori erano sostituite con l'unica struttura dell'Azione Cattolica dei Ragazzi (ACR). Lo spirito di rinnovamento, le nuove prospettive e le trasformazioni sociali forse furono fatali.
Negli oltre 50 anni di attività furono davvero numerose le vocazioni sacerdotali e religiose, maschili e femminili, fiorite all'interno dell'Azione Cattolica di Chirignago.

Il 21 Novembre 1987, festa della Madonna della Salute, rinasce l'Azione Cattolica, grazie al grande rilancio del nuovo arciprete don Roberto Trevisiol, che dal 3 Ottobre 2002, per volontà del card. Angelo Scola, Patriarca di Venezia, è Assistente unitario diocesano.
Nell'anno associativo 2008/2009 hanno aderito 139 persone così suddivise per settori:
- 44 Adulti (di cui 39 partecipano al gruppo Adulti e 5 partecipano al gruppo Giovani Adulti)
- 26 Giovani (di cui 5 partecipano al gruppo Giovani Adulti)
- 23 Giovanissimi (suddivisi in due gruppi: ACG1 e ACG2)
- 46 Ragazzi
Si tratta dell'associazione parrocchiale più numerosa del Patriarcato di Venezia.

 

Clic sulle immagini per ingrandire


L'Azione Cattolica di Chirignago con il Servo di Dio Pietro card. La Fontaine, Patriarca di Venezia dal 1915 al 1935, in Visita Pastorale (16 novembre 1929). Accanto al Patriarca (a sinistra) è seduto mons. Riccardo Bottacin, Arciprete di Chirignago dal 1914 al 1958 e fondatore dell’AC a Chirignago

Il settore femminile in gita a Vittorio Veneto il 5 ottobre 1936. Questa fotografia è la più antica immagine del settore femminile dell'AC di Chirignago di cui siamo a conoscenza. La prima ragazza in piedi a sinistra è Maria Borghetto, a 23 anni.

1938 al Vittoriano Pellegrinaggio nazionale a Roma in occasione del XX anniversario della fondazione della GF di AC. Tra le presenti: Maria Borghetto (seconda a destra)



Mons. Riccardo Bottacin con il cappellano don Ermenegildo Fusaro e gli uomini di Azione Cattolica (primi anni '40)



Maggio 1942
Pellegrinaggio a piedi delle Beniamine alla chiesa della Madonna della Salute di Catene


Da sx verso dx: Maria Borghetto, Maria Favaro e Bruna Gomirato in Via della Conciliazione a Roma in occasione del XXX della GF
(7 Settembre 1948)


La GF di Chirignago ai Giardini Vaticani in occasione del XXX della Gioventù Femminile (1948)


La Madonna Pellegrina in asilo a Chirignago con la Gioventù Femminile di Azione Cattolica (marzo 1950)


Gli Uomini di AC con mons. Riccardo Bottacin davanti alla sala monumentale "Ai Nostri Caduti" di via Parroco (1954)


vedi descrizione a lato


La bandiera associativa è presente ai funerali di un giovane parrocchiano (settembre 1950)


vedi descrizione a lato


L'Unione Uomini di Azione Cattolica davanti alla chiesa per la
Festa della Bandiera 1957



Gli Uomini di Azione Cattolica
davanti alla chiesa per la
Festa della Bandiera 1957


Gli uomini di Azione Cattolica
davanti alla canonica per la
Festa della Bandiera 1957


Mons. Riccardo Bottacin davanti alla vecchia canonica con gli Uomini di Azione Cattolica per la
Festa della bandiera 1957


Pellegrinaggio nazionale a Roma per il XL della GF - 1958 (tra le presenti: Bruna Gomirato)



Settembre 1959 - gli Uomini di Azione Cattolica in gita sociale con don Albino Tenderini


Settembre 1959 - gli Uomini di AC alla Scala Santa di Montagnaga di Pinè con don Albino Tenderini


Settembre 1959 - gli Uomini di Azione Cattolica al Passo di Campogrosso (Strada del Re) con don Albino Tenderini


20 settembre 1959 - gita sociale degli Uomini di AC con don Albino Tenderini


Settembre 1959 - gli Uomini di AC sul piazzale dell'Ossario del Pasubio di Pian delle Fugazze


Settembre 1959 - gli uomini di AC con don Albino Tenderini al Sacello Ossario del Pasubio di Pian delle Fugazze


Settembre 1959 - gli uomini di AC all'Ossario del Pasubio con don Albino Tenderini


Primi anni Sessanta
Matrimonio di soci AC
(con bandiere associative)


Uscita primaverile unitaria al Santuario di Monteortone
(1 maggio 2004)



Pellegrinaggio nazionale a Loreto dal 2 al 5 Settembre 2004


Tradizionale uscita
primaverile unitaria
del 1 Maggio 2006


Don Roberto Trevisiol assieme al Patriarca Angelo card. Scola, in Piazza San Marco a Venezia per la Festa dell'Adesione
(8 Dicembre 2005)


Gli adulti e i giovani adulti di AC in uscita di inizio anno pastorale 2008-2009

 

L'Azione Cattolica è presente con le bandiere associative alle celebrazioni nel primo anniversario (1959) della morte del suo fondatore mons. Riccardo Bottacin.
Santa Messa celebrata dal nuovo arciprete don Albino Tenderini, benedizione della lapide commemorativa in chiesa, processione alla tomba e discorso di commemorazione tenuto dal prof. Eugenio Bacchion, presidente diocesano,
presso il cinema-teatro "Alessandro Manzoni"

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