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GLI ACCOLITI

Giorgio Brolati, Danilo Meggiato e Giuseppe Marino sono gli accoliti che da molti anni svolgono il loro prezioso servizio nella nostra comunità. Con loro ricordiamo anche Angelo Cinquegrani che, già accolito a Chirignago, istituito nel 1997, da qualche tempo vive a Spinea.
Ma chi sono questi laici che aiutano durante le celebrazioni liturgiche? Che ruolo hanno durante la Santa Messa e nella comunità? Da chi sono stati istituiti?
Nella storia della Chiesa accanto ai ministeri ordinati di vescovo, presbitero e diacono sono sempre esistiti altri ministeri “non ordinati”, propriamente istituiti. Dal 1 gennaio 1973, con l'entrata in vigore delle norme contenute nella lettera apostolica in forma di motu proprio Ministeria quaedam di Papa Paolo VI, i ministri istituiti sono due: il lettore e l’accolito.
Il termine accolito deriva da una parola greca che significa “seguire”, “accompagnare”. Nella pratica odierna "l'accolito è istituito per aiutare il Diacono e per fare da ministro al Sacerdote. È dunque suo compito curare il servizio dell'altare, aiutare il Diacono e il Sacerdote nelle azioni liturgiche, specialmente nella celebrazione della Santa Messa; inoltre, distribuire, come ministro straordinario, la Santa Comunione tutte le volte che i ministri non vi sono o non possono farlo per malattia, per l'età avanzata o perché impediti da altro ministero pastorale, oppure tutte le volte che il numero dei fedeli, i quali si accostano alla Sacra Mensa, è tanto elevato che la celebrazione della Santa Messa si protrarrebbe troppo a lungo. Nelle medesime circostanze straordinarie potrà essere incaricato di esporre pubblicamente all'adorazione dei fedeli il Sacramento della Santissima Eucaristia e poi di riporlo; ma non di benedire il popolo. Potrà anche - in quanto sia necessario - curare l'istruzione degli altri fedeli, i quali, per incarico temporaneo, aiutano il Diacono e il sacerdote nelle azioni liturgiche portando il messale, la croce, i ceri ecc., o compiendo altri simili uffici. Egli eserciterà tanto più degnamente questi compiti, se parteciperà alla Santissima Eucaristia con una pietà sempre più ardente, si nutrirà di essa e ne acquisterà una sempre più profonda conoscenza.
L'accolito, destinato in modo speciale al servizio dell'altare, apprenda tutte quelle nozioni che riguardano il culto pubblico divino e si sforzi di comprenderne l'intimo e spirituale significato: in tal modo potrà offrirsi, ogni giorno, completamente a Dio ed essere, nel tempio, di esempio a tutti per il suo comportamento serio e rispettoso, e avere inoltre un sincero amore per il corpo mistico di Cristo, o popolo di Dio, e specialmente per i deboli e i malati" (Ministeria quaedam, VI).
Compito distintivo dell’accolito è quindi anche quello di aver cura dei deboli, dei poveri e degli infermi attraverso l’esercizio della carità, dell’assistenza e dell’aiuto, nonché ovviamente portando loro l’Eucaristia. In questo senso essi danno compimento alle parole con cui il vescovo li esorta durante il solenne rito di istituzione: “Amate di amore sincero il corpo mistico di Cristo, soprattutto i poveri e gli infermi. Attuerete così il comandamento nuovo che Gesù diede agli Apostoli nell’ultima cena: amatevi l’un l’altro come io ho amato voi”. Anche attraverso il loro impegno acquista concretezza il fatto che non si può in una comunità condividere il pane celeste se non si condivide la fatica, il lavoro e la sofferenza di chi è in difficoltà per il pane terreno. Questa l’interpretazione del suo ruolo da parte di Danilo Meggiato, accolito dal 1997, che vive nell’accolitato la realizzazione di un percorso spirituale che ha radici profonde nella sua vita ma che ha trovato un punto di svolta nel 1988, quando ha ricevuto dalle mani del Patriarca di Venezia Marco card. Cè una Bibbia che gli ha trasformato la vita permettendogli di dare un’adesione profonda alla chiamata del Signore. Nelle parole di Danilo si trova motivo di spunto anche per una riflessione sul legame fra la Chiesa e chi, non praticante o addirittura non credente, ne viene toccato dal servizio concreto attraverso questi che in fondo sono uomini “della Chiesa”.
Con Giuseppe Marino istituito nel 1999, che, oltre al servizio durante la liturgia, presta la sua opera accanto ai malati dell’ospedale “dell’Angelo”, emerge il tema della vicinanza a chi sta soffrendo, vicinanza che gli permette di ricevere più di quanto dà, trovando nella sofferenza l’immagine di Cristo.
Giorgio Brolati, infine, istituito nel 1985, fedele servitore alle Sante Messe del sabato sera e delle 9.30, ci ricorda il lungo cammino di preparazione e di studio guidato sovente dal Patriarca in persona o dai suoi più stretti collaboratori. Un cammino non privo di difficoltà e di sacrifici che prevede fra l’altro il coinvolgimento particolare della moglie di chi si appresta a ricevere il ministero dell’accolitato. Un cammino che non si conclude con la nomina ma che prosegue per sempre attraverso frequenti incontri e ritiri spirituali ed in particolare con il servizio alla liturgia in Cattedrale a San Marco dove si ha l’occasione di trarre alla presenza del Patriarca l’energia spirituale da portare e diffondere nelle proprie comunità.

I COMPITI DELL'ACCOLITO
dall'Ordinamento Generale del Messale Romano (187-193)
secondo l'Editio Typica Tertia, promulgata il 20 aprile 2000
approvata dalla Sede Apostolica con decreto N. 288/03/L del 25 gennaio 2004

I compiti che l’accolito può svolgere sono di vario genere; molti di essi si possono presentare contemporaneamente. Conviene quindi distribuire i vari compiti tra più accoliti; se però è presente un solo accolito, svolga lui stesso gli uffici più importanti, e gli altri vengano distribuiti tra più ministri.
Nella processione all’altare, l’accolito può portare la croce, affiancato da due ministri con i ceri accesi. Giunto all’altare, colloca la croce presso l’altare, affinché sia la croce dell’altare, altrimenti la ripone in un luogo degno. Quindi va al suo posto in presbiterio.
Durante l’intera celebrazione, è compito dell’accolito accostarsi, all’occorrenza, al sacerdote o al diacono per presentare loro il libro o per aiutarli in tutto ciò che è necessario. Conviene pertanto che, per quanto possibile, occupi un posto dal quale possa svolgere comodamente il suo compito, sia alla sede che all’altare.
In assenza del diacono, terminata la preghiera universale, mentre il sacerdote rimane alla sede, l’accolito dispone sull’altare il corporale, il purificatoio, il calice, la palla e il Messale. Quindi, se necessario, aiuta il sacerdote nel ricevere i doni del popolo e, secondo l’opportunità, porta all’altare il pane e il vino e li consegna al sacerdote. Se si usa l’incenso, presenta il turibolo al sacerdote, e lo assiste poi nell’incensazione delle offerte, della croce e dell’altare. Quindi incensa il sacerdote e il popolo.
L’accolito istituito, se necessario, può, come ministro straordinario, aiutare il sacerdote nella distribuzione della Comunione al popolo. Se si fa la Comunione sotto le due specie, in assenza del diacono, l’accolito presenta il calice ai comunicandi, o tiene lui stesso il calice, se la Comunione si dà per intinzione.
L’accolito istituito, terminata la distribuzione della Comunione, aiuta il sacerdote o il diacono a purificare e riordinare i vasi sacri. In assenza del diacono, l’accolito istituito porta i vasi sacri alla credenza e lì, come si usa abitualmente, li purifica, li asterge e li riordina.
Terminata la celebrazione della Messa, l’accolito e gli altri ministri, insieme al sacerdote e al diacono, ritornano in sagrestia processionalmente nello stesso modo e ordine con il quale erano arrivati.