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L'ARCHITETTURA

Alta, armoniosa e bea come na stea
ideada da Saccardo architetto dal gusto fin
fabricada dal salsanese Scattolin.

La chiesa arcipretale di Chirignago, dedicata al Sacratissimo Cuore di Gesù e a San Giorgio Martire(contitolari), fu edificata su progetto dell’insigne architetto e ingegnere Pietro Saccardo (1830-1903).
La prima pietra fu posta martedì 5 Aprile 1870, memoria di San Vincenzo Ferrer, patrono dei costruttori edili. La prima Santa Messa fu celebrata sei giorni prima delle Calende di marzo del 1878 (24 febbraio 1878). Venne consacrata dal vescovo di Treviso mons. Giuseppe Callegari (dal 1882 vescovo di Padova, creato cardinale da Papa Pio X nel 1903) la quarta Domenica di ottobre dell'anno 1880 (24 ottobre 1880). La bolla di consacrazione è firmata dal cancelliere vescovile mons. Giuseppe Sarto, poi Papa Pio X (beatificato e canonizzato da Papa Pio XII).
La chiesa, a navata unica, con ampio presbiterio, di tipologia romanica, richiama lo stile rinascimentale lombardesco ed è lunga 40 metri e larga 15 (navata m. 30 x 15; presbiterio m. 10 x 8). La facciata, tripartita, in stile ibrido rinascimentale, è rivolta a sud ed è caratterizzata dalle lesene con capitelli tuscanici e dalle arcate a tutto sesto, che spiccano più scure sulle specchiature di fondo chiare. All'interno di nove nicchie poco profonde, sono dipinte altrettante figure di santi, forse dottori della Chiesa, ma sono state scialbate e ricoperte da alcuni strati di pittura, pertanto attualmente non sono visibili. Sopra il portone, al culmine di un arco, è posta una statua di Nostra Signora del Sacro Cuore, opera del 1887 dello scultore veneziano Augusto Benvenuti (1839-1899).
La chiesa è dotata di due campanili cilindrici, che si innalzano angolari dall'intersecazione tra la navata e il presbiterio, al di sopra della sacrestia e della cappella del SS.mo Crocifisso. Quando nel 2004 è stata interamente rifatta la copertura delle caratteristiche guglie, sono state inspiegabilmente rimosse le croci che le sormontavano. Purtroppo entrambi i campanili sono privi di campane.
L’interno si presenta maestoso, ricco di dipinti e sculture. Lungo le pareti della navata sono stati collocati, all'interno di cappelle poco profonde, gli altari in marmo, in stile tardo barocco, provenienti dalla vecchia chiesa, due per ogni lato; l'abside semicircolare ospita l'altare maggiore (foto1; foto2; foto3; foto4; foto5), alla romana, dedicato al Sacratissimo Cuore di Gesù e a San Giorgio Martire, per molti anni Altare Privilegiato Quotidiano.
Sulla parete sinistra in cornu Evangelii, si trova un pulpito in legno dipinto, sotto il quale vi è un piccolo ambiente di forma ellittica (battistero) che fino alla riforma liturgica ha ospitato il cinquecentesco fonte battesimale.
A destra dell'abside si trova la sagrestia, mentre sulla sinistra si apre la cappella del SS.mo Crocifisso, che in origine era la sacrestia, con altare in marmo e pietra (foto1; foto2), del XVI secolo, ricco di marmi rari, staccato dalla parete dopo la riforma liturgica per consentire la celebrazione versus populum.
Sul lato destro della chiesa troneggia l’ardita e snella torre campanaria, inaugurata nel 1885 su progetto di Pietro Saccardo, alta circa 45 metri e portante a metà dell’altezza della facciata Sud un grande orologio. Eleganti le rifiniture della cella campanaria a due piani sovrapposti. L’armonioso concerto delle quattro campane (la maggiore, del 1900, pesa 2.845 Kg.) è opera della Pontificia Fonderia Pietro Colbachini di Bassano del Grappa (Vicenza).
Dietro, il camposanto, costruito per ottemperanza alle nuove disposizioni napoleoniche decretate con il famoso editto di Saint Cloud (1806).
La chiesa accoglie numerose opere d’arte, sia antiche, dal XIV secolo in poi, sia contemporanee del XX e del XXI secolo. Alcune di esse appartenevano sicuramente alla vecchia chiesa, della fine del XIV secolo, che sorgeva in Piazza San Giorgio a fianco della vecchia casa canonica, con altare maggiore ad orientem, demolita nel 1878 per permettere l’ampliamento e la rettifica della Via Miranese.
Le pareti interne e la facciata presentano decorazioni a tempera ed affreschi realizzati tra il 1876 ed il 1878 da Luigi Da Rios (Vittorio Veneto 1844-1892), già noto in paese per aver dipinto nel 1864 i saloni della villa cinquecentesca dell'allora sindaco di Chirignago Paolo Bisacco, oggi sede del Centro "Don Orione". Luigi Da Rios studiò all’Accademia di Belle Arti di Venezia, poi a Firenze. Fece ritratti ed affreschi nella Villa Visconti di Modrone sul Lago di Como. Dipinse con grazia speciale i costumi del popolo della laguna veneta. Poi residente a Londra. Morì nel Febbraio 1892.

Due curiosità:

  • La chiesa è orientata in modo che tutti gli anni il giorno di San Giorgio (23 aprile), a partire dalle ore 10.00 (al giorno d’oggi alle 11.00, considerando l’entrata in vigore dell’ora legale) l’altare maggiore (foto1; foto2; foto3; foto4; foto5) sia illuminato direttamente dai raggi del sole. La Santa Messa solenne in onore del Santo Patrono veniva infatti celebrata proprio alle 10.00. L’effetto luminoso era di grande suggestione specialmente al momento della consacrazione del pane e del vino, quando il celebrante, vestito dei sacri paramenti e avvolto nel profumo dell’incenso, innalzava l’ostia ed il calice, illuminati dal sole.
  • Chirignago ha una chiesa “gemella”. Si tratta della chiesa di Monte di Malo (Vicenza). Dedicata inizialmente a San Fabiano e Sebastiano oggi è dedicata a San Giuseppe. Fu costruita tra il 1893 e il 1938 da Saccardo, che probabilmente riutilizzò il progetto ideato per la costruzione della chiesa di Chirignago: questo forse è il motivo per cui nell’archivio parrocchiale non sono conservati i progetti. Altre chiese costruite da Saccardo replicando "con poche varianti" quella di Chirignago si trovano a Carbonera (Treviso) e a Pontelongo (Padova).

In occasione dell'Anno Santo 1975 furono realizzati due interventi che alterarono molto pesantemente l'aspetto interno della chiesa: la ripavimentazione della navata e la ridipintura interna. Per quanto riguarda il pavimento si procedette sopra a quello esistente con l'impermeabilizzazione del fondo con asfalto e cartoni catramati, quindi la distesa di uno strato di calcestruzzo vibrato e armato, infine il posizionamento in giacenza di marmette in marmo botticino e rosso Verona. La nuova pavimentazione risultò ben più alta della precedente, e per questo motivo i gradini per accedere al presbiterio e agli altari laterali da allora non furono più tre ma divennero due. Per quanto riguarda la ridipintura si decise di scialbare completamente le decorazioni a tempera realizzate da Luigi Da Rios tra il 1876 e il 1878. Queste decorazioni abbellivano la quasi totalità della volta e delle pareti interne e sono costituite principalmente da cornici, motivi geometrici di gusto cosmatesco, raffigurazioni in stile neoclassico, trompe l'œil e cieli stellati. Sono tuttora nascoste, perché coperte da due strati di pittura (il secondo fu steso per il Grande Giubileo del 2000), in attesa di poter riemergere ed essere così riconsegnate alla vista dei fedeli, sperando che non sia troppo tardi.
In occasione del Grande Giubileo del 2000, su progetto dell'architetto Renzo Chinellato, sul lato Est della chiesa è stato edificato un chiostro di collegamento con il campanile, la Galleria "La Piccola", il Centro Parrocchiale "Papa Albino Luciani", la Sala "Mons. Riccardo Bottacin" e la canonica. La copertura del chiostro, a falde strutturate da capriate in legno, si raccorda con la chiesa, il campanile e gli altri edifici.
Sempre in occasione del Grande Giubileo del 2000 nell'area Sud-Ovest del sagrato è stata eretta una grande croce in legno, in sostituzione della precedente in pietra, eretta probabilmente in memoria dell'Anno Santo 1925.
L'altare versus populum, edificato dopo la riforma liturgica, è stato consacrato il 30 novembre 2005, festa di Sant'Andrea Apostolo, dal Patriarca emerito di Venezia card. Marco Cè, in occasione del CXXV anniversario della Dedicazione della chiesa. Di forma quadrata, poggia su una piattaforma anch'essa quadrata e si regge su dodici colonne in marmo rosso ricavate dalla demolizione della balaustrata del presbiterio. Sostituisce il precedente altare versus populum, consacrato dall'Arcivescovo mons. Loris Francesco Capovilla, Prelato di Loreto e già segretario del Beato Papa Giovanni XXIII, in occasione del primo Centenario dell'apertura al culto della chiesa, il 23 aprile 1978, festa del patrono San Giorgio.

 

L'architetto

Pietro Saccardo (Venezia, 28 settembre 1830 – Chirignago, 19 novembre 1903), laureato in Matematica e in Ingegneria presso l'Università degli Studi di Padova, si dedicò alla professione di architetto e partecipò alla discussione su come provvedere al restauro degli edifici medievali, in particolare della Basilica di San Marco e di altri edifici veneziani, con un percorso umano, professionale e scientifico analogo a molte figure di ingegneri del XIX secolo. Basti ricordare i metodi di studio scientifici adottati dell'ingegnere Rodolfo Lanciani per lo studio delle preestistenze antiche durante i lavori della Roma del boom edilizio dell'Ottocento. Brevemente, il contributo fondamentale e metodologico del Saccardo fu intervenire fattivamente nella discussione tra chi riteneva opportuno ristabilire le opere ricreando artificialmente le strutture originarie, o presunte tali, e chi riteneva più corretto preservare criticamente le opere e gli edifici, come ad esempio, il critico inglese John Ruskin, procedendo ad un'opera di restauro, conservazione e mantenimento trasparente al cammino storico-artistico del manufatto. Oltre a contributi in ordine al metodo da adottare nel restauro del monumento, è da ricordare anche l'apporto tecnologico che mise nello sviluppare le tecniche di conservazione dei materiali lapidei sottoposti a fenomeni di deterioramento in ambienti salini e all'apporto progettuale col quale ha contribuito a preservare e restaurare le opere strutturali della Basilica e di altri edifici sacri del Veneto.
Fu per lunghi anni proto della Basilica di San Marco, dal 1887 al 1902, e della Scuola Grande di San Rocco a Venezia. Fondò lo studio del Mosaico, tuttora funzionante, che ancor oggi è il vanto della Basilica di San Marco ed è alla base della conservazione del manto musivo e degli apparati d’oro.
Diresse inoltre importanti lavori di restauro a Venezia e fu prolifico progettista di numerose chiese del Veneto (Chirignago, Favaro Veneto, Monte di Malo, Carbonera, Pontelongo, ecc...), oltre a svolgere un importante ruolo nelle congregazioni cattoliche veneziane alla fine dell’Ottocento. Collaborò con esponenti della Chiesa, tra i quali San Giovanni Bosco e il Conte Giovanni Acquaderni, fondatore dell'Azione Cattolica Italiana, per realizzare strutture educative come il Collegio salesiano Astori a Mogliano Veneto, e monumenti, come la tomba di Papa Pio IX a Roma, nella cripta della Basilica di San Lorenzo fuori le mura.La tomba di Pietro Saccardo (1830-1903) e della moglie Rosanna De Angelini nel cimitero di Chirignago
La famiglia Saccardo villeggiava spesso a Chirignago nella villa cinquecentesca con barchessa, adiacenze e parco-giardino, già proprietà dei nobili Raspi (le cui preziose statue sono state trasferite alla Ca' d'Oro a Venezia), che ancor oggi dona bellezza ed ornamento a tutto il centro di Chirignago (foto1; foto2). E proprio a Chirignago Pietro Saccardo morì, il 19 Novembre 1903. Fu sepolto nel cimitero di Chirignago e i funerali furono celebrati dall’allora arciprete mons. Giovanni Battista Buso. La sua caratteristica tomba e quelle dei numerosi suoi familiari, decorate da vere e proprie opere d’arte (mosaici, sculture in legno, marmo, ecc…) sono tuttora nel cimitero del paese.
L'epitafio iscritto sulla sua tomba riporta: "Amori et dolori sacrum. All'ombra della prima fra le chiese da lui innalzata al Signore qui posa in pace Pietro Saccardo che dell'amore ardente di Dio meta della sua instancabile vita tutta irradiò l'opera indefessa di cattolico di padre d'artista. Principe fra gli architetti veneziani la Basilica di San Marco ne serba indelebile il nome di restauratore insuperabile. Sparito il fiore della sua casa presso la diletta nipotina (Carolina Saccardo, 8.12.1892 - 25.09.1903, sepolta accanto) scese a dormire il sonno dei giusti. O angelo purissimo, tu lo guidasti al trono di Dio! La moglie (Rosanna De Angelini, sepolta accanto) e i figli. N. 28 sett. 1830 - M. 19 nov 1903".
Ai Saccardo è stata intitolata una strada del centro di Chirignago.

 

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