L'ARCHITETTURA
"Nel tuo amore per l’umanità
hai voluto abitare
là dove è raccolto il tuo popolo in preghiera
per fare di noi,
con l'aiuto incessante della tua grazia,
il tempio dello Spirito Santo,
in cui risplenda la santità dei figli di Dio.
Questa Chiesa, misticamente adombrata
nel segno del tempio,
tu la santifichi sempre come sposa del Cristo,
madre lieta di una moltitudine di figli,
per collocarla accanto a te rivestita di gloria".
Dal Prefazio della Liturgia della
Dedicazione della Basilica Lateranense
La chiesa arcipretale di Chirignago, dedicata al Sacratissimo Cuore di Gesù e a San Giorgio Martire, fu edificata su progetto dell’insigne architetto e ingegnere Pietro Saccardo (1830-1903).
La prima pietra fu posta martedì 5 Aprile 1870 e la prima Messa fu celebrata sei giorni prima delle Calende di marzo del 1878 (23 febbraio 1878). Venne consacrata dal vescovo di Treviso mons. Giuseppe Callegari la quarta Domenica di ottobre dell'anno 1880 (24 ottobre 1880). La bolla di consacrazione è firmata dal cancelliere vescovile mons. Giuseppe Sarto, poi Papa Pio X (beatificato e canonizzato da Papa Pio XII).
La chiesa, a navata unica, con ampio presbiterio, di tipologia romanica, richiama lo stile rinascimentale lombardesco ed è lunga 40 metri e larga 15 (navata m. 30 x 15; presbiterio m. 10 x 8). La facciata, tripartita, in stile ibrido rinascimentale, è rivolta a sud ed è caratterizzata dalle lesene con capitelli tuscanici e dalle arcate a tutto sesto, che spiccano più scure sulle specchiature di fondo chiare. All'interno di nove nicchie poco profonde, sono dipinte altrettante figure di santi, forse dottori della Chiesa, ma sono state scialbate e ricoperte da alcuni strati di pittura, pertanto attualmente non sono visibili.
Sopra il portone, al culmine di un arco, è posta una statua di Nostra Signora del Sacro Cuore, opera del 1887 dello scultore veneziano Augusto Benvenuti (1839-1899).
L’interno si presenta maestoso, ricco di dipinti e sculture. Lungo le pareti della navata sono stati collocati, all'interno di cappelle poco profonde, gli altari in marmo, in stile tardo barocco, provenienti dalla vecchia chiesa, due per ogni lato; l'abside semicircolare ospita l'altare maggiore (foto1; foto2; foto3), alla romana, dedicato al Sacratissimo Cuore di Gesù e a San Giorgio Martire, per molti anni Altare Privilegiato Quotidiano.
A destra dell'abside si trova la sagrestia, mentre sulla sinistra si apre la cappella del SS.mo Crocifisso con altare in marmo, che in origine era la vecchia sagrestia.
Tornati in chiesa, sulla parete sinistra in cornu Evangelii, si trova un pulpito in legno dipinto, sotto il quale vi è un piccolo ambiente di forma ellittica che originariamente ospitava il battistero.
Sul lato destro della chiesa troneggia l’ardita e snella torre campanaria, inaugurata nel 1885 su progetto di Pietro Saccardo, alta 55 metri e portante a metà dell’altezza un grande orologio. Eleganti le rifiniture della cella campanaria a due piani sovrapposti. L’armonioso concerto delle quattro campane (la maggiore, del 1900, pesa 2.845 Kg.) è opera della Pontificia Fonderia Pietro Colbachini di Bassano del Grappa.
Dietro, il camposanto.
Con bolla del 26 aprile 1885, grazie all'interessamento di mons. Giovanni Battista Buso, arciprete di Chirignago dal 1861 al 1914, la chiesa fu aggregata per quindici anni alla Papale Arcibasilica Lateranense, madre di tutte le chiese del mondo. I fedeli fino al 1900 poterono quindi beneficiare delle indulgenze, dei privilegi e delle grazie spirituali che si ottenevano nella cattedrale di Roma.
La chiesa accoglie numerose opere d’arte, sia antiche, dal XIV secolo in poi, sia contemporanee del XX e del XXI secolo. Alcune di esse appartenevano sicuramente alla vecchia chiesa, della fine del XIV secolo, che sorgeva in Piazza San Giorgio a fianco della vecchia casa canonica, con presbiterio rivolto ad est, demolita nel 1878 per permettere l’ampliamento e la rettifica della Via Miranese.
Due curiosità:
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La chiesa è orientata in modo che tutti gli anni il giorno di San Giorgio (23 aprile), a partire dalle ore 10.00 (al giorno d’oggi alle 11.00, considerando l’entrata in vigore dell’ora legale) l’altare maggiore ( foto1; foto2; foto3) sia illuminato direttamente dal sole. La Santa Messa solenne in onore del Santo Patrono veniva infatti celebrata proprio alle 10.00. L’effetto luminoso era di grande suggestione specialmente al momento della consacrazione del pane e del vino, quando il celebrante, vestito dei sacri paramenti e avvolto nel profumo dell’incenso, innalzava l’ostia, illuminata dal sole.
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Chirignago ha una chiesa “gemella”. Si tratta della chiesa di Monte di Malo (Vicenza). Dedicata inizialmente a San Fabiano e Sebastiano oggi è dedicata a San Giuseppe. Fu costruita tra il 1893 e il 1938 da Saccardo, che probabilmente riutilizzò il progetto ideato per la costruzione della chiesa di Chirignago: questo forse è il motivo per cui nell’archivio parrocchiale non sono conservati i progetti.
Pietro Saccardo fu per lunghi anni proto della basilica di San Marco (dal 1887 al 1902) e della Scuola Grande di San Rocco a Venezia. Fondò lo studio del Mosaico, tuttora funzionante, che ancor oggi è il vanto della basilica di San Marco ed è alla base della conservazione del manto musivo e degli apparati d’oro.
Pietro Saccardo diresse, inoltre, importanti lavori di restauro a Venezia e fu prolifico progettista di numerose chiese del Veneto, oltre a svolgere un importante ruolo nelle congregazioni cattoliche veneziane alla fine dell’Ottocento.
La famiglia Saccardo villeggiava spesso a Chirignago nella villa cinquecentesca con parco, adiacenze e barchessa, già proprietà dei nobili Raspi (le cui preziose statue sono state trasferite alla Ca' d'Oro a Venezia), che ancor oggi dona bellezza ed ornamento a tutto il centro di Chirignago (foto1; foto2). E proprio mentre si trovava in villeggiatura, Pietro Saccardo morì, il 19 Novembre 1903. Fu sepolto nel cimitero di Chirignago e i funerali furono celebrati dall’allora arciprete mons. Giovanni Battista Buso. La sua caratteristica tomba e quelle dei numerosi suoi familiari, decorate da vere e proprie opere d’arte (mosaici, sculture in legno, marmo, ecc…) sono tuttora nel cimitero del paese.
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