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CARITAS
Gruppo Caritativo

“Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi... In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me”
Matteo 25, 35-36.40

Siamo consapevoli che la nostra realtà è o può essere diversa da quella di altre parrocchie perché la Caritas di Chirignago non è costruita da un gruppo di persone che si incontrano regolarmente per discutere o per momenti formativi e poi per servizi caritativi.
Perseguiamo la nostra formazione con fedeltà, ciascuno però nel suo ambito o di catechista, o di aderente all'Azione Cattolica, o di un gruppo di ascolto e così via.
Noi abbiamo avuto la fortuna ed il dono di una persona che ha il Carisma della carità e della misericordia, nel senso pieno del termine: il cuore aperto ai miseri. Un dono di Dio che è confermato dal fatto che da più di trent'anni viene esercitato con fedeltà quotidiana: Luana Fattoretto fa da cardine a tutte le attività in favore dei poveri della parrocchia e coinvolge pochi o tanti a seconda di ciò che c'è da fare.
Per cui possiamo dire senza esagerare che tutta la comunità partecipa delle attività della Caritas a seconda di quello che serve, mentre in altre occasioni coloro che operano sono poche persone.
Descriviamo ora il nostro modo di agire.
Innanzi tutto la Caritas distribuisce in un anno in media fondi per 12 mila euro. E sono ciò che raccogliamo in circostanze ben definite:

  • la vendita dei ciclamini in ottobre
  • la raccolta per i poveri alla porta del cimitero per la solennità di Ognissanti (novembre)
  • la colletta della Santa Messa di mezzanotte a Natale
  • ciò che viene dalla distribuzione capillare degli ulivi la Domenica delle Palme
  • la vendita dei gusci d'uova dipinti il giorno di Pasqua
  • la vendita del bocolo il giorno di San Marco (25 aprile)
  • la vendita di fiori per la festa della mamma (seconda domenica di maggio)
  • altre iniziative

Il parroco consegna tutto ciò alla responsabile che lo usa, rendendone conto, per gli interventi più diversi:

  • bollette
  • tickets per i medicinali
  • qualche affitto
  • spese per famiglie con bambini
  • ecc...

Da qualche tempo abbiamo un supermercato che oltre a raccogliere in un cassettone fatto da noi viveri che la gente mette liberamente, ogni sera ci da il pane avanzato. E noi, ogni sera, alla chiusura del negozio, andiamo a ritirarlo e subito, prima di notte, lo portiamo alle famiglie che ci aspettano sulla porta di casa. Questo tutte le sere dal lunedì al sabato e nei tempi in cui i negozi sono aperti di domenica anche la domenica.
Abbiamo qualche aggancio qua e là e ne approfittiamo per raccogliere viveri: tortellini, patate, pasta, riso, ma anche frutta e verdura.
In parrocchia si raccoglie e poi noi andiamo a distribuire conoscendo capillarmente il territorio. Se poi ci sfugge qualche situazione difficile, quando il parroco passa per la benedizione delle case ci fa sapere delle difficoltà che ci sono in questa o in quella famiglia.
Assistiamo chi è in necessità anche dal punto di vista burocratico nel rapporto con la municipalità o i servizi sociali, o per fare certi documenti complicati, o per ottenere prenotazioni di visite mediche e di ricoveri.
Spesso portiamo noi stessi alle visite chi non ha parenti che li possano accompagnare, e non di rado accompagniamo a scuola o da scuola a casa i bambini i cui genitori sono impegnati per il lavoro o ammalati. Secondo le necessità.
Il gruppo Caritas, poi, per ringraziare la Comunità della generosità che sempre dimostra, si prende a carico di organizzare alcuni momenti di festa:

  • il rinfresco per la festa dei lustri di matrimonio
  • la cena per ringraziare tutti coloro che lavorano in parrocchia alle fine dell'Anno Pastorale
  • altre particolari ricorrenze (se ci sono)

Il fatto che tutti in paese sappiano che per le opere di carità c'è Luana sgravia il parroco da tante preoccupazioni perché molti si rivolgono direttamente a lei se c'è qualche mobile da regalare o vestiti da distribuire, ecc...
Da tanti anni questa "macchina" funziona e la comunità è contenta.
E su questa strada intendiamo continuare.
Speriamo solo che il Signore ci accompagni ancora a lungo con la sua benedizione e con la sua Provvidenza.

Cosa dire della Caritas parrocchiale?
È un continuo lavoro che pochi vedono o conoscono, ma di cui è giusto parlare perché siamo tutti responsabili di quella parte della Comunità che vive nelle difficoltà e nel bisogno. E non si tratta solo di difficoltà economiche, anche se l’aiuto in denaro è indispensabile in tante situazioni.
Si tratta molto spesso di necessità diverse perché c’è un numero sempre più alto di persone che hanno bisogno di una parola, di ascolto, di consiglio, di assistenza di tanti tipi, soprattutto di quella necessaria di fronte alla burocrazia. Sono persone che da sole per i motivi più diversi, come una malattia o la vecchiaia o il disagio, non ce la fanno ad affrontare i problemi di ogni giorno. Sono come quelli che corrono per salire sul bus e lo perdono sempre: hanno perso il ritmo della vita di oggi che è sempre più veloce e complicato.
Cosa fa allora la Caritas in concreto? Aiuta persone colpite da malattie gravi e lunghe che hanno esaurito finanze e coraggio. Aiuta tanti e tanti anziani che dovrebbero vivere con la pensione minima (o anche meno). Aiuta bambini e ragazzi che alle spalle non hanno genitori sempre presenti, sempre responsabili, sempre capaci. Li segue perché abbiano almeno il sufficiente sopra il tavolo ogni giorno, perché vadano regolarmente a scuola, perché parlino con qualcuno dei loro problemi e non si sentano mai degli abbandonati. Visita tanti anziani che non hanno parenti vicini e soffrono di solitudine come di un vero male. E ancora e ancora… Questo va detto perché, quando la Comunità chiede di donare del proprio denaro o energia o tempo o capacità, sappiamo regolarci di conseguenza, conoscendo cosa dice il Vangelo a proposito di chi ci vive vicino e passa i suoi giorni nel dolore. Su questa risposta credo che siamo e saremo misurati come uomini e come cristiani.

Luana Fattoretto
Tel. 041 911314

“Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.
[…] Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte la più grande è la carità!”. (1 Corinzi 13, 1-13)
Questa, di San Paolo, è, giustamente, una delle pagine più belle e più conosciute. È l’inno alla carità. Eppure le sue sono anche parole estremamente radicali ed inquietanti.
È radicale Paolo perché ci costringe a scendere, letteralmente, alla radice del nostro essere cristiani.
Essere cristiani, essere discepoli di Gesù Cristo significa essenzialmente questo: seguirlo nella via dell’amore. “Vi do un comandamento nuovo”, dice Gesù nel Vangelo, “che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri”. (Gv 13, 34-35)
Saremo riconosciuti suoi discepoli non per le nostre parole, forse neppure per gli atti di culto, ma per l’amore che riusciremo a portare nel mondo, saremo suoi testimoni se riusciremo a continuare ad amare gli uomini e il mondo, questi uomini e questo mondo, così come Gesù ha fatto.
Ma è anche una parola inquietante perché la carità di cui parla Paolo va molto al di là di quello che noi normalmente intendiamo con questo termine. Paolo ci invita non tanto a fare la carità ma a vivere nella carità, ci invita alla gratuità, alla solidarietà, all’attenzione verso gli altri, gli ultimi, quelli che forse ci sono nemici… “Se non avessi la carità”, dice Paolo, “Sarei un bronzo che risuona, un cembalo che tintinna, anche se avessi il dono della profezia, anche se dessi tutte le mie sostanze”.
Ecco, è questo l’invito che oggi vogliamo farci: cominciare a pensare alla carità come una dimensione che si ha dentro, che si è e che certamente poi si concretizza nei gesti concreti di tutti i giorni con cui incontriamo gli altri.
Sul piano pratico, poi, noi siamo una realtà un po’ strana: quando serve, siamo in tanti, e quando non serve scompariamo.
Per esempio: per raccogliere fondi abbiamo alcuni appuntamenti già fissati. I primi giorni di novembre presso il cimitero; la distribuzione dell’ulivo; le uova di Pasqua; i boccoli.
In queste occasioni il nostro gruppo si allarga come una fisarmonica e ne fanno parte tante persone.
E non è detto che tutte siano praticanti, anche se la maggioranza lo è.
Nel distribuire il ricavato sia in spese di viveri che in contributi in denaro ci muoviamo, come ha insegnato Gesù, a due a due.
Quasi mai una sola persona si presenta alla porta di una casa da sola.
Aiutiamo sia economicamente che assistendo dal punto di vista burocratico chi ha bisogno di far carte; accompagniamo a visitare in ospedale, cerchiamo mobili e li distribuiamo.
Abbiamo anche un ottimo rapporto con gli assistenti sociali che, quando non hanno denaro, chiedono alla Caritas di anticiparlo.
Il nostro gruppo, poi, in più si fa carico di alcune feste della parrocchia: quelle dei lustri e quella del Grazie, per esempio, ma anche quella delle famiglie e, all’occorrenza, in altre circostanze.
Un’ultima cosa: la parrocchia si fida di noi e ci affida tutto il denaro destinato ai poveri che noi gestiamo dandone conto al parroco ma potendo anche prendere l’iniziativa quando serve.
Questo fa sì che la nostra azione sia più pronta ed incisiva.
Non abbiamo porte chiuse: chiunque vuole collaborare, basta che lo dica e poi lo faccia.

Si concede l’indulgenza parziale al fedele che, con spirito di fede e con animo misericordioso, pone se stesso o i suoi beni a servizio dei fratelli che si trovino in necessità.
Con questa concessione il fedele è indotto, sull’esempio e per comando di Cristo, a compiere il più frequentemente possibile opere di carità e di misericordia. Però non tutte le opere di carità sono indulgenziate, ma soltanto quelle che sono fatte “a servizio dei fratelli che si trovino in necessità”, ad esempio di cibo e di vesti per il corpo o di istruzione e di conforto per l’anima.
(Penitenzieria Apostolica, Enchiridion indulgentiarum, II concessione di carattere generale)