Sono uno che frequenta il Catechismo degli adulti. Siamo uomini e donne (...), cristiani in cammino che sentono il bisogno di conoscere di più Cristo Gesù.
Ho cominciato a partecipare, a questi appuntamenti settimanali, da quando don Roberto li ha proposti. Prima esistevano alcuni gruppi familiari in cui si iniziava la conoscenza della Parola di Dio. Erano guidati dai cappellani e tra questi c’era anche mio fratello sacerdote. Alle riunioni del gruppo familiare di via Saturnia, guidato da mio fratello, ho partecipato sì e no un paio di volte: ero ancora in attività lavorativa e la scusa del lavoro giustificava la mia non partecipazione.
Ho vissuto fino al matrimonio e anche per alcuni anni dopo sotto la guida di un santo sacerdote, che oserei chiamare padre, mons. Riccardo Bottacin. Un prete, un uomo, che predicava con l’esempio.
Gli è succeduto mons. Albino Tenderini (...), che a me andava bene per starmene tranquillo in fondo alla chiesa, durante la messa che, guarda caso, cominciava, almeno per me, dopo la predica.
Erano tempi in cui la Chiesa non offriva tante alternative e leggere la Bibbia era considerata cosa non buona, e non conoscendo il latino non si sapeva neanche cosa si chiedeva al Signore nelle preghiere: erano i tempi della santa ignoranza e delle massime eterne.
Alcuni anni prima di andare in pensione, Dio è venuto a trovarmi con una malattia e ha messo in discussione tutte le mie certezze, che non erano certamente le sue, con la pretesa di cambiarmi la vita. E vi è riuscito.
Il Movimento dei Focolari, conosciuto tramite due miei nipoti, e il Catechismo degli adulti, tenuto da un prete per niente clericale, don Roberto Trevisiol, hanno rappresentato l’occasione per conoscere Gesù. Premetto che non avevo mai letto interamente il Vangelo, in vita mia.
Quando ho cominciato questa risalita, o semiconversione, non comprendevo, anzi mi ribellavo alla volontà di Dio al punto che, in certe occasioni, chiamarlo Padre ritenevo fosse cosa stonata.
Ero un cavallo bizzoso e ribelle, preso al laccio e legato, pur con lunga corda, ad un palo. I tentativi per liberarmene erano vani: mi avvicinavo sempre più al palo: mi avvicinavo a Dio.
Infatti, con il tempo mi sono accorto che cambiava il mio modo di pensare, soprattutto il modo di vedere le cose, di interpretare gli avvenimenti scorgendovi la volontà di Dio: sentivo che Lui era più vicino.
Ho sperimentato che la Sua parola è forte, insistente e non ti molla più. Tante parole dei Vangeli, sentite distrattamente tante volte, sembravano e sembrano ora rivolte a me, quasi scritte per me.
Non che ora sia un santo, ma un cavallo meno ribelle sì. Se talvolta scalpito e tento di allontanarmi, per fare di testa mia, perché cavallo sono, sento il bisogno di tornare a chiedere scusa a questo mio Dio. E lo trovo, non seduto sul trono di giudice, ma che viene incontro con la sua misericordia, perché, nonostante le mie infedeltà, mi vuole ancora bene.
Veramente l’uomo non vive di solo pane…
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