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Comunità Giovanile

“Allora Gesù, fissatolo, lo amò” (Mc 10, 21)

Crediamo che la premessa più importante per dire qualcosa circa la pastorale dei giovani sia proprio questa: lo sguardo di Gesù è fisso su di noi e il suo amore gratuito ci accompagna. E allo stesso modo ci sentiamo amati dai suoi Ministri, che da molti anni hanno investito le proprie energie in questa direzione.
La pastorale giovanile della parrocchia di Chirignago ha come obiettivo quello di accompagnare i giovani dai 14 ai 25 anni (non compiuti) nella maturazione umana e di fede alla luce del Vangelo. Si pone in consonanza con quella diocesana, con la quale vive in un continuo scambio, e al contempo rielabora alcune indicazioni per incarnarle nella realtà locale. E i problemi che incontra nella formazione dei giovani (come avvicinali, come tenerli legati al Signore, come rapportarsi con le famiglie…) sono gli stessi.
L’ingresso nella Comunità Giovanile avviene in prima superiore, perciò dopo aver compiuto il cammino che con il catechismo delle medie ha portato fino alla Cresima.
I giovani nella nostra parrocchia hanno un’identità forte, non come gruppo indipendente e isolato, ma piuttosto come luogo di maturazione cristiana tra l’infanzia e la vita adulta.
Il cammino di formazione nel corso dell’anno pastorale procede attraverso la partecipazione alla catechesi di gruppo da una parte e ai momenti comunitari dall’altra.

Catechesi

Esistono cinque gruppi di catechesi per le scuole superiori (uno per ogni classe) e uno per gli studenti universitari (e lavoratori). In questi anni è stato elaborato un percorso di formazione che accompagna ogni gruppo dalla prima alla quinta superiore, affrontando anno per anno alcuni dei temi chiave per la vita cristiana di un giovane, fortemente intrecciati anche con i problemi e gli interessi tipici di questa età. Si conclude, poi, con il periodo universitario, ponte con la vita adulta. In consonanza con la proposta della nostra Diocesi, ciascun giovane è invitato a vivere tre “momenti forti” durante il proprio percorso:
  • la consegna della regola spirituale (Traditio Symboli);
  • l’accoglienza della regola spirituale;
  • la professione pubblica della fede (Redditio Symboli).
Quest’ultima in particolare è un momento nel quale ciascuno si espone davanti alla Comunità tutta nell’esprimere il proprio desiderio di fedeltà al Signore e assumendosi la responsabilità di una testimonianza forte nel mondo (veglia di Pasqua).

Momenti comunitari

Ci sono alcune occasioni nel corso dell’anno in cui la comunità giovanile è invitata a partecipare nel suo complesso, indipendentemente dal gruppo di appartenenza.
  • Il primo e il più importante è quasi banale: la Santa Messa domenicale, cuore pulsante di tutte le attività e senza della quale nulla ha senso (tutte le Domeniche ore 11.00).
  • La partecipazione al Coro "Giovani Cantori" e al notiziario CO/GI proposta.
  • L’uscita di comunità giovanile: è un’uscita di due giorni in montagna (Sabato e Domenica), che dà inizio ufficialmente all’anno pastorale e si compone di un momento di discussione e confronto e di una passeggiata verso un rifugio o una vetta (terza Domenica di Settembre).
  • La “Tre sere” di Avvento e di Quaresima: si tratta di tre serate belle e impegnative incentrate su un argomento specifico riguardante la fede, secondo un programma che si ripete ciclicamente ogni 5 anni circa. (Lunedì, Martedì e Mercoledì della prima settimana di Avvento e Quaresima ore 18.00 – 21.15)
    Le prime due sere si svolgono così:
    1. Presentazione dell’argomento da parte del sacerdote (I sera il parroco, II il cappellano)
    2. Discussione in gruppi di lavoro
    3. Risposte del sacerdote alle domande emerse
    4. Cena offerta dalla parrocchia
    5. Preghiera conclusiva
  • La terza sera si svolge così:
    1. Testimonianza da parte di una persona appositamente invitata e domande relative
    2. Cena con agape
    3. Serata di canti e giochi
  • L’Annuncio Pasquale con modalità simili alla “Tre Sere” (il Venerdì precedente alla Domenica delle Palme ore 18.00 – 21.15)
  • La Santa Messa del Mercoledì mattina: due volte al mese al Mercoledì mattina alle 6.30, i giovani che lo desiderano partecipano ad una Messa feriale nella quale al posto dell’omelia si apre un quotidiano e si prega per il mondo e per le necessità di ciascuno (II e IV settimana di ogni mese).
  • Il fioretto del mese di Maggio: nel corso del mese mariano due sere alla settimana (Martedì e Giovedì ore 20.45) i giovani si riuniscono per un momento di riflessione e di preghiera della durata di mezz’ora.
  • Il campo-scuola delle classi superiori: una settimana trascorsa nella casa della nostra parrocchia in montagna e organizzato con un percorso di formazione spirituale e varie attività e giochi all’aperto.
  • I tornei di calcetto e pallavolo organizzati in occasione della festa del patrono San Giorgio (23/04) e della sagra paesana “Fiera Franca” (seconda domenica di Settembre).
  • Il pranzo di accoglienza dei ragazzi di prima superiore in Comunità Giovanile (inizio Ottobre).
  • Gli esercizi spirituali diocesani, con S.E. Marco card. Cè, Patriarca emerito di Venezia
  • Il pellegrinaggio diocesano con il Patriarca alla Basilica Santuario di S. Maria della Salute a Venezia (20 Novembre).
  • La marcia della Pace con il Patriarca (ultimo Sabato di Gennaio)
  • La Via Crucis diocesana con il Patriarca (il Sabato precedente alla Domenica delle Palme).
  • L’incontro di primavera con il Patriarca
  • Le Giornate Mondiali della Gioventù (GMG)

Alcune considerazioni di carattere generale

Qual è lo scopo della Comunità Giovanile?
Una delle critiche che vengono fatte più spesso a noi giovani è quella di non essere appassionati. In realtà ciò che distingue un giovane della Comunità Giovanile è l’essere appassionato per Chi ha dato la sua vita per noi morendo sulla croce. Ma l’essere appassionati bisogna dimostrarlo nella vita di tutti i giorni mettendosi in gioco con gli altri. Grandi dimostrazioni lo sono le GMG, gli incontri e le feste diocesane. Ma questi sono solo appuntamenti straordinari, bisogna dimostrarsi cristiani appassionati anche nella quotidianità.
È importante avere alle spalle una comunità alla quale si può fare riferimento e con la quale compiere un cammino, ponendosi dubbi e problemi; questo è importante per affrontare la vita di tutti i giorni perché spesso sui banchi di scuola, all’università, ecc... ci si scontra con chi non ha le stesse idee nostre e magari ci critica... allora noi dobbiamo essere capaci di dimostrare la nostra fede sapendo rispondere ai quesiti che ci vengono posti.
Ecco allora l’utilità del catechismo delle superiori e degli universitari, con il quale si riesce a trovare risposta alle domande e dubbi. Quante volte personalmente ci siamo sentiti dire da amici che si reputano credenti domande tipo: “ma vai ancora a catechismo? Non sei grande per andare a catechismo?”. Certamente il cuore del cammino è l’Eucaristia, l’incontro personale con il Signore e l’ascolto della Parola; in secondo luogo ci sono le Tre Sere di Avvento e Quaresima e l’annuncio pasquale che sono anch’essi un momento di formazione per un giovane. Potremmo citare anche la Confessione, gli Esercizi Spirituali diocesani...
La comunità nel particolare comprende chi fa parte degli Scout, dell’Azione Cattolica ma anche quelle persone che non s’identificano in un’associazione in particolare.
Il punto d’arrivo più importante del cammino fatto in Comunità Giovanile è la professione di fede (Redditio Symboli) e, prima, la regola spirituale e la sua accoglienza (Traditio Symboli). In quarta superiore si accoglie la regola spirituale con la quale ognuno assume un’identità di cristiano praticante. Il punto culminante nel cammino all’interno di questa comunità è infine la Redditio Symboli, ovvero la professione di fede che avviene nella notte di Pasqua. Durante la veglia alcuni giovani testimoniano la loro fede davanti alla comunità intera: è il riconsegnare ciò che in un lungo cammino di catechesi è stato insegnato; ciò va oltre all’imparare, è il testimoniare che si crede liberamente in quello che è stato insegnato.
È con questo carattere ed animo che un giovane della Comunità Giovanile deve affrontare la vita cristiana, certo le difficoltà non mancano ma, affrontate assieme alla comunità, è più facile superarle.

Punti di forza della nostra Pastorale Giovanile

  1. Il tentativo di dare alla pastorale giovanile parrocchiale un assetto organico e stabile che possa garantire, almeno parzialmente, continuità di lavoro e di programmi nel tempo.
  2. Collaborazione di un gruppo abbastanza stabile di educatori laici che assumono la responsabilità dei diversi gruppi.
  3. Forte senso di appartenenza, a prescindere dalle Associazioni e dai gruppi di provenienza: essi hanno senso solo all’interno della più ampia comunità che ne è madre.
  4. Il numero buono dei giovani che partecipano alla catechesi e alle attività comunitarie: non sono i numeri a fare la qualità del lavoro, ma è pur vero che essere insieme ad altri nel cammino dà coraggio e stimola il confronto.
  5. La grande varietà di proposte offerte, non solo in ambito parrocchiale, ma anche vicariale e diocesano. Tuttavia questo aspetto nasconde un rischio: privilegiare la pastorale "degli incontri" tra amici a quella "dell'incontro" con la persona e con Dio. Ciò è evidente soprattutto quando gli appuntamenti si sovrappongono, sembrando in competizione tra loro, sia nello stesso ambito parrocchiale, sia a più livelli. Non sempre un giovane è in grado di scegliere il più importante; quasi sempre preferisce gli appuntamenti parrocchiali a quelli vicariali o diocesani.
  6. I giovani di Chirignago che dal 1988 al 2012 hanno fatto la Redditio Symboli sono 149. Molti sono stati chiamati al matrimonio e hanno dato vita, o lo stanno per fare, a famiglie belle e aperte alla vita. Dal 1986 però non c'è stata più nessuna consacrazione sacerdotale, ma speriamo che Dio, anche in questo, non sia meno generoso.

Punti di debolezza

  1. Il rischio dell’autoreferenzialità: la partecipazione ai molteplici impegni e alle diverse proposte concentra l’attenzione sulla vita della Comunità Giovanile stessa e poco invece sulle realtà più bisognose e sul servizio ai poveri. Come ci ha ricordato il Patriarca Angelo card. Scola nel corso della sua Visita Pastorale: «Chirignago non può essere l’autogenesi della Chiesa, e non lo è».
  2. La difficoltà, allargata a tutto il mondo giovanile, anche extraparrocchiale, a diventare grandi: un forte investimento emotivo nella comunità giovanile provoca il rischio di scollamento dagli adulti, visti sempre come altri, e una difficoltà da parte dei più grandi a fare il passo decisivo verso le attività degli adulti.
  3. La preoccupazione che si viva nella comunità solo o prevalentemente per legami di amicizia e per “fare delle belle cose” insieme, piuttosto che per conoscere veramente Dio e fare la sua volontà. Come ci ha ricordato il Patriarca Angelo card. Scola nel corso della sua Visita Pastorale: «il Cristianesimo si è indebolito quando si è chiuso in conventicole di persone che stavano bene tra loro e usavano Gesù come pretesto».
  4. La difficoltà di recarsi al sacramento della Confessione con regolarità, ma soprattutto il fatto che molti giovani si accostino comunque a ricevere la Santa Comunione, con apparente superficialità, forse senza nemmeno chiedersi se sono in istato di grazia. San Paolo dice chiaramente: «Chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti» (1 Cor 11, 27-30).
  5. La stragrande maggioranza dei giovani non ha un padre o una madre spirituale che li guidi e li accompagni nella vita, aiutandoli nel discernimento. Questo grave problema è sicuramente collegato alla difficoltà di recarsi al sacramento della Confessione. Ciò che fa più pensare è che a Chirignago vi sono ben cinque presbiteri (parroco e cappellano diocesani, più tre Figli della Divina Provvidenza del Centro "Don Orione") e ben sei suore Figlie di San Giuseppe del Venerabile mons. Luigi Caburlotto.
  6. L'insufficiente apertura e senso di appartenenza alla Chiesa Diocesana, la scarsa coscienza che si è parte di tutto il Patriarcato di Venezia. Secondo il Patriarca Angelo card. Scola è questo il motivo per cui nella nostra parrocchia non fiorisce da tanto tempo alcuna consacrazione sacerdotale (l'ultima nel 1986). Senza la testimonianza diretta un ragazzo non si gioca, ma al giorno d’oggi non basta. Un ragazzo non si dà alla parrocchia, ma alla Chiesa universale, e solo facendogli respirare questa dimensione potrà uscire dal suo guscio.

Infine ci poniamo due domande alle quali non è facile rispondere:

  • quanto la pastorale giovanile della nostra parrocchia è legata alla figura dei nostri sacerdoti?
  • quanto noi laici siamo in grado di essere incisivi, collaboratori e soprattutto co-responsabili?

E sulle luci e ombre della nostra realtà parrocchiale invochiamo la benedizione di Dio.

I giovani di Chirignago


Alcuni dei 75 giovani di Chirignago che hanno partecipato alla
XX Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia (Germania) 2005
con il Patriarca di Venezia Angelo card. Scola

 

PASTORALE GIOVANILE – Oltre 800 giovani e fedeli di tutte le età hanno partecipato alla Via Crucis con il Patriarca

«Niente sta fuori da quella Croce»

«L’amore di Dio ci precede: Lui ci ha amati per primo, ci ha radicati in Cristo e ci assicura», ha detto il card. Scola ai giovani della diocesi: così affrontare il futuro diventa un’impresa impossibile.

«Niente sta fuori da quella Croce». Nella serata di sabato 19 aprile 2011 una folla di giovani e adulti, insieme al Patriarca, ha camminato, pregato e riflettuto – accompagnati dal motto “Passaggio assicurato. «Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede» (Col 2,7)” – sul messaggio affidato dal Papa ai giovani in vista della prossima Giornata mondiale della Gioventù.
«Deve essere un gesto tuo». Un appuntamento, quello della Via Crucis dei Giovani, che ogni anno coinvolge ragazzi provenienti da tutta la diocesi e che vede la presenza, sempre più numerosa, anche di adulti e di fedeli di tutte le età: oltre 800 i partecipanti di quest’anno. «Camminiamo dietro alla Croce non da estranei». Le parole pronunciate dal Patriarca, nell’introdurre il gesto comunitario partito dal Centro "Don Orione" di Chirignago, risuonano come un invito a non lasciarsi andare ad un rischio, ormai sempre più incombente, di vivere la fede da pigri spettatori. «Caro amico», ha continuato il card. Scola, «questo deve essere un gesto tuo. Se questa Via Crucis non è un gesto tuo non serve a niente. Non serve neanche ai tuoi amici». Una sfida lanciata in modo diretto, come piace ai giovani. Una sfida tra le tante che, questa “generazione messa duramente alla prova”, si trova ad affrontare.
L’amore di Dio ci assicura. «Sembrava che il progresso fosse una linea diretta verso l’alto invece per voi il futuro non è chiaro», ha proseguito il Patriarca. Ma ecco la proposta: “Una scalata che trapassi nell’idea di essere radicati e fondati”.
«“Chi alla fine mi assicura?”: non c’è domanda più potente che sgorghi dal cuore di ogni uomo». Il card. Scola, nella quarta ed ultima tappa dell’appuntamento promosso dalla Pastorale giovanile, si è nuovamente rivolto ai presenti, giunti ormai a conclusione del percorso condiviso, nella chiesa di San Giorgio di Chirignago. «L’amore di Dio ci precede: Lui ci ha amati per primo, ci ha radicati in Cristo e ci assicura». Affrontare il futuro diventa così un’impresa possibile, «perché io, alla fine, ho bisogno di essere definitivamente amato per potermi lanciare nella vita e per poter a mia volta amare». Ogni esperienza di libertà si fonda, perciò, su un’iniziativa che arriva dall’alto, su un Amore che ci consente di aderire: «Non c’è uomo che possa pretendere di saper amare se non quello che si radica in Dio».
Niente sta fuori da quella Croce. «Quella morte del Figlio di Dio, fatto uomo per tutti gli uomini, ha vinto il nostro comune modo di morire. Più niente, più nessuna circostanza, per quanto terribile – il dolore di tanta umanità ferita, le guerre, l’ingiustizia, la fame, il mio ed il tuo peccato – più niente sta fuori da quella Croce». Una Croce che, come ha detto il Santo Padre Benedetto XVI, «è il “Sì” di Dio alla Vita»; una Croce che si fa riferimento e roccia nello spingersi oltre a quella “paura di pagare di persona”. «Il nostro destino è il gaudio, la gioia perfetta», ha continuato ancora il card. Scola. «Il piacere che dura sempre è l’Amore, l’esperienza del dono di sé fino alla fine».
La testimonianza di Bhatti. Ricordando i numerosi martiri del nostro tempo il Patriarca si è soffermato, poi, sulle parole che Shahbaz Bhatti – ministro per le minoranze religiose recentemente ucciso in Pakistan – ha lasciato come testimonianza qualche mese prima di morire: “Le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo”. Un ulteriore invito a prendere sul serio il cammino cristiano, «se la vita mi è data è perché io la doni fino alla fine». Vivere da protagonisti il proprio presente diventa così il passo necessario per guardare ad un futuro “affidabile”: una proposta pienamente umana nella quale il presente diventa il “luogo dell’espandersi della propria libertà”.

Giorgia Dalle Ore, tratto da Gente Veneta n. 17 del 23 aprile 2011, pag. 14


Clicca play per ascoltare alcuni passaggi dell'intervento conclusivo che S.E.R. il Patriarca di Venezia Angelo card. Scola ha rivolto ai giovani riuniti nella chiesa arcipretale di Chirignago in occasione della XXVI Giornata Mondiale della Gioventù
(Via Crucis del 16 aprile 2011) sul tema:
Passaggio assicurato. «Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede» (Col 2,7)

 

 
Clicca play per ascoltare le parole che il Patriarca di Venezia Angelo card. Scola
ha rivolto ai giovani riuniti nella chiesa arcipretale di Chirignago in occasione della
XXV Giornata Mondiale della Gioventù (Via Crucis del 27 marzo 2010) sul tema:
Mi gioco tutto.
«Va', vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo, e vieni! Seguimi!»
(Mc 10,21)

 

«Parrocchia e sport sono in concorrenza»

Don Roberto Trevisiol: «E non c'è solidarietà»

Inflessibile: «Noi da decenni abbiamo sempre gli stessi orari del catechismo. E celebriamo comunioni e cresime sempre nello stesso periodo, non ci si può sbagliare». Una premessa, quella di don Roberto Trevisiol, arciprete di Chirignago, per dire che la sua parrocchia mette le cose in chiaro fin dall'inizio: «Se un ragazzo vuole fare sport, sa che il catechismo è in quel giorno e non si può spostare. Decida lui, o la sua famiglia, cosa fare se l'orario coincide con l'allenamento».
Non che l'attività sportiva sia considerata un male in sé ma, è il pensiero del sacerdote, «è inevitabile che si trovi in concorrenza con l'impegno in parrocchia. Noi non possiamo certo correre dietro a tutti coloro che hanno impegni sportivi al pomeriggio». Questo non impedisce alla parrocchia di cercare delle soluzioni valide per tutti. «Nel nostro territorio opera una società sportiva di pallavolo e con questa ci accordiamo: loro sanno che i nostri orari del catechismo sono questi e si organizzano di conseguenza con i loro allenamenti. Secondo me riuscendo ad essere chiari si evitano tanti problemi».
Sport e parrocchia inconciliabili? Pare di sì: «Mi è stato suggerito di creare una polisportiva in parrocchia, ma mi sono sempre rifiutato perché sarebbe come avere una "serpe in seno". Perché - spiega don Trevisiol - le partite o le gare si fanno sempre la domenica e io finirei con avere una realtà parrocchiale che mi porta via i ragazzi. Preferisco proporre io delle attività alternative, con gli scout o l'Azione Cattolica. Non voglio dire che non ci sia qualcosa di cristiano nel fare sport. Ma dipende da come lo si fa. Perché alla fine conta vincere, non vale il criterio della solidarietà. Se un ragazzo ha dato tanto alla squadra, ma ora non rende, magari perché ha dei problemi, viene lasciato fuori. Non c'è riconoscenza, non c'è solidarietà».

Serena Spinazzi Lucchesi, tratto da Gente Veneta n. 3 del 21 gennaio 2012, pag. 16

 

A Chirignago niente Grest:
«Meglio investire sui campi scuola»

Don Andrea Longhini: «Producono più frutti di vita comunitaria»

C'è anche chi va controcorrente. Non perché non abbia richieste o non abbia di che investire in questo settore, ma perché preferisce, con le risorse umane a disposizione, investire in attività che hanno un maggior ritorno. È per questo che a San Giorgio di Chirignago la parola Grest non è conosciuta. «Piuttosto che mettere in campo uno sforzo organizzativo enorme, con frutti uguali a zero, preferiamo concentrarci sui campi scuola», spiega il vicario parrocchiale don Andrea Longhini. Quali frutti? Quelli di vita comunitaria: non è concepibile, per i sacerdoti di Chirignago il Grest sia frequentato da 200 ragazzi per trovarne poi solo 4 sui banchi della chiesa la domenica. E allora meglio spendersi per i campi scuola, che producono un maggior attaccamento alla vita della comunità.
Quest’anno se ne sono organizzati nove: e ognuno potrà contare sulla presenza di un sacerdote, don Andrea o il parroco don Roberto Trevisiol, dall’inizio alla fine. «È una presenza che fa la differenza», commenta don Longhini: «Rende possibile la messa tutti i giorni e dà uno stile di vera famiglia, grazie alla presenza del “padre” di questa comunità». I campi sono «punto d’arrivo e di partenza di un’ordinarietà di vita comunitaria seria e curata. Gli episodi, anche se esaltanti, non servono se non c’è ordinarietà».
Durante il mese di luglio 2010 è stato allestito un campeggio a Forni di Sopra: si sono alternati i ragazzi delle medie, i giovani dell’Azione Cattolica (ACG) e gli esploratori Scout. La casa di Caracoi Cimai, con una vista superba sulla vallata dominata dal Civetta, ha accolto i ragazzi delle superiori e i lupetti. Per l’Azione Cattolica Ragazzi (ACR) si è presa in affitto una casa a metà agosto; mentre le prime due settimane di agosto 2010 sono dedicate ai campi mobili di noviziato e clan, che hanno compiuto un percorso in bici in Normandia (con don Andrea) e in Austria (con don Roberto).
D’accordo, ma il Grest non è anche un utile servizio da offrire alle famiglie, alle prese con il lavoro e senza poter contare più sulla scuola? «Dobbiamo prima vedere qual è il fine della parrocchia», replica don Andrea. «In un regime di risorse umane infinite non ci sarebbero problemi a fare anche questo. Ma essendo le risorse scarse, è meglio impiegarle al meglio, senza spremerle troppo. Per questo dobbiamo scegliere. La parrocchia non è un’aggregazione sociale, ma prima di tutto una comunità cristiana, che poi porta anche del bene alla società. Se questo è il primo fine, lo posso raggiungere meglio con i campi scuola. Altrimenti il rischio è di diventare degli assistenti sociali: non abbiamo i mezzi e le conoscenze per farlo. Altri lo sapranno fare meglio di noi».

Paolo Fusco, tratto da Gente Veneta n. 23 del 12 giugno 2010, pag. 25

 

LA VITA È VOCAZIONE

Può capitare che un ragazzo o una ragazza si trovino nel cuore "l'idea" di dedicarsi totalmente a Dio. Questo è un fatto da prendere sul serio, anche perché non è ovvio. Chi coglie nel suo cuore questa eventuale possibilità è invitato/a ad un incontro diocesano.

È un semplice incontro di chiarimento che non implica nessuna scelta. Proprio per garantire la massima riservatezza non sarà reso pubblico il luogo dell'incontro. Chi desidera accogliere questo invito può contattare la segreteria del Patriarca oppure telefonare a don Paolo Bellio, don Renato Mazzuia, don Mauro Deppieri o parlarne con il proprio parroco o cappellano. A tutti coloro che comunicheranno il loro desiderio di essere presenti sarà indicato il luogo, la data e l'orario dell'incontro (di solito si tiene una domenica pomeriggio).
Per partecipare a questo incontro è necessario:

  • non essere già esplicitamente impegnati con un'altra persona in una vita di coppia
  • avere dai 17-18 anni (dal quarto anno della scuola superiore in su).

L'incontro è sia per i maschi che per le femmine.
È richiesto solo un po' di coraggio:

  • agli animatori, educatori, genitori, preti... di annunciare esplicitamente questo appuntamento vocazionale
  • ai giovani, di cogliere la bellezza della vita come vocazione

Gli altri appuntamenti dell'anno saranno resi noti in quell'occasione.

INDIRIZZI DI RIFERIMENTO

Segreteria del Patriarca
San Marco 318 - Tel. 0412702470

Don Paolo Bellio
Dorsoduro 1907 - 30123 Venezia
Cell. 3470654900 - Tel. 0412750382
mendicoli@patriarcatovenezia.it

Don Renato Mazzuia
Centro Pastorale "Cardinale Giovanni Urbani" - Via Visinoni 4/c - 30174 Zelarino-Venezia
Cell. 3493952073
renatomazzuia@patriarcatovenezia.it

Don Mauro Deppieri
Seminario Patriarcale - Dorsoduro 1 - 30123 Venezia
Tel. 0412411018
donmauro@patriarcatovenezia.it

Don Raffaele Muresu
Seminario Patriarcale - Dorsoduro 1 - 30123 Venezia
Tel. 0412743947 - 3355305705
raffaele@patriarcatovenezia.it

Suor Antonella Reginato S.C.C.G.
Centro Pastorale "Cardinale Giovanni Urbani" - Via Visinoni 4/c - 30174 Zelarino Venezia
Tel. 0415464434
antonella.r@patriarcatovenezia.it