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IL CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE

IL POLMONE DELLA PARROCCHIA

 

IN BREVE...

Cos'è un Consiglio Pastorale?
Semplicemente si può dire che è un insieme di persone che collaborano con i sacerdoti della parrocchia per quanto riguarda decisioni di ordine generale. È composto dai sacerdoti della parrocchia, dai religiosi e religiose che in essa vivono, da alcune persone elette dai parrocchiani e da un rappresentante di ogni gruppo, associazione, realtà presente e operante nella parrocchia.
È un utile strumento di confronto tra i rappresentanti delle varie realtà della parrocchia; di testimonianza per sostenere la comunità, di supporto al parroco nel momento delle decisioni importanti, senza limitare la sua autonomia decisionale, avendo infatti il Consiglio solamente potere consultivo.
Le decisioni vengono prese con la stessa responsabilità richiesta per le decisioni personali. I suggerimenti proposti dai consiglieri sono mirati al raggiungimento di obiettivi volti a migliorare l’insieme delle attività della parrocchia.
A volte vengono invitate a parlare persone con specifiche competenze professionali, con particolari esperienze di vita o coinvolte in iniziative o problematiche di interesse comune. Le loro testimonianze sono utili per far conoscere all’assemblea realtà poco note, problemi che interessano persone sole, anziani, famiglie in difficoltà e ammalati.
Il Consiglio viene convocato normalmente una volta al mese, eccetto il periodo estivo.
Una o due volte all’anno il Consiglio Pastorale è allargato all’intera comunità per un più ampio scambio di conoscenze e di idee della comunità stessa.



Cosa fa, a cosa serve un Consiglio Pastorale?
La Costituzione Dogmatica sulla Chiesa “Lumen gentium”, a proposito dei laici e la gerarchia dice (37):
“I laici, come tutti i fedeli, hanno il diritto di ricevere abbondantemente dai sacri pastori i beni spirituali della Chiesa, soprattutto gli aiuti della parola di Dio e dei sacramenti; ad essi quindi manifestino le loro necessità e i loro desideri con quella libertà e fiducia che si addice ai figli di Dio e ai fratelli in Cristo. Secondo la scienza, competenza e prestigio di cui godono, hanno la facoltà, anzi talora anche il dovere, di far conoscere il loro parere su cose concernenti il bene della Chiesa. Se occorre, lo facciano attraverso gli organi stabiliti a questo scopo dalla Chiesa, e sempre con verità, fortezza e prudenza, con rispetto e carità verso coloro che, per ragione del loro sacro ufficio, rappresentano Cristo. I laici, come tutti i fedeli, con cristiana obbedienza prontamente abbraccino ciò che i pastori, quali rappresentanti di Cristo, stabiliscono in nome del loro magistero e della loro autorità nella Chiesa, seguendo in ciò l'esempio di Cristo, il quale con la sua obbedienza fino alla morte ha aperto a tutti gli uomini la via beata della libertà dei figli di Dio. Né tralascino di raccomandare a Dio con le preghiere i loro superiori, affinché, dovendo questi vegliare sopra le nostre anime come persone che ne dovranno rendere conto, lo facciano con gioia e non gemendo (cfr. Eb 13,17).
I pastori, da parte loro, riconoscano e promuovano la dignità e la responsabilità dei laici nella Chiesa; si servano volentieri del loro prudente consiglio, con fiducia affidino loro degli uffici in servizio della Chiesa e lascino loro libertà e margine di azione, anzi li incoraggino perché intraprendano delle opere anche di propria iniziativa. Considerino attentamente e con paterno affetto in Cristo le iniziative, le richieste e i desideri proposti dai laici e, infine, rispettino e riconoscano quella giusta libertà, che a tutti compete nella città terrestre.
Da questi familiari rapporti tra i laici e i pastori si devono attendere molti vantaggi per la Chiesa: in questo modo infatti si afferma nei laici il senso della propria responsabilità, ne è favorito lo slancio e le loro forze più facilmente vengono associate all'opera dei pastori. E questi, aiutati dall'esperienza dei laici, possono giudicare con più chiarezza e opportunità sia in cose spirituali che temporali; e così tutta la Chiesa, forte di tutti i suoi membri, compie con maggiore efficacia la sua missione per la vita del mondo”
.
Il Decreto sull'apostolato dei laici “Apostolicam actuositatem” parla del loro coinvolgimento nel pensare, decidere, attuare quanto è necessario per testimoniare e far conoscere lo stile di vita annunciato nel Vangelo di Gesù.
L’attività del Consiglio consiste, di conseguenza, nel pensare, discutere, verificare che le varie attività svolte in parrocchia abbiano questa impronta: c’è una grande famiglia che vive e opera fidandosi della Parola di Dio, sicura di non essere mai ingannata.
Non ci sono calcoli di tipo economico, politico, di “bella figura” da fare… Anche quando il Consiglio ha dovuto decidere su questioni “non religiose” pensa soprattutto e prima di tutto in termini di testimonianza evangelica.
La molla che spinge è sempre: “cosa è più utile e come comportarsi per essere fedeli alla Parola di Dio”.
Non c’è altra preoccupazione se non quella di offrire, a quanti vogliono partecipare alla vita della Parrocchia, le migliori opportunità per vivere la propria fede.

 

Il primo Consiglio Pastorale a Chirignago
Nel 1968 si sentì il bisogno di un rinnovamento nella conduzione delle parrocchie. Si invitavano laici e presbiteri alla formazione del Consiglio Pastorale e della Commissione Economica. Fu così che un gruppo di giovani laici della nostra parrocchia si riunì periodicamente per la stesura di un documento ove si proponeva come dar vita al Consiglio Pastorale e alla Commissione Economica.
Del gruppo di studio facevano parte Bruna Gomirato, Francesco Scandolin, Gianni Montagni, don Pietro Lucchetta, Giorgio Bertaggia, Lucia Lazzarin, Lucia Favaro e molti altri.
Il lavoro andò a buon fine e, anzi Francesco Scandolin, nel 1969, ne fece – a spese sue – un fascicoletto a stampa, per dare al lavoro maggiore importanza di quello che avrebbe avuto se, come allora si usava nelle attività parrocchiali, fosse stato semplicemente ciclostilato. Il documento portava questo titolo: “DOCUMENTO PROGRAMMATICO PER LO SVILUPPO DELLA VITA CRISTIANA NELLA NOSTRA COMUNITÀ CON LA PROPOSTA DI ISTITUZIONE DEL CONSIGLIO PASTORALE E DELLA COMMISSIONE ECONOMICA”.
Sostanzialmente proponeva una gestione della parrocchia con uno spazio maggiore ai laici, soprattutto nelle attività di loro competenza, compresa la gestione dei problemi economici. Al suo interno, elaborati con ordine, comprendeva i sottotitoli: La Chiesa, La Parrocchia, Il Consiglio Pastorale, il suo funzionamento, la Commissione per gli Affari Economici, le sue regole, ecc…
Oltre al parroco, che era Mons. Albino Tenderini, firmarono il documento il cappellano don Piero Lucchetta, Giorgio Bertaggia, Lucia Lazzarini, Bruna Gomirato, Giovanni Montagni, Giuliano Tempo, Francesco Benvegnù, Delfina Boscolo, Sandro Cesare, Bruna Dotto, Giuseppe Giacomello, Luigina Minto, Loretta e Luisa Moretto, Gianni Perale, Paolo Perdon, Gianni Pistolato, Giuseppe Polesel, Angelo Romanello, Onorino Scaggiante, Roberto Vanin, Riccardo Vigoni, Antonio Volpato, Sergio Zamengo, e molti altri.
Quando il documento fu pronto, una delegazione composta da cinque persone tra le quali Bruna Gomirato e Francesco Scandolin, venne ricevuta dal cardinale Giovanni Urbani a Venezia. Il Patriarca, alla loro presenza, lesse il documento e diede loro il benestare perché si provasse a sperimentarlo, con l’impegno di riferirgli se si fosse riusciti a realizzarlo.
L’entusiasmo e la gioia di tutti fu evidente perché si sentiva come una cosa grande il fatto che il Patriarca avesse approvato il nostro documento e perché eravamo l’unica parrocchia ad averlo fatto. Di questo tutti erano profondamente orgogliosi.
Fu la prima proposta di Consiglio Pastorale di cui si ebbe notizia allora in Diocesi.

 

E ORA IN DETTAGLIO...

Il Consiglio Pastorale parrocchiale è presieduto dal parroco don Roberto Trevisiol con la collaborazione del vicario don Andrea Longhini. Alcuni dei suoi componenti laici sono stati eletti dalla comunità, tutti gli altri sono i rappresentanti dei gruppi parrocchiali o vi appartengono di diritto o sono stati scelti liberamente dal parroco.
Moderatore delle assemblee è Mario Vettorelli, mentre il compito della segreteria e della redazione dei verbali è affidato ad Alessandro Boscolo. Questi ultimi formano anche il Consiglio di Giunta, che con i sacerdoti e i membri di diritto, cura la preparazione dell’ordine del giorno delle assemblee.
Il Consiglio si riunisce una volta al mese, escluso il periodo estivo, in Sala Bottacin, alle ore 20.45. Viene data comunicazione dell'ordine del giorno tramite il bollettino parrocchiale proposta. Le assemblee sono aperte ad eventuali uditori interessati alla vita della comunità. Di ogni assemblea è redatto un verbale.
L'attuale Consiglio si è riunito per la prima volta il 2 marzo 2010 e resterà in carica per tre anni, fino a tutto il 2012. Tutti i membri sono rieleggibili.
Normalmente in ogni riunione il parroco espone gli argomenti all’ordine del giorno, poi chiede all’assemblea di esprimersi. Di regola, in prossimità delle grandi festività dell’anno liturgico o di particolari eventi per la nostra Comunità, si affronta il programma di dettaglio, valutando le esperienze vissute gli anni precedenti in analoghe occasioni, per migliorare l’organizzazione, se necessario, o per ripetere quanto già sperimentato. Dopo le festività o importanti eventi si analizza l’andamento delle esperienze vissute, senza tralasciare eventuali criticità emerse, al fine di attuare i necessari correttivi per la successiva occasione. Poi si esaminano problemi pratici che la parrocchia si trova ad affrontare: andamento dell’attività pastorale, difficoltà riscontrate ed eventuali iniziative da intraprendere, necessità di lavori di manutenzione o di ammodernamento e relative coperture economiche, attività dei vari gruppi, regole da osservare per il dovuto rispetto delle cose e degli spazi, calendario pastorale annuale, bilancio economico della parrocchia, ecc...
Qualche volta si verifica che certi argomenti appassionino particolarmente i consiglieri ed infatti il moderatore deve “far valere tutta la sua autorità” (!) per arrivare a decisioni univoche, mettendo ai voti le questioni più “spinose”. Alle riunioni c’è sempre molta partecipazione, non solo per il numero dei presenti ma soprattutto per la quantità e la qualità degli interventi, talvolta anche “franchi e schietti” (per usare un’espressione di un tempo!).
Non mancano piacevoli momenti di allegria per l’arguzia di qualche consigliere dalla battuta pronta. Di alcuni consiglieri si apprezza l'equilibrio nell’affrontare qualche problema di non semplice soluzione. Altri si distinguono per la concretezza e la praticità quando serve prendere una decisione. In altri ancora si coglie che lo spirito di servizio, la generosità, l’attenzione verso il prossimo sono tra i valori fondamentali che guidano la loro vita, sia che si occupino di cose importanti, sia di cose di modesta importanza.
Naturalmente ogni argomento affrontato viene verbalizzato con la fedele trascrizione delle varie posizioni espresse.
La cura e la precisione con cui sono tenuti i registri dei verbali permettono a chi li volesse scorrere anche velocemente di comprendere come il Consiglio sia veramente il polmone della parrocchia, in quanto sede di decisioni, discussioni, progettazioni, analisi, verifiche, informazioni e contatti vitali.

 

Qual è il ruolo del Consiglio Pastorale?
Il Consiglio non ha potere deliberativo, a meno che il parroco non glielo conferisca di volta in volta.
In generale dovrebbe consigliare su quali decisioni prendere per la vita concreta della Comunità. Anche in passato c’erano forme di partecipazione dei laici alla guida della comunità: i “fabricieri”, per esempio, esercitavano un ruolo tutt’altro che secondario nell’amministrazione di una parrocchia. Il nostro è un Consiglio decisamente pratico e fortemente legato ai fatti concreti. Quasi mai si è impegnato in disquisizioni astratte, molto spesso si è fatto carico della conduzione ordinaria delle cose.
Occorre anche dire che nessuna delle realizzazioni “materiali” è stata decisa senza il parere favorevole del Consiglio.
In generale c’è stata piena sintonia tra il parroco ed i consiglieri, ma non sono mancate occasioni nelle quali il Consiglio non si è trovato d’accordo con le idee del parroco e lo ha detto chiaramente.
È l’organismo utilizzato per eccellenza dai sacerdoti per comunicare con la comunità e per recepirne necessità e voci.
È la sede a cui ogni gruppo o Associazione parrocchiale si rivolge per legittimare il suo operato, per informare dei risultati o per chiedere aiuto in caso di necessità.
Pur rimanendo solo ai membri eletti, di diritto e cooptati il diritto di voto, tutti possono partecipare e chiedere la parola. Le riunioni sono infatti aperte a tutti.
Il Consiglio programma la liturgia e la pastorale e si propone come momento di unità di tutti i gruppi parrocchiali attraverso l’informazione e la verifica delle singole attività. Prende in esame l’attività pastorale, i problemi e le realtà della parrocchia.
L’argomento fondamentale trattato dal Consiglio appare la Liturgia, quella straordinaria di Pasqua, Natale e Pentecoste, della Quaresima e dell’Avvento, quella dei Sacramenti, ma anche quella ordinaria festiva e non.
Segue poi tutto il lavoro di formazione e di sostegno alla vita di fede, dai bambini ai giovani, agli adulti e agli anziani.
Ampio spazio è dedicato anche alle strutture parrocchiali, con approfondite relazioni e discussioni sull’acquisizione di nuove sedi o sulla ristrutturazione e manutenzione di quelle esistenti.
Da qui si possono ben capire gli spazi di intervento di ciascun consigliere e dell’assemblea tutta e l’importanza che questo organismo può assumere nella vita liturgica e pastorale di una comunità.
Rimane però determinante il rapporto che si stabilisce fra sacerdoti e laici. Se i primi sono gli unici protagonisti e gli altri solo spettatori, attenti ma solamente in ascolto, il Consiglio non svolge la sua funzione; ma se unici protagonisti vogliono essere i laici il Consiglio snatura la sua funzione.
L’equilibrio fra le diverse componenti ed il loro giusto rapporto sono l’unica meta per chi ama la comunità, si mette al suo servizio e non dimentica di invocare l’aiuto del Signore anche per questo compito.
Secondo l’insegnamento di San Paolo, ogni battezzato riceve dallo Spirito Santo dei doni, ciascuno secondo qualità e misura personale, e tali capacità vanno utilizzate anche per il bene di tutti. Punto di riferimento e di partenza per il vivere del singolo e di tutti è l’Eucarestia, cioè Gesù Cristo stesso. Ne consegue perciò che il compito del Consiglio Pastorale è quello di collaborare con i sacerdoti, offrendo il frutto della propria riflessione ed esperienza perché la comunità dei credenti, e non, possa vivere nel modo migliore la propria fede e la propria umanità.
La maggioranza dei consiglieri rappresentano il gruppo a cui appartengono e che li ha deputati a portare la voce del gruppo in Consiglio: ogni singolo gruppo elegge al suo interno un rappresentante. Comunità Giovanile e catechisti (elementari e medie), per consuetudine, esprimono due rappresentanti.
Una parte (sei consiglieri), invece, viene eletta direttamente da tutta la comunità, su una rosa di candidati predisposta dal Consiglio uscente, per mezzo di una votazione semplice, serena, in famiglia.
Alcuni consiglieri infine possono essere chiamati direttamente dai sacerdoti per motivazioni particolari (consiglieri cooptati).
Non ci sono posti d’onore da distribuire, non ci sono gettoni di presenza da percepire. Si tratta di un servizio, e già questo fa da filtro e impedisce cose poco chiare.
Per poter essere eletti occorre aver ricevuto il sacramento della Cresima, essere in piena comunione con la Chiesa, domiciliati canonicamente in Parrocchia e maggiorenni al momento dell’elezione. Anche i candidati a rappresentare la Comunità Giovanile devono aver raggiunto la maggiore età, essere cresimati, in piena comunione con la Chiesa, domiciliati canonicamente in Parrocchia, ma non devono aver già compiuto 25 anni al momento dell’elezione. Hanno diritto al voto tutti i membri cresimati della Comunità Parrocchiale di San Giorgio, domiciliati canonicamente nella Parrocchia, che hanno compiuto 25 anni. I giovani possono votare per i loro rappresentanti solamente se hanno ricevuto il sacramento della Cresima, se sono domiciliati canonicamente in parrocchia e se non hanno ancora compiuto 25 anni. Coloro che non hanno ricevuto il sacramento della Cresima non hanno diritto al voto. È data facoltà in alternativa alle preferenze, di segnalare nelle apposite righe al massimo due persone.

Le elezioni hanno luogo in chiesa alla fine delle Messe festive di una Domenica scelta allo scopo dal Consiglio Pastorale uscente.
Sono membri di diritto:

Eventuali membri del Consiglio Pastorale Diocesano o Vicariale e quanti ricoprono incarichi di responsabilità in altri organismi diocesani o vicariali, se domiciliati canonicamente in Parrocchia, diventano membri di diritto del Consiglio Pastorale Parrocchiale durante munere.

Domenica 21 febbraio 2010 la Comunità (dai 25 anni in su), invitata dopo ogni Messa a votare per il rinnovo del Consiglio Pastorale Parrocchiale, ha eletto (in ordine di maggiori voti ricevuti):
BORTOLATO FRANCESCO
SPINOLA SIMONETTA
BOSCOLO ALESSANDRO
MEDICI MICHELE
BORTOLOZZO NICOLA
BUSETTO MARIO
(altri non eletti: Degani Pietro, Ferro Bernardi Silvia, Pagliaro Goattin Barbara, Scantamburlo Mario)

La Comunità Giovanile (cresimati fino ai 25 anni non compiuti) ha eletto:
BONA DARIO
GALLO ANDREA

(altri candidati non eletti: Mason Alvise, Agostini Marco, Artuso Silvia, Marianni Alice Chamila)

Riepilogo:

  Cognome Nome Titolo di partecipazione - Funzione o gruppo
1. TrevisiolDon Roberto Parroco – Presidente del Consiglio Pastorale
2. Longhini Don Andrea Vicario parrocchiale – Vicepresidente del Consiglio Pastorale
3. Tombacco Don Nellusco Direttore Centro “Don Orione”
4. Zamberlan Suor Guidalma Superiora della Scuola dell’Infanzia Paritaria “Sacro Cuore”
5. Benvegnù Orlando Gruppo di Ascolto della Parola di Dio nelle case di Via Ghetto
6. Bernardi Bernardino Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici
7. Bianco Enzo Gruppo “Carnevale ‘88”
8. Bona Dario Comunità Giovanile
9. Bortolato Francesco Eletto dalla Comunità
10. Bortolozzo Nicola Eletto dalla Comunità
11. Boscolo Alessandro Eletto dalla Comunità – Segretario del Consiglio Pastorale
12. Busetto Mario Eletto dalla Comunità
13. De Iaco Salvatore Presidente Comitato Gestione Scuola dell’Infanzia “Sacro Cuore”
14. Foffano Paola Gruppo di Ascolto della Parola di Dio nelle case di Via Oriago
15. Frigo Marta Gruppo di Ascolto della Parola di Dio nelle case “Eucarestia”
16. Gallo Andrea Comunità Giovanile
17. Giacomello Giuseppe Consiglio Vicariale
18. Girardi Egidio Gruppo Culturale “Albino Luciani”
19. Girardi Paolo Gruppo di Ascolto della Parola di Dio nelle case “San Giuseppe”
20. Gomirato Paolo Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici
21. Longo Bianca Scout
22. Medici Michele Eletto dalla Comunità
23. Meggiato Danilo (accolito) Consiglio Vicariale - Consiglio Economico - Gr. Asc. di Via Selenia
24. Molaro Alessandro Responsabile Unitario (Presidente) dell'Azione Cattolica
25. Ortes Nadia Catechisti Battesimi
26. Prendin Walter Associazione "Insieme per Wamba" ONLUS
27. Sarto Annamaria Catechisti elementari e medie
28. Scantamburlo Mario Eletto dalla Comunità
29. Spinola Simonetta Eletta dalla Comunità
30. Spolaor Armando Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici
31. Tagliarolo Mario Consiglio Vicariale
32. Vettorelli Mario Gruppo di Ascolto di Via Fratelli Cavanis – Moderatore del C.P.
33. Volpato Daniela Catechisti elementari e medie
34.     Caritas
35.     Gruppo Anziani


 

Il Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici è composto da quattro membri, eletti dal Consiglio Pastorale parrocchiale o chiamati direttamente dal parroco, che aiutano i sacerdoti di fronte ai problemi ed alle questioni di ordine economico. Valuta le proposte di spesa derivanti dalle proposte del Consiglio Pastorale ed esprime parere di compatibilità con le risorse disponibili. Presidente è il parroco don Roberto Trevisiol.

È composto da:
Don Roberto Trevisiol (parroco – Presidente)
Bernardi Bernardino
Gomirato Paolo
Meggiato Danilo (lettore-accolito)
Spolaor Armando

A tutti i Consiglieri un grazie per le cose fatte e il più fervido augurio di un triennio di lavoro fecondo, quale è quello di chi si fa strumento nelle mani del Signore.
A tutta la Comunità l’invito a guardare a questi organismi come alla sede più opportuna di fraterna collaborazione per il bene di tutta la parrocchia, in spirito di servizio e comunione.

La Visita Pastorale del Patriarca di Venezia Angelo card. Scola (14 marzo 2009)

Il Patriarca di Venezia Angelo card. Scola in Visita Pastorale incontra il Consiglio Pastorale Parrocchiale allargato a tutti i collaboratori (catechisti, educatori, responsabili, animatori, capi scout, Comitato per la Scuola dell'Infanzia Paritaria "Sacro Cuore", referenti, ecc...) e a tutti coloro che hanno piacere di dialogare con il loro Vescovo, porgli domande e sentirne le risposte. Con il Patriarca anche il vescovo ausiliare Beniamino mons. Pizziol (dal 2011 vescovo di Vicenza), il Vicario Episcopale per la Santificazione ed il Culto mons. Orlando Barbaro e il Vicario Episcopale per l'Evangelizzazione e la Catechesi e segretario della Visita Pastorale e del Consiglio Episcopale mons. Valter Perini. (14 marzo 2009)

 

La capillarità della Chiesa e l'unità:
il bisogno di trovare un equilibrio

Il Patriarca, ammirato per il cammino compiuto, mostra i pericoli

«Rendo grazie a Dio per la vita documentata e testimoniata che mi avete mostrato, e per l'affetto di comunione che vi lega al Patriarca in quanto continuatore degli apostoli»: con queste parole il Patriarca di Venezia Angelo card. Scola ha dimostrato la propria ammirazione e quindi la conferma al cammino intrapreso dalla parrocchia di San Giorgio di Chirignago, che ha visitato lo scorso week-end.
Nel corso del Consiglio Pastorale allargato, partecipato e attento, il card. Scola ha ascoltato un lungo resoconto delle numerose attività, degli impegni, degli stimoli che la comunità porta avanti da anni e che ha elencato sulla base delle quattro finalità della Visita Pastorale. «Vedo il processo di rigenerazione in atto», dice il Patriarca toccando i punti più significativi del discorso appena fatto da Mario: un processo di rigenerazione testimoniato da «una vita cristiana intensa», e soprattutto da un’espressione usata poco prima, «educazione permanente». Infatti siamo «sempre educati da Dio – continua il Patriarca – la Chiesa è un soggetto educativo nel quale tutti noi dobbiamo giocarci in prima persona». Per questo non hanno senso iniziative slegate, ma «incontri sistematici», come aveva detto Mario. Educazione implica fedeltà, servono quindi ripresa, ripetizione. Lo dimostra meglio di qualunque altra cosa l’Eucarestia che si celebra ogni domenica. Non si tratta quindi di «fare di più»: «La verità della nostra fede personale consiste nell’approfondirsi dell’amicizia con Cristo dentro l’ordinarietà della nostra vita; e la natura di questo rapporto è la comunione». Il vescovo ausiliare mons. Beniamino Pizziol batte su questo punto: dire che ci sono tante attività e che non se ne vogliono altre, come ha ribadito più volte Mario nella sua relazione, è sbagliato, perché «farete quel che lo Spirito vi suggerirà, ciò di cui ci sarà bisogno».
Nell’osservare rischi e limiti della comunità di San Giorgio, ne viene messo in luce uno in particolare: il bisogno di un equilibrio tra la necessaria capillarità della Chiesa e la sua unità; «Chirignago non può essere l’autogenesi della Chiesa, e non lo è», dice il Patriarca; ma attenzione, perché «il Cristianesimo si è indebolito quando si è chiuso in conventicole di persone che stavano bene tra loro e usavano Gesù come pretesto». Un punto su cui lavorare a tal proposito è la mancanza di vocazioni sacerdotali: senza la testimonianza diretta un ragazzo non si gioca, ma al giorno d’oggi non basta. Un ragazzo non si dà alla parrocchia, ma alla Chiesa universale, e solo facendogli respirare questa dimensione potrà uscire dal suo guscio.

Laura Campaci, tratto da Gente Veneta n. 11 del 21 marzo 2009, pag. 21