
Una compiuta storia di Chirignago giace manoscritta in uno zibaldone di Francesco Scipione Fapanni nell'archivio parrocchiale di Martellago. Ma altre notizie si rinvengono qua e là negli altri zibaldoni fapanniani della Marciana, nonchè dagli indici del Verci ed occasionalmente nelle storie dell'agro mestrino.
Non è facile individuare una etimologia sicura del toponimo Chirignago.
Anzitutto notiamo che codesta forma si stabilizza solo nella metà dell'Ottocento: dapprima dall'origine del toponimo si è passati attraverso diverse fluttuazioni: da Clarignago, a Clerinaco, a Caurignago a Chierignesco, a Chierignago.
La spiegazione del toponimo attuale Chirignago appare facile nella desinenza -ago, che indica l'appartenenza prediale, cioè appartenente a-; invece può risalire abbastanza probabile nella prima parte Chiri, effetto di trasformazione di Clari, cioè dal fiume Clarinus. Dunque il nome Chirignago deriva probabilmente dall’idrotoponomastica ed è, come si dice in linguaggio tecnico, un idrotoponimo, secondo il sistema di quasi tutti i nomi di luogo attorno alla laguna, da Gambarare, Oriago, Borbiago forse, Zelarino, Mestre soprattutto, fino a Zero, Musestre, Meolo. Trae perciò la sua radice dall’antico fiume Clarinus, uno dei rami più settentrionali del delta di San Ilario, dalle acque molto chiare, che nelle vicinanze formava un lago, o una palude, il Clarini Lacus, da cui Clarinacus, Clerinacus, Clarignagi, Clarignanum, Clarignago e infine Chirignago. Ne consegue quindi che Chirignago significhi terre attinenti o vicine al fiume Clarino, che scorrendo nella zona sud-est dell'attuale Malcontenta-Oriago, verso la laguna tra Fusina e Gambarare, toccava le terre appartenute sino in tempi recenti alla parrocchia di Chirignago. Il paesaggio era pre-lagunare di tipo torboso, ricco di specchi d'acqua e di bosco.
Altre ipotesi indicano che il toponimo di Chirignago provenga dal nome di persona latino Clarinus (la gens Clarina) o Quirinus di sicura origine romana in tempi della colonizzazione del delta, con il tipico suffisso -acus di origine celtico-romana che designa la pertinenza. Forse le stesse truppe di stanza e di custodia dei ponti costruitivi (ben otto) portarono qui il culto del dio Quirino (o Romolo). Forse i nobili Quirini ebbero possessi nel nostro Chirignago. Il nome potrebbe quindi significare il lago o palude di Quirino o Clarino.
Davanti alla cinquecentesca villa Favero Fabris (detta Villa Tiepolo) (foto1; foto2), nel centro di Chirignago, sotto il bitume della via Miranese, esistono i resti di un antico ponte romano, con delle arcate che si susseguono fino al centro del vecchio villaggio, in attesa di essere riportati alla vista.
L’antico territorio di Chirignago era molto vasto. Dal confine delle Brendole o Brentelle con la “Colombara” raggiungeva la “Rana”. Racchiudeva parte della zona attuale di San Pio X con le località storiche di Zen di Villabona, Catene col Parlan, sorte nel delta antico del Muson dove si svilupperà il famoso porto romano di Botenighi.
Comprendeva il corso del Clarino, verso nord-ovest, il Clarignaco o Clerignago con Asseggian e la Gazzera bassa, di qua del bosco Zello sul Musonetto e le sponde del Marzenego oltre il Clarino. Era compresa anche la zona della “Giustizia”.
A Chirignago scorre tuttora il Rio Çimetto.
Nel territorio si estendeva un folto bosco di lecci e roveri chiamato bosco di Brombeo o prati de Batèo luogo ideale per la caccia in palude. Ricchissimo di flora arborea plurisecolare e di fauna avicola, vi si recavano a partite di caccia i nobili del Settecento. Già nel 1126 sono noti i boschi di Brombedo e il bosco Comunis Clarignani (del comune, ma non in senso odierno, di Clarignano), mentre nel 1188 conosciamo i boschi di Mestre, del Clarigii, di Corcani, che deve essere un nome di persona Zorzano, derivato da Giorgio, e della "villa" località cioè di Pirago. Il bosco di Chirignago fu distrutto durante la Prima Guerra Mondiale per utilizzarne il legname.
Rimane tuttavia da spiegare la presenza del titolo liturgico San Giorgio patrono della parrocchia. È probabile che esso sia dovuto ad una colonizzazione della zona da parte dei benedettini di San Giorgio maggiore di Venezia. Infatti le località di Asseggiano a nord di Chirignago e di Catene, a est del paese, appartennero sino a tutto il 1700 al monastero di San Giorgio: tra l’altro nel 1450 esso godeva del pecoratico o imposta sulle pecore. L'intero territorio a ovest di Mestre era diventato gradualmente possesso di San Giorgio Maggiore, con i primi acquisti avvenuti il 27 agosto 1022. Già dal 1120 sapevamo che tre mansi giacevano in confino Piragi et Clarignani.
Oppure il Santo è diventato patrono della località, poichè qui poteva esistere una stazione di militari, lungo la Via Desman, l'attuale Miranese. Quasi dovunque nel Veneto, e in generale in Italia, San Giorgio è patrono di parrocchie, collegate a sedi militari di Longobardi e Carolingi.
Abbiamo notizie sicure di una Ecclesia Clarignaghi dedicata a San Giorgio nell’anno 1123, in quanto tutta la zona dal Tarù a Fusina era possedimento del monastero benedettino di San Giorgio Maggiore di Venezia, con la sua celebre abbazia fondata nel 982, che intitolava al Santo i propri terreni. Il 2 maggio 1123, all'atto di compera di un manso, cioè un vasto appezzamento di terreno, che Enrico, Alberto, Ecilo e Arsenio del fu Giovanni de Clerignago, assieme a Puviza (o Cuniza) vedova di Giovanni da Clarignano, acquistano dall'abate di San Giorgio, nella dichiarazione dei confini, si precisa che verso occidente c'è ecclesia Clarignani.
Chirignago risulta terra del vescovo di Treviso Ulderico III, il quale nel 1178 possiede qui suoi vassalli ed istituisce una prebenda per il rettore della chiesa, evidentemente dedito alla cura spirituale dei suoi dipendenti. Chirignago, con Botenigo, Caene ed Azzegian facevano parte del feudo immenso del presule della marca. San Giorgio nasceva come chiesa curata campestre per i bisogni della gente rurale del feudo.
Probabilmente quindi la chiesa, in origine, apparteneva all’ordine benedettino, che, attorno al 1100, possedeva dei terreni nella zona di Chirignago. La parrocchia di Chirignago infatti era, anticamente, sotto la giurisdizione dell’Abbazia di Sant’Ilario, che si trovava in un’isoletta della laguna, di fronte ai Moranzani. Più tardi passò sotto la giurisdizione della diocesi di Treviso.
San Giorgio fu la prima filiale dell’Arcipretale di San Lorenzo, come rettoria dipendente da Mestre.
Il pievano era anticamente un coroepiscopo con clero attorno alla pieve matrice col quale faceva vita comunitaria. Al pievano spettava il diritto di predicare la Parola di Dio e il funerale. Anche i Matrimoni e i Battesimi erano di spettanza del pievano che nel nostro caso era l’arcidiacono di Mestre.
Il chierico o rettore delle chiese filiali agiva su ordinanza del pievano. Nelle chiese rurali, nelle cappelle filiali era concessa solo una Messa nel dì festivo.
Nell’archivio parrocchiale della chiesa matrice, la chiesa rurale di San Giorgio viene ricordata per la prima volta nel 1292. Così risulta in un documento del 2 dicembre 1292 dove nella chiesa di San Lorenzo di Mestre Jacobus Clericus del Vescovo di Treviso rettore di Clarignago, cinque lettere del vescovo che ingiungono l'obbedienza al Patriarca di Aquileia.
Nel 1335 le famiglie di Chirignago erano 4, altrettante in Azzeggiano. Allora le famiglie erano costituite da masserie immense dette fuochi, di circa 80 campi, con diversi nuclei familiari. Infatti gli abitanti erano circa 620.
In questi giorni la regula (cioè il colmello) di Chirignago, legato a Mestre anche civilmente, subisce le dolorose vicende delle guerre che insanguinarono la zona. Il 24 ottobre 1336, durante la lotta tra gli Scaligeri di Verona e Venezia, per espugnare il castello di Mestre, Chirignago fu incendiato completamente assieme al vicino colmello di Asseggiano. Tant'è vero che il 4 novembre, gli anziani di Treviso scrivono al loro ambasciatore presso gli Scaligeri, che presenti vive rimostranze per l'episodio, poichè la villa de Clarignago che dava ogni mese mille lire piccole, non risponde più in nulla, distrutta com'è.
Ma tre anni dopo, allontanato il pericolo scaligero, il doge Francesco Dandolo con sua ducale assegnava alla podestaria di Mestre Clarignagum
e Asyglanum (Asseggiano) con altri paesi dei dintorni.
L'antica chiesa di Chirignago, che conosciamo presentata attraverso stampe ottocentesche, fu costruita quindi dopo l'incendio del 1336. Era situata all’incirca in corrispondenza dell'attuale Piazza San Giorgio, accanto alla vecchia casa canonica parrocchiale, dove ora c’è la via Miranese, con abside e presbiterio rivolti ad oriente. Aveva tre porte in mezzo e due laterali. A destra della facciata del coro vi era una lapide commemorativa a ricordo della consacrazione della chiesa, la cui festa era la domenica più prossima a San Matteo. Vi erano due indulgenze plenarie: nel giorno dell'Assunzione della B.V. e il primo lunedì dopo Pasqua. Poi un'altra il giorno di San Giorgio.
Nel 1447 a Chirignago c'erano nove sacerdoti.
Nel 1467 si enumeravano 50 famiglie con 250 adulti, senza i fanciulli.
Nel 1521 venne concesso alla chiesa il fonte periodico stagionale, cioè nelle epoche dell’inverno freddo, nei tempi delle piene dei fiumi quando era difficile portare i neonati al battesimo della chiesa matrice di Mestre. Ovvie le contestazioni. Ma i registri dovevano funzionare anche nelle succursali. I Libri Baptizatorum e i Libri Matrimoniorum si hanno a Chirignago a partire dal 1567, dopo che il Concilio di Trento (1542-1563), con il Decreto “De Reformatione” (1563) ne introdusse l’obbligatorietà. I Libri Defunctorum e degli stati delle anime si hanno a Chirignago dal 1662, dopo che furono imposti da Papa Paolo V con la Costituzione “Apostolicae Sedi” (1614).
Il fonte battesimale è lo stesso utilizzato ancor oggi e si trova in chiesa, ai piedi del presbiterio accanto alla porta della cappella del SS.mo Crocifisso.
Il borgo con Asseggian, Caene, Brendole, Santa Barbara, a quei tempi non raggiungeva ancora mille anime.
La parrocchia era un ente non solo a carattere religioso ma anche amministrativo; teneva i registri delle nascite, dei matrimoni e delle morti (con la causa del decesso), e questo continuò fino al passaggio dello stato civile al Comune.
Ma anche dopo l’erezione della parrocchialità la chiesa figlia ebbe degli obblighi verso la matrice: come la partecipazione di tutto il suo clero alla funzione della settimana santa nella chiesa madre.
Infine le filiali divenivano indipendenti con oneri fiscali verso la matrice che variavano di luogo in luogo con canoni particolari e livelli.
La chiesa di San Giorgio usufruiva, tra i suoi proventi, degli introiti della posta delle pecore, che furono anche oggetto di una lunga controversia con i monaci di San Giorgio Maggiore di Venezia, che ad Asseggiano possedevano un ospizio.
Nel 1565 Chirignago, col suo territorio vasto che comprendeva anche Azzeggian, Catene, Villabona, Colombara, La Giustizia e Ca’ Emiliani alla Rana oltre agli antichi Bottenighi contava 700 abitanti, suddivisi in 90 famiglie.
Nel 1573 nella zona di Villabona è presente un oratorio appartenente ai Zen.
Nel 1571 il pittore bergamasco Francesco di Girolamo da Santacroce (detto Croco nella regola), nipote del Rettore Marcantonio Santacroce (1570-1592), dipinge la celebre pala raffigurante la Beata Vergine della Misericordia (Madonna in trono e i Santi Giorgio e Marco e devoti), per l’altare della confraternita omonima, tuttora conservata in chiesa (secondo altare a sinistra). Questo altare era privilegiato per i Confratelli e Sorelle della Scuola.
Una relazione scritta dal rettore nel 1609 parla e descrive lo stato degli altari del 1565 delle Sante Caterina (forse di Alessandria) e Lucia. Erano queste tipiche devozioni popolari contro determinate malattie (la pelle e gli occhi).
Il privilegio di essere seppelliti all’interno del luogo di culto non apparteneva solo ai nobili, ai pievani, o ai cappellani ma anche a persone comuni o comunque importanti (perpetue, parenti del clero, bambini…). Davvero molti furono i defunti seppelliti sotto il pavimento dell’antica chiesa. Non sappiamo esattamente quanti, ma era consuetudine seppellire in grandi arche in corrispondenza delle navate, come quella della nobile famiglia Raspi, che villeggiava spesso a Chirignago nella omonima villa cinquecentesca, che si può ancora ammirare nel centro di Chirignago, e che successivamente fu sede di villeggiatura anche dei Saccardo. Si seppelliva anche davanti agli altari, tra le colonne, ed anche sotto il presbiterio. L’autorizzazione a rompere il pavimento si chiamava licentia frangendis e veniva concessa dal vescovo che chiedeva ai privati un’elargizione, un contributo per la permissione, mentre era un diritto per i sacerdoti della chiesa.
Nel 1621 il nuovo rettore-parroco Cristoforo Baldi (1618-1622) restaura l’antica chiesa di San Giorgio bisognosa di ritocchi importanti, aggiungendovi gli altari di San Giovanni Evangelista ante portam latinam (cioè nel momento del suo martirio), di San Sebastiano (contro la peste) e di San Carlo: una delle prime devozioni terrafermiere al santo, dovuta sia alle identità sacerdotali post-tridentine, sia alla difesa dalla peste. In quest'anno nel coro fu affrescato il Purgatorio, ma in modo tale da destar pietà.
Sappiamo inoltre che la chiesa di San Giorgio, oltre all’altare maggiore, con Pala d'Altare, dedicato al santo titolare, al già citato altare della Beata Vergine della Misericordia, aveva anche un altare dedicato alla Pietà di Nostro Signore (1634).
Nel corso dei secoli la chiesa, più piccola dell’attuale e risalente alla fine del XIV secolo, ha subito numerosi rimaneggiamenti nella disposizione degli altari come risulta da un’analisi dei documenti, specie di quelli riguardanti le visite pastorali.
Nel 1625 è notato l'oratorio dei Corner ad Asseggiano
Il 27 Settembre 1634 visita pastorale del vescovo di Treviso Silvestro Morosini, accompagnato dal vicario capitolare Baldassarre Bonifacio, che le cronache ci indicano fine letterato, oltre che parroco di Torreselle.
Nel 1641 il trentaseienne pittore Luca Ferrari, detto Luca da Reggio (1605-1654) realizza la pala tuttora conservata sul primo altare a sinistra, detto "delle anime" o "dei morti", raffigurante Dio padre fra gli angeli, il Beato Bartolomeo di Chiaravalle e San Giovanni Evangelista.
Nel 1642 è notato un oratorio Filippi al Bottenigo.
Il Rettore Baldassarre Ficario (1662-1690) si preoccupò per un secondo restauro della vecchia chiesa, rimaneggiata fondamentalmente tanto che fu necessaria una seconda consacrazione. Le feste solenni si svolsero il 21 settembre 1674 con la partecipazione del vescovo di Treviso Bartolomeo Gradenigo e dei nobili veneziani che villeggiavano.
La partecipazione del popolo fu totale. Le carrozze con il seguito degli accompagnatori, al passaggio per le vie del paese, vennero accolte al suono delle campane fra due ali di popolo riversatosi lungo il percorso.
Nel 1685 gli abitanti sono 1600.
Il 16 Gennaio 1687 muore a 60 anni circa il principe Gerolamo (o Geronimo) Angelo Flavio Comneno, princeps Macedoniae et comes Drivasti, et Burazzi, Magister Magnus XLII, discendente di una delle più importanti dinastie imperiali di Bisanzio. Fu confessato da don Francesco Franerso, cappellano della chiesa di San Giorgio, che gli somministrò anche l’estrema unzione. Le spoglie illustri furono inumate tra i recinti dell’altare di Santa Lucia della chiesa parrocchiale.
Nel 1723 con i beni della Scuola di San Valentino (attiva fino alla seconda guerra mondiale) viene fatta una stauroteca per contenere una reliquia della Vera Croce di Nostro Signore. Il preziosissimo reliquiario è d'argento, lavorato a cesello in forma di croce con raggiera dorata. La lancia e la spugna si appoggiano alle braccia della croce, al di sotto e al di sopra della quale vi sono due cherubini. Sul piedistallo l'iscrizione: "Fu fatta di beni della Scuola di San Valentino MDCCXXIII". (foto1; foto2; foto3; foto4)
Il parroco don Vittorio Allegri (1741-1774), laureato in legge e proveniente dalla nobiltà veneziana ottiene il titolo di Arciprete trasferibile ai suoi successori. La sudditanza alla pieve matrice di San Lorenzo non veniva meno per questo. Infatti il pievano di Mestre non lasciava scorrere alcuna occasione per far sentire la propria autorità sulle ex cappelle filiali.
In parrocchia si erano stanziati i nobili veneziani Corner (o Cornaro) nella frazione di Azzeggiano. Da questa famiglia nasceva Flaminio Corner (1693-1778), procuratore di San Giorgio, celebre storiografo della Chiesa veneziana e torcellana. La parrocchia di San Giorgio gli volle tributare grandi onori in una festa particolare fissata l'8 Settembre 1749, quando ancora si villeggiava durante l’autunno e l’estate. Il Corner aveva fatto dono alla chiesa di San Giorgio di due bellissimi e preziosi reliquiari d'argento lavorato a sbalzo e per questo nel giorno festivo tutta la popolazione gli tributava onori meritevoli. Tra le diverse reliquie in essi contenute: la colonna di Nostro Signore, il velo della Beata Vergine, il pallio di San Giuseppe, un dente di San Giuliano martire, un dente di San Giustino martire e poi San Barnaba Apostolo, Santa Teodosia vergine e martire, Sant'Aurelia martire ed altre. I reliquiari, alti entrambi 45 cm, furono esposti per la prima volta sull'altare della Beata Vergine della Misericordia il giorno dell'Assunta, solennità della Confraternita, nell'anno 1749. Nel 1754 la stessa confraternita commissionò la realizzazione di un tabernacolo marmoreo per l'altare della Beata Vergine della Misericordia, per riporvi il SS.mo Sacramento il Giovedì e Venerdì Santo, e per custodire i due reliquiari donati da Corner. Purtroppo solo uno è giunto a noi (foto1; foto2), l'altro probabilmente è stato rubato da ignoti nella notte del 19 settembre 1913.
Nel 1753 Flaminio Corner arricchisce l'oratorio di Asseggiano, dedicato alla Beata Vergine e a Sant'Antonio da Padova, dei corpi santi di San Bonifacio e Santa Caterina, del Sangue di San Fortunato e lunghissima serie di reliquie, un vero tesoro (parte anche alla parrocchia di Chirignago). In parrocchia vi sono altri cinque oratori, presso le famiglie Pezzali, Angelo Nicolò, Giacomo Curnis, Donato, Zini.
Tra il 6 e il 7 settembre del 1753 fu in Chirignago il Vescovo di Treviso Paolo Francesco Giustiniani, nobile veneziano. Fu ospite dei nobili del luogo con un seguito di servitù ed un accompagnamento di carrozze come era l’uso dei tempi e come richiedeva l’autorità episcopale. La popolazione rurale di Chirignago non fu meno delle altre nel tributare gli onori al proprio presule. Tra il tripudio generale, al suono gioioso delle campane, si riversava tutta lungo il percorso delle carrozze col seguito voluto dalle regole dell’epoca. Per Chirignago la visita di un vescovo era un avvenimento raro ed inconsueto.
Il 17 Agosto 1756 Chirignago viene sconvolta da una tromba d’aria, che provoca ingenti danni e, purtroppo, anche parecchi morti.
Nel 1765 la podesteria di Mestre, in cui era inclusa la villa di Chirignago con Assegian, Villabona e Bottenigo, contava una popolazione di 16.466 abitanti, divisi in 3309 famiglie. Chirignago aveva una popolazione di 1893 anime (1490 quelle da Comunione) e 361 famiglie. Dei suoi abitanti 334 lavoravano i campi, 488 esercitavano arti e mestieri, 120 facevano i botteghieri e 22 esercitavano la professione di artigiano.
Per fare qualche confronto, sottolineiamo che Mestre contava solamente 2976 abitanti, Zelarino 1239, Spinea 1138, Carpenedo 1505, Martellago 2017.
Nel 1766 la cinquecentesca Villa Curnis (poi Bisacco-Palazzi) assume l'aspetto attuale. Oggi è sede del Centro "Don Orione".
Nel 1767 l'organaro veneto Gaetano Callido (1727-1813) realizza per la chiesa di Chirignago un organo a canne, con numero d'opera 33, come si legge nel catalogo generale delle opere costruite dal celebre “Professore d’Organi” (Chirignago Parrochia). Fu demolito assieme alla chiesa nel 1878 per permettere l’ampliamento e la rettifica della via Miranese.
Nel 1769 è documentata la frazione di Cadene, che era rettoria dei benedettini di San Giorgio Maggiore. In questo periodo, vi sono sei oratori: Sant'Antonio a Casa Corner in Asejan, Santa Elisabetta a Ca' Prezzan in Asejan, Madonna del Rosario a Ca' Nicolosi ad Asejan, San Giacomo del Sig. Curnis, San Giuseppe del Sig. Donai, San Marco del Sig. Pietro Zini.
L'8 ottobre 1777 seconda Visita Pastorale del vescovo di Treviso Paolo Francesco Giustiniani. La comunità di Chirignago conta 2200 anime, 1700 quelle da Comunione. Vi sono il parroco e sei sacerdoti. Cinque gli oratori pubblici: di Flaminio Corner con titolo di Sant’Antonio da Padova; della famiglia Prezzato con titolo di Francesco d’Assisi; della famiglia Mazzoleni di Bergamo con titolo della Madonna del Rosario; del Sig. Giacomo Curnis con titolo di S. Giacomo Apostolo; dell'Abate Zini con titolo di S.Marco. Poi l'oratorio privato dei monaci cassinesi di S. Giorgio Maggiore di Venezia.
Nel 1782 un avvenimento eccezionale scuoteva la gente di Mestre e sobborghi e la stessa Chirignago. Papa Pio VI era di passaggio e sostava in villa Bianchini-Erizzo (esistente tuttora nell’attuale Piazzale Donatori di Sangue). Autorità, clero e popolo di tutti i sobborghi mestrini si riversavano nelle piazze, sulle strade, lungo il percorso della via per Padova. Le campane delle chiese suonavano a festa.
Il 20 Settembre 1787 i rurali di Chirignago solennizzavano i sacrifici compiuti con grossi restauri nella propria chiesa. L’arciprete di quel tempo, Giannandrea Piccinato (1774-1813), succeduto all’Allegri, invitava il vescovo di Treviso Paolo Francesco Giustiniani a consacrarla un mese prima delle dimissioni del presule stesso.
La vita religiosa in quel tempo era talmente sviluppata che Chirignago contava ben nove oratori funzionanti in altrettante ville del luogo. Erano dunque 9 i sacerdoti che villeggiavano nel centro e nelle frazioni di Azzeggian, Catene, Giustizia, Bottenigo e Villabona.
Il 27 Settembre 1791 visita pastorale del vescovo di Treviso Bernardino Marini, veneto.
Verso la metà del XVIII secolo Venezia, presa alle strette con l’economia per le dispendiose e lunghissime guerre di Candia e d’oriente contro i Turchi, aveva posto mano sopra i numerosissimi monasteri, ormai semi-vuoti e sui beni ecclesiastici. Terre monacali e benefici caddero nelle mani degli amministratori veneti per arrestare l’emorragia di denaro fuori del territorio ducale. Nella parrocchia di Chirignago esistevano i beni monacali e le mansionerie di Asseggiano e della Beata Vergine della Misericordia.
Il governo veneto colpiva soprattutto i benefici doppi goduti da altri titolari residenti fuori del proprio territorio nazionale veneto.
Il governo francese andò oltre, mettendo mano anche negli arredi sacri, argenterie di chiesa e paramenti.
Il 27 Giugno 1797 Fortis, soprintendente alle finanze di Padova, emanava il famoso decreto autorizzando il governo francese di mettere le mani sulle argenterie finora sacre al culto. Così le chiese vennero private di ex voto degli altari, di vasi e calici consacrati. Per ciascuna chiesa fu lasciato un solo calice.
Gli addetti incaricati alla sorveglianza del culto si presentarono all’arciprete Giovanni Andrea Piccinato comunicandogli il doloroso compito. L’arciprete non si oppose secondo le disposizioni dell’autorità ecclesiastica.
Si possiedono diversi inventari dell’epoca ricavati dalle visite pastorali. L’impoverimento degli arredi sacri e la scomparsa di reliquiari preziosi appare dalle statistiche. Ma non conoscendo il tempo esatto della missiva, dati i rigori dell’epoca, non possiamo calcolare il numero degli oggetti sacri e dei preziosi asportati dalla chiesa di San Giorgio, una delle più ricche del mestrino per i doni avuti di sacre reliquie e di preziosi contenitori d’oro e argento. Diversi archivi parrocchiali vennero derubati e manomessi anche dai briganti e poi dati alle fiamme.
Nel 1806 venne emanato il famoso editto napoleonico di Saint Cloud che prevedeva i cimiteri fuori dell’abitato, per motivi igienici, ma si continuava a seppellire i propri cari intorno alla chiesa, dove batteva il cuore di tutta la comunità.
Il nuovo attuale cimitero e l’edificio ora adibito ad ufficio cimiteriale vennero costruiti dall’arciprete Benedetto Veruda (1836-1861) quando l’Italia si preparava ad entrare in guerra con l’Austria per la seconda volta. Nel cimitero si trovano ancora tutte le tombe delle più antiche famiglie di Chirignago, tutte decorate da opere di grande pregio bisognose di restauri: Saccardo, Angelini, Bisacco, Grapputo, Favaro Fabris, Jawarzich, Scandolin, ecc...
Nel 1807 a Chirignago risultano 1300 abitanti, occupati nel lavoro della campagna, ma anche nel fabbricare i cartocci che servono a confezionare i materassi e scope destinate anche ai mercati lontani. Il reddito della parrocchia di San Giorgio era di lire venete 26 più 8 sacchi di frumento e 25 mastelli di vino. In paese esistevano 60 pecore, 242 bovini e 82 cavalli. Per motivi di pubblica sicurezza 5 cittadini di Chirignago risultavano arrestati.
Nel 1817 l’inverno fu rigido e si dovettero contare 222 morti, tra cui molti bambini. Le cause più frequentemente indicate furono tifo e consunzione.
Il 16 Settembre 1835 visita pastorale del vescovo di Treviso Sebastiano Soldati.
Il 23 Giugno 1842 alle ore 2 del mattino muore di encefalite, in odor di santità, Marianna Zanella, munita dei ss. Sacramenti di confessione, comunione O.I. Pontificia assoluzione. Marianna era figlia di Antonio Zanella e Giacoma De Bortoli ed era nata a Feltre il 10 ottobre 1803. Visse santamente, nubile. Fu seppellita nell’antico cimitero a parte destra della porta, che guarda il mezzogiorno. L’arciprete Veruda ne era il padre spirituale, ne dirigeva l’anima e ne scrisse una biografia, conservata negli atti parrocchiali. Marianna Zanella doveva aver condotto un’esistenza davvero esemplare, testimonianza di profondi valori religiosi e morali, per indurre il parroco a scrivere una memoria della sua vita. Sarebbe forse il caso di indagare in merito.
Il 16 Aprile 1853 visita pastorale del vescovo di Treviso, il beato Giovanni Antonio barone Farina di Gambellara, noto perché fondatore dell’ordine delle suore Dorotee, convisitatore il canonico Bernardi.
Nel 1857 il trentaquattrenne Domenico Acquaroli, nato a Venezia l’8 Agosto 1823, realizza la pala tuttora conservata sul primo altare a destra (eretto nel 1736) raffigurante I Santi Lucia di Siracusa, Antonio da Padova e Giuseppe.

Cartografia del bosco di Chirignago
(distrutto durante la Prima Guerra Mondiale per utilizzarne il legname)

1697 Mappa del bosco di Chirignago disegnata a cura del perito Paolo Rossi

1747 Mappa del bosco detto Brombeo eseguita dal Tenente ingegnere Antonio Luchi nell'ambito delle operazioni del catastico condotto dal patron dell'Arsenale e Provveditore Sopra Boschi Carlo Grandenigo

1781 Mappa del territorio eseguita dal perito ingegnere ai Lidi Tomaso Scalfuroto e dagli aiutanti Pietro Battagioli e Antonio Ruggia


1876

1887 - Istituto Geografico Militare
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