1958 - 2008
50° anniversario della morte di mons. Riccardo Bottacin
In questo anno 2008 ricorre il 50° anniversario della morte di mons. Riccardo Bottacin, parroco di Chirignago dal 1914 al 1958, perciò la nostra comunità è chiamata a vivere una serie di manifestazioni che hanno come oggetto la memoria di questa figura singolare della nostra storia recente.
La prima manifestazione l’abbiamo già vissuta il 4 gennaio scorso con una celebrazione di suffragio presieduta dal vescovo di Treviso, mons. Andrea Bruno Mazzocato, che ha anche benedetto una lapide commemorativa sulla parete dell’ex-canonica che guarda verso piazza San Giorgio. Alla solenne Messa hanno concelebrato il nostro parroco don Roberto Trevisiol, l’arciprete di Salzano, mons. Paolo Cargnin, i sacerdoti orionini don Oreste Maiolini, direttore del Centro don Orione ed il suo collaboratore don Ivone Bortolato, i due parroci di Spinea, don Antonio Genovese dei SS. Vito e Modesto e don Marco Scattolon di Santa Maria Bertilla e B.V. Immacolata, il parroco di Catene don Lio Gasparotto più il segretario del vescovo.
La seconda manifestazione sarà realizzata il prossimo settembre nei giorni della Fiera Franca, dal 13 al 18, con una mostra che illustrerà usi, costumi e tradizioni locali del periodo storico corrispondente agli anni del servizio pastorale di mons. Bottacin, dal 1914 al 1958, esponendo per la prima volta anche parte dell’arredo sacro usato nel passato nella nostra parrocchia.
Il nostro ultimo impegno con cui si concluderà questo progetto di memoria storica sarà la realizzazione di una pubblicazione che tratteggi questa figura che tanto ha fatto nei 44 anni del suo ministero e che dalla nostra gente è stato ed è considerato uomo straordinario e prete santo.
L’autore della pubblicazione è il giornalista Giovanni Montagni, che utilizzerà anche una serie di memorie raccolte nel territorio con una parte di materiale inedito dell’Archivio Parrocchiale di Chirignago.
La pubblicazione, arricchita da una interessante serie di fotografie, sarà presentata alla popolazione probabilmente entro il prossimo mese di ottobre.
Certi che questa pubblicazione come la mostra di settembre sono momenti attesi da tante persone, come hanno dimostrato le numerose presenze alla celebrazione del 4 gennaio scorso, ci diamo appuntamento al prossimo settembre ed ottobre per completare il percorso di questa significativa e dovuta memoria.

Stiamo cercando fotografie di mons. Bottacin e di Chirignago del suo tempo. Se ne avete, fatecelo sapere scrivendo a cianfabio@hotmail.com. Garantiamo la massima cura e una veloce restituzione. Grazie fin d'ora.

MONS. RICCARDO BOTTACIN
Salzano, 4 gennaio 1876 – Chirignago, 4 gennaio 1958
Protonotario Apostolico
Canonico Onorario della Cattedrale di San Marco (Venezia)
Vicario della forania di Marghera
Vicario della forania
di San Giorgio di Chirignago
Arciprete di Chirignago dal 1914 al 1958

“Anima mite inclinata all’amore delle cose celesti”
Angelo Giuseppe Roncalli (Papa Giovanni XXIII)
Alla morte di mons. Giovanni Battista Buso, nel 1914, venne inviato a sostituirlo don Riccardo Bottacin, ordinato presbitero con dispensa Pontificia a Treviso, il 26 luglio 1898, dal vescovo mons. Giuseppe Apollonio, quindi cappellano a Spresiano fino al 7 novembre 1900, poi cappellano e vicario parrocchiale a Lancenigo e, dal 13 marzo 1903, Arciprete di Lancenigo.
Era nato a Salzano (Venezia), il 4 Gennaio 1876, da famiglia benestante, nella celebre Villa Bottacin, la Villetta seicentesca già residenza estiva della famiglia Contarini. L'educazione religiosa si assodò nella parrocchia ed ebbe possibilità di maggior sviluppo, nella preghiera, nell'Oratorio della Villetta, piccola chiesetta pregevole per linee e ornamenti architettonici, del 1654. Completò la sua formazione sacerdotale nel Seminario Vescovile di Treviso.
Di nobile casato, quindi, si distinse per le sue doti personali d’ingegno, di prudenza, d’umiltà e carità. Uno spirito d’altruismo più unico che raro senza ostentazione, privo di convenevoli e di parole inutili.
Alla morte del parroco di San Giovanni Battista di Lancenigo, don Riccardo, cappellano e vicario parrocchiale, ha 26 anni. Tutte le persone lo desiderano vivamente come parroco. Sacerdote di molta capacità, è stimato dai colleghi e dal Seminario che lo ebbe suo scolaro. Zelantizzimo e prudente, stimato e rispettato dal paese compie i suoi doveri con edificazione non comune. Intraprende e conduce il lavoro di ingrandimento della chiesa ormai insufficiente per la numerosissima parrocchia.
A Lancenigo andava a villeggiare, da vescovo, mons. Giacomo Della Chiesa, che nel 1914 sarebbe succeduto a Papa Pio X col nome di Benedetto XV. La sorella, marchesa Della Chiesa, vedova, abitava la villa del marito, conte Persico a Lancenigo. Si trattava di visite private ma in una occasione celebrò la Messa a Lancenigo (28-29 settembre 1908).
Il vescovo di Treviso, il Beato Andrea Giacinto Longhin, nominò don Riccardo Bottacin Arciprete di Chirignago nel 1914. Fece il suo ingresso domenica 11 ottobre.
L’eredità che si accingeva a ricevere avrebbe scoraggiato chiunque; la forte personalità del predecessore Mons. Giovanni Battista Buso, la stima ed il rispetto di cui era circondato ed il particolare momento storico denso di incognite, ne erano i tratti principali.
Il giovane parroco, aveva 38 anni, non si perse d’animo ed iniziò la sua missione, con umiltà, cercando di capire ed amare i nuovi figli.
Lo scoppio della Prima Guerra mondiale, neanche un anno dopo, nel 1915, mise a dura prova le sue doti di pastore.
Gli uomini ed i giovani validi furono arruolati. Ben duecento i richiamati alle armi. Allora Chirignago contava appena 4000 abitanti con Asseggian, Caene e Rana (Colombara). Partiva il fior fiore della gioventù incontro ad una guerra con fronte definito, con cannoni, trincee, bagagli trascinati con confusione fino al Piave sacro, dove avvenne l’immane sacrificio… sul Grappa, sugli altopiani di Asiago fino nel vicino Montello.
I lavori dei campi, che costituivano la principale fonte di reddito del paese, mancando gli uomini, passavano totalmente sulle spalle delle donne e dei pochi vecchi. La zona, essendo nelle immediate retrovie del fronte, era teatro di frequenti spostamenti di truppa e di un intenso traffico di vettovaglie.
In questa situazione, il nuovo parroco si prodigò, presso le autorità civili e militari, affinché in paese ci fossero l’ordine e la legalità. Un altro grosso problema era la conservazione e la salvaguardia dell’integrità del tessuto sociale.
Nonostante queste preoccupazioni, pensò di risolvere anche i problemi della vita quotidiana aiutando coloro che, per la guerra, non riuscivano a mettere insieme pranzo e cena, arrivando a dividere e spesso a donare il suo cibo, con immaginabile disappunto della Carlotta, la perpetua, che vedeva sparire la pignatta con il cibo già preparato.
Questa sua generosità divenne una costante, durante tutti i quarantaquattro anni che visse in mezzo a noi, sicchè la voce popolare diceva che dormiva senza lenzuola per averle donate alla povera gente.
Organizzò l’invio di notizie e pacchi ai prigionieri, pianse con le famiglie dei caduti (che furono 79 nella Prima Guerra Mondiale e 27 nella Seconda), soprattutto pregò tanto perché la comunità non si disperdesse in quella bufera.
Chirignago si accorse di non essere più orfana; aveva ritrovato un padre.
Nell’immediato primo dopoguerra, aiutò la ripresa, per quanto era nelle sue possibilità. Alcuni agricoltori, in momentanea difficoltà, furono esonerati dal quartese. Il quartese era una quota di prodotti in natura, proporzionata al raccolto, che veniva data al parroco per il suo sostentamento.
Gli anni che seguirono furono politicamente travagliati dalle lotte sociali. Fecero la prima apparizione le camicie nere (la camicia nera era la divisa dei fascisti), mostrando la loro vocazione all’intolleranza ed al sopruso. Gli oppositori venivano purgati con olio di ricino e, a volte, manganellati. Il parroco sostenne sempre i più deboli e gli oppressi.
Per questo suo atteggiamento venne schiaffeggiato da alcuni fascisti, che s’erano introdotti in canonica per convincerlo a sostenere la loro causa. Perdonò colui che l’aveva colpito, ma rimase fermo nel suo atteggiamento di disapprovazione, anche quando gli uomini del Partito Fascista, giunti al potere, si mascherarono di perbenismo.
Non benedisse gagliardetti e non condivise l’ottimismo di coloro che, anche in campo cattolico, durante la guerra civile di Spagna, vedevano nel fascismo il difensore della religione.
Con l’istituzione dell’Azione Cattolica, cercò di aggregare le giovani e le donne della parrocchia, offrendo loro occasioni di incontro, di svago e di formazione, al riparo delle tentazioni disgregatrici che la situazione presentava.
Don Riccardo Bottacin volle poi che il popoloso rione di Catene (la parrocchia di Chirignago comprendeva, allora, Catene, Villabona ed Asseggiano) avesse una sua chiesa dove veniva celebrata, a giorni fissi, la Santa Messa.
“Si cammina per strade e stradicciole… si trovano case, casette, casoni, osterie, rivendite, sale e saloni per tutti i gusti, belle scuole ed altre ancora che il municipio sta per aprire… non manca niente! Ossia manca tutto per le anime cristiane… e per diritto o per rovescio cristiani son tutti! Manca una chiesetta in mezzo… Vi sono oltre due mila persone sparse là dintorno come annelli dispersi d’una catena…” (Mons. Riccardo Bottacin).
Per mantenere fede a questo impegno, si recava a Catene, a piedi, lui stesso o delegava qualche cappellano. A Catene introdusse e curò il culto per la Madonna della Salute; si ricordano ancora le partecipate processioni, con la statua della Vergine salutata anche dai petardi dei ferrovieri. Non mancava di celebrare la Santa Messa neanche ad Asseggiano, nella vecchia chiesetta di Sant’Antonio.
Purtroppo gli toccò in sorte vivere un’altra guerra. Nel 1940, vide partire i suoi giovani figli, mandati a combattere nei fronti della Francia, della Jugoslavia e della lontana Russia. Assistette all’occupazione dei Tedeschi e, evento più tragico, vide i suoi parrocchiani uccisi (51 morti solo tra i civili e 27 tra i militari) dalle bombe dei liberatori.
Molte famiglie lasciarono la loro casa per rifugiarsi nei paesi vicini, un po’ più lontani dal Parco Ferroviario, che era diventato l’obiettivo preferito dai bombardieri inglesi e americani.
Un mercoledì mons. Bottacin celebrò la Messa nella chiesa di Maerne (Venezia) per i profughi di Chirignago. Molti di loro di solito andavano in chiesa solo ai funerali.
Invece, con grande stupore di tutti, la chiesa era quasi piena.
Dopo il Vangelo, mons. Bottacin, con il suo modo semplice, disse:
“Mi presento a voi con le mani vuote, pur sapendo che non sempre avete da mangiare, che con l’intera famiglia vivete in pochi metri quadrati e in case altrui. Sappiate che non vi ho abbandonati, che prego in continuazione per voi: solo questo posso fare!
Se passate per Chirignago, fate una visitina alla nostra bella chiesa; mi troverete sempre là o, se ci fosse un attacco aereo, nel campanile. Scambiare qualche parola con voi, sarebbe il più bel regalo che possiate farmi”.
Si videro tanti occhi arrossati e fazzoletti che frettolosamente asciugavano qualche lacrima.
Era venuto a mani vuote, ma ci aveva lasciato l’impagabile dono dell’amore e della solidarietà di un padre.
Per tenere il più possibile il contatto con i combattenti, istituì il gemellaggio tra i ragazzini aspiranti di Azione Cattolica e i soldati. Ogni aspirante aveva l’incarico di pregare e scrivere al suo soldato; la cosa funzionò. Quando tornavano, per la licenza, i soldati, s’incontravano con i loro piccoli fratelli per rinsaldarne la conoscenza e per raccontare loro il vero volto della guerra.
La carità del parroco integrò, in molti casi, l’insufficiente cibo assegnato dal razionamento dei generi alimentari. I Chirignaghesi, come il resto degli Italiani, dovettero stringere la cinghia, anche se un commentatore del regime andava affermando, per mascherare la realtà, che gli Italiani non avevano fame ma soltanto appetito.
I bombardamenti del 6 Ottobre 1943 e del 28 Marzo 1944 rivelarono il vero e tragico volto di quella guerra; il fronte era ovunque, nelle città, nei paesi, ci si doveva considerare in prima linea anche nella propria casa.
Nel primo bombardamento ci furono numerose vittime, tra cui bambini, al Parco Ferroviario tra i ferrovieri e i parenti degli stessi recatisi sul posto per avere notizie e sorpresi dall’ondata successiva.
Diverse case, vicino alla piazza e lungo la Miranese, verso Mestre, furono abbattute o lesionate e diversi furono coloro che persero la vita sotto le macerie. Furono rase al suolo villa Ivancich, villa Chinellato e la settecentesca villa Cecchini (poi del Conte Giorgi). Dell’ultima, che fu antico monastero, sono rimaste miracolosamente intatte solo le antiche mura con la pregevole edicola religiosa, con statua della Vergine (rubata nel 2004 e sostituita da una copia), che ha dato il nome alla Via della Madonnetta, in zona “Valsugana”.
Nel secondo bombardamento, di dimensioni più estese, Catene fu cancellata quasi totalmente e le vittime furono numerose.
Anche la chiesa di Catene fu distrutta. Lo scenario era apocalittico: case rase al suolo, profondi crateri e morti sfigurati dalle ferite e dal fango. Nelle due occasioni, prima dei funerali, il parroco era in chiesa, col volto rigato di lacrime e la corona del Rosario in mano, che pregava per tutti i figli, le cui spoglie erano composte in rudimentali casse d’abete.
L’occupazione dei Tedeschi non fu eccessivamente pesante. Si dedicarono a costruire fortini, barriere e fossati anticarro. Per realizzare queste difese si servirono di manodopera del luogo. Molti giovani, renitenti alla leva, vi trovarono lavoro e protezioni contro le retate dei repubblichini, pieni di livore verso l’alleato tedesco che proteggeva coloro che avevano osato disubbidire ai loro proclami.
I partigiani uscirono dalla clandestinità, verso la fine della guerra, opponendosi alle Brigate Nere, gli irriducibili della Repubblica Sociale di Salò nata sulle ceneri del fascismo, che, come un serpe colpito al capo, davano gli ultimi colpi di coda seminando lutti giustificati solo da cieco odio.
Venne la liberazione. Le famiglie sfollate tornarono alle loro case, se erano rimaste in piedi. Serpeggiavano ancora risentimenti verso coloro che avevano appoggiato il fascismo. Il parroco, dal pulpito, predicava la riconciliazione.
Con l’avvento dei partiti, gli animi si divisero in schieramenti contrapposti, con grande dolore del parroco che aveva sempre operato per l’unione. Si arrivò al punto che un giovane, fino a pochi anni prima chierichetto, non volle riconoscere il parroco recatosi a votare sprovvisto di documento d’identità personale.
Don Riccardo Bottacin nel 1927, in seguito all’annessione della parrocchia di Chirignago al Patriarcato di Venezia, venne incardinato al clero veneziano. Fu esaminatore sinodale, prosinodale e vicario foraneo. Il Patriarca buono e caritatevole Pietro card. La Fontaine ne volle premiare zelo e carità nominandolo, il 6 dicembre 1933, Canonico Onorario di San Marco e quindi Monsignore Protonotario Apostolico. Dopo la guerra venne festeggiato il trentesimo anniversario della sua entrata come parroco. In quell’occasione, cedendo all’insistenza dei cappellani, indossò i paramenti del suo grado; i parrocchiani, certamente più di lui, si vantavano di avere il parroco monsignore.
Accolse vari vescovi in visita pastorale tra cui ricordiamo il Beato Andrea Giacinto Longhin (9 Marzo 1924), vescovo di Treviso e i Patriarchi di Venezia cardinali Pietro La Fontaine (16 novembre 1929), Adeodato Giovanni Piazza (21 aprile 1940), Carlo Agostini (30 marzo 1952) e il Beato Angelo Giuseppe Roncalli (7 luglio 1957; poi Papa Giovanni XXIII).
Aveva gusto musicale. Curava che le liturgie fossero accompagnate da canti e musica d’organo.
Nel 1907 partecipò al congresso regionale di musica sacra celebrato a Padova presso la Basilica del Santo dal 10 al 13 giugno. Congresso a cui parteciparono tutti i nomi più illustri della riforma musicale in atto.
Fondò la Corale “Lorenzo Perosi”, sotto la guida del M° Sante Zanon, che fu poi Maestro del Coro del Gran Teatro “La Fenice” di Venezia e che compose in omaggio a monsignore uno splendido Tantum ergo Sacramentum per voci bianche ed organo. La corale eseguiva prevalentemente canti liturgici, accompagnando le celebrazioni nelle grandi festività e nelle feste particolari, ma eseguiva anche applauditi concerti.
Da grande appassionato e conoscitore di musica, aveva fatto nascere e crescere una "grande" corale ma apprezzava anche altre cose, belle e buone, che potevano allietare e favorire la promozione culturale e il senso comunitario dei suoi parrocchiani. Per questo, dopo la Prima Guerra Mondiale, fondò La Filodrammatica, che ospitava nel cinema-teatro "Manzoni". Lui stesso scriveva commedie scherzose per la filodrammatica.
Sotto forma di monologhi, che faceva recitare ai bambini o ai ragazzi, mons. Bottacin scriveva delle vere e argute prediche sulla bestemmia, sulla maldicenza o su qualche altro difetto dei suoi parrocchiani, che ne gradivano più la forma che la sostanza.
Una arguta nota sugli usi, costumi ed abitudini del suo popolo cerignaghese (di sua mano in occasione di un’agape con i suoi), rivela il carattere della gente. Il tutto lo riassume nelle “100 meraviglie di Chirignago”. In politica, in religione e nel commercio del pollame e delle piume… argutamente scherza coi suoi nomi, cognomi e soprannomi… tutto un mondo brioso ed allegro dei tempi passati.
Era abbonato all'Osservatore Romano, a Il Popolo Veneto, al Bollettino Diocesano e poi a parecchi periodici.
Era orgoglioso, come un padre, dei suoi figli e a chi insinuava che a Chirignago se impianta fasioi co la rivoltela e nasse ladri, rispondeva: e mi so el so piovàn.
Soleva dire ai giovani che si accingevano a scegliere la loro compagna: “Accertatevi che sia buona, che sia brava e, poiché ci si sposa una volta sola, che sia anche bella”.
Di lui, molti potrebbero scrivere un aneddoto, ma tutti si sentirebbero imbarazzati nel timore di non riuscire a mettere in risalto la sua esemplare figura.
L’omaggio più bello, di noi che l’abbiamo avuto come padre e maestro, e che sicuramente gradirebbe, è imitarlo.
Fino agli ultimi giorni della sua vita, fu fedele al suo ministero; nonostante il freddo fortissimo, al mattino presto, era in chiesa inginocchiato che pregava o recitava il Rosario, vicino al confessionale, in attesa di qualche penitente, prima di celebrare la Santa Messa.
Si confessava ogni quindici giorni e il suo confessore era don Luigi Bernardi di Mestre, poi don Pietro Rossi sempre di Mestre.
Tutti ricordano la sua alta figura, eretta nonostante l’età avanzata, scossa di tanto in tanto da un tic nervoso, paternamente benedicente.
Un’altra figura molto amata di parroco, che lasciò solida testimonianza di carità e di umiltà, in un’epoca di difficili cambiamenti politici e sociali e di indimenticabili tragedie.
Prima di morire, sentì il mormorio della preghiera dei numerosi suoi parrocchiani che, nel freddo vespro del 4 Gennaio 1958, s’erano spontaneamente riuniti sotto le finestre della sua camera. Tutti volevano dirgli ancora un grazie prima che morisse.
Morì il 4 Gennaio del 1958, nel giorno del suo ottantaduesimo compleanno.
E la morte del giusto rimane scolpita nei cuori dei figli rimasti orfani. I funerali? Un trionfo del pastore buono, amato, dimentico delle pompe esterne, umile anche se di natali nobili… Tutti attorno alla sua bara: autorità di Venezia dal Patriarca Angelo Giuseppe Roncalli, al sindaco di Venezia, con ben 70 sacerdoti delle diocesi di Venezia e Treviso e numerose autorità. Parlò Lui, il cardinale che fra pochi mesi diveniva Giovanni XXIII, il Papa della bontà e della distensione… un vero plebiscito, un tributo doveroso d’amore per colui che resse per 44 anni il suo popolo…
Nell'impossibilità di tumulare la sua salma in chiesa, fu comunque sepolto a Chirignago, nello stesso sarcofago del suo predecessore, mons. Giovanni Battista Buso, in mezzo ai suoi figli, in attesa di resurrezione.
Sul suo insegnamento molti sacerdoti lo seguirono primi i suoi numerosi vicari cooperatori:
- don Arduino Infanti (dal 1912 al 1920),
- don Romano Lazzarato (dal novembre 1920 al 1926, poi parroco a Sant'Andrea di Favaro Veneto),
- don Augusto Bilibio (dal 1925 al 1928),
- mons. Giuseppe Mario Brugnolo (dal 1928 al 1931, poi arciprete di Malamocco),
-
mons. Carlo Scattolin (dal 1930 al 1935, poi parroco a San Michele Arcangelo di Quarto D'Altino),
-
don Luigi Scattolin senior (dal 1935 al 1938),
- don Giuseppe Toniato (dal 1935 al 1938),
-
mons. Ermenegildo Fusaro (dal 1938 al 1943, poi professore del Seminario Patriarcale e Rettore di San Rocco a Venezia),
-
don Romeo Carniato (dal 1939 al 1951, poi dei Padri Venturini della Congregazione di Gesù Sacerdote di Trento, biografo di mons. Bottacin),
-
don Amedeo Viaggi (? dal 1939 al 1951?),
-
don Nicola Toth (? dal 1939 al 1951?),
-
mons. Aldo Fiorin (dal 1942 al 1944, poi parroco ai SS. Geremia e Lucia a Venezia),
-
don Pietro Salvalajo (dal 1944 al 1948, poi parroco a Marango di Caorle e a S. Michele di Marghera),
-
mons. Primo Zanardi (dal 1948 al 1958, poi arciprete di San Nicolò di Mira),
-
don Ettore Moschino (dal 1951 al 1953, poi parroco a Santa Maria del Rosario ai Gesuati a Venezia),
-
don Mario Bagagiolo (nel 1953),
- don Luigi Scattolin junior (nel 1953),
-
don Giovanni Sari (dal 1954 al 1958, poi primo parroco di Santa Maria del Suffragio ad Asseggiano - Nato il 16.04.1914, morto il 12.08.1991, riposa nel cimitero di Chirignago, accanto al sarcofago dei parroci mons. Bottacin e mons. Buso; sulla sua tomba l'iscrizione "La Comunità di Asseggiano al suo primo parroco con riconoscenza").
Furono 13 i Chirignaghesi che ne seguirono le orme da lui tracciate. Essi sono:
-
don Bruno Berton (parroco di San Michele di Marghera),
-
Padre Giuseppe Da Lio dei Padri Cavanis di Venezia (parroco di Walla Walla e poi di Valley, Washington - U.S.A.; a lui è intitolato il posto di prima tromba della Walla Walla Symphony Orchestra),
- Padre Armando Manente dei Padri Cavanis di Venezia,
-
don Guido Spolaor (Gesuita e missionario a Rio Novo Do Sul, in Brasile),
- mons. Odino Spolaor (2.04.1925 - 23.06.1984, Arciprete di Caorle - un suo ritratto è nella cappella del SS.mo Crocifisso, nel graffito raffigurante la Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci, opera di Giovanni Scaggiante),
-
don Ivano Bellin (parroco di Castello di Lugugnana di Caorle, di Campalto e di Portegrandi - riposa nel cimitero di Chirignago),
-
don Giuseppe Baldan, salesiano,
-
don Giuseppe Soldà, salesiano,
- Padre Giancarlo Mialich (cappuccino missionario in Angola),
-
don Fabiano Scaggiante (parroco a San Gaetano di Caorle e a S. Giuseppe Lavoratore di Cortellazzo),
-
don Gino Zuccon (parroco di Santa Margherita di Caorle),
-
don Livio De Pazzi (nato il 20.03.1922, ammalatosi gravemente in prossimità del sacerdozio, fu ordinato all'ospedale dal Patriarca Adeodato Giovanni card. Piazza; morì qualche mese dopo, il 20.04.1946, a soli 24 anni; ebbe la consolazione di celebrare 14 Sante Messe; riposa nello stesso sarcofago dei parroci mons. Bottacin e mons. Buso; per lui l'epitaffio "al sacerdote novello eterna pace"),
- Carlo Bagato (morì a 23 anni, nel 1942, durante il III corso di teologia, dopo aver ricevuto nel 1940 i ministeri dell'ostiariato e del lettorato dal Patriarca Adeodato Giovanni card. Piazza).
Ben 18 le suore portate alla Consacrazione da mons. Riccardo Bottacin, di cui 15 appartenenti alla Congregazione delle Figlie di San Giuseppe del Ven. mons. Luigi Caburlotto di Venezia.
Fu grazie a Mons. Bottacin che sorsero le parrocchie di Cristo Divin Operaio a Ca' Emiliani (1946), di Santa Maria Ausiliatrice della Gazzera (1946), di Santa Maria della Salute di Catene (1951), di San Pio X a Marghera (1956), di Santa Maria del Suffragio ad Asseggiano (1957), di Santa Barbara (1958), e della Natività di Gesù Cristo (già Madonna delle Grazie) a Villabona.
A lui è stata intitolata una strada del centro di Chirignago e la sala maggiore del patronato, collegata alla nuova canonica, dov’è conservato un suo ritratto, opera di Giovanni Scaggiante. Nel 1959 i parrocchiani posero sul suo sepolcro un grande busto in bronzo, a tutto tondo, che lo rappresenta in un abituale atteggiamento di raccoglimento e preghiera, opera del parrocchiano Giorgio Cagnin (realizzata con la tecnica antica della fusione "a cera persa" dalla fonderia di Gino Gobbi e con la collaborazione di Olindo Zambolin e Bruno Gomirato), ed inaugurarono in chiesa, accanto alla porta della sacrestia, una lapide commemorativa, con busto bronzeo in altorilievo, opera dello scultore Remigio Barbaro da Burano (21.03.1911 - 19.01.2005).
Il 4 gennaio 2008, nel 50° anniversario della sua nascita in cielo, S.Ecc. mons. Andrea Bruno Mazzocato, vescovo di Treviso, ha officiato una solenne celebrazione eucaristica in memoria di mons. Bottacin, animata dalla corale "Lorenzo Perosi", alla presenza di numerosi sacerdoti e dei parenti di monsignore. Al termine della Santa Messa è stata scoperta e benedetta una targa commemorativa in marmo, posta sulla parete dell'ex canonica in Piazza San Giorgio, con la seguente iscrizione (testo di mons. Antonio Niero, noto storico della Chiesa di Venezia): "In questo edificio, già casa dei parroci di Chirignago, mons. RICCARDO BOTTACIN, amato pastore del suo popolo, chiuse la vita in Cristo il 4.1.1958. La Parrocchia pose il 4.1.2008".
Epitaffio scolpito sulla tomba di mons. Riccardo Bottacin (testo di mons. Antonio Niero):
QUI
TRA I SUOI FIGLI TANTO AMATI
RIPOSA NELLA PACE DEI GIUSTI
IN ATTESA DELLA FINALE RESURREZIONE
MONSIGNOR RICCARDO BOTTACIN
ARCIPRETE DI CHIRIGNAGO
MODELLO DI VIRTÙ SACERDOTALI
ESEMPIO DI SACRIFICIO PER LE ANIME
A 4.1.1876 - Ω 4.1.1958
Testo di mons. Antonio Niero scolpito sulla lapide commemorativa posta in chiesa:
A Ω
A PERENNE RICORDO
DI
MONSIGNOR RICCARDO BOTTACIN
PER 44 ANNI ARCIPRETE DI CHIRIGNAGO
DOVE
CONFORTATORE DI POVERI E DI AFFLITTI
EDUCATORE DI ANIME
PROFUSE RICCHEZZE DI BONTÀ E DI SOSTANZE
FATTO A TUTTI E IN TUTTO ESEMPIO E MODELLO
DI GESÙ DIVINO PASTORE
I PARROCCHIANI RICONOSCENTI
P
1959
Clic sulle immagini per ingrandire
|

La tazza utilizzata da mons. Bottacin per bere il latte |
|

Calice in argento dorato (1911) di mons. Giovanni Battista Buso, utilizzato da mons. Bottacin per celebrare la Santa Messa nelle grandi solennità |
|

Calice in argento dorato di mons. Bottacin, probabilmente donato dalle "figlie" di Lancenigo alla sua partenza nel 1914 (iniziali Dn. R. B. sul piedistallo) |

1922 - La Corale di chirignago diretta dal M° Sante Zanon (in centro) - con don Riccardo (a dx) e il cappellano don Romano Lazzarato (a sx) (?) |

Mattone della Reverenda Fabbrica di San Pietro, ricordo di un pellegrinaggio parrocchiale a Roma nel Giubileo 1925 |
Leggio in legno dorato utilizzato da mons. Bottacin per celebrare la Santa Messa nelle grandi solennità |
1922 -
don Riccardo Bottacin
assieme al Maestro della Corale di Chirignago Sante Zanon |

L' Azione Cattolica con il Servo di Dio Pietro card. La Fontaine, Patriarca di Venezia dal 1915 al 1935, in Visita Pastorale (1929). Accanto al Patriarca (a sinistra)
don Riccardo Bottacin |

Don Riccardo Bottacin con il Servo di Dio Pietro card. La Fontaine, Patriarca in Visita Pastorale (16.11.1929) |
1928
Don Riccardo Bottacin visita un suo parrocchiano in montagna |

1933 - Mons. Bottacin esce dalla canonica dopo la nomina a Monsignore con mons. Manzoni, vicario foraneo di Mestre (a dx),
don Ermenegildo Fusaro (a sx),
don Antonio Saccardo e
don Bruno Berton (dietro) |
1933 - mons. Bottacin con mons. Ettore Secondo Manzoni arciprete di Mestre (a sx) e don Antonio Saccardo (a dx) |

Mons. Bottacin con il cappellano don Ermenegildo Fusaro e gli uomini di AC (primi anni '40)
|

Mons. Bottacin sui gradini della chiesa con una coppia di sposi
(19 Settembre 1945) |

Mons. Bottacin con una coppia di sposi novelli
(29 Settembre 1951) |
Mons. Bottacin in preghiera davanti alla statua della Madonna della Salute della chiesa di Catene |

1954 - Pranzo per festeggiare l'ordinazione sacerdotale di Padre Giancarlo Mialich, missionario in Angola (al centro). A capo tavola mons. Bottacin con accanto don Primo Zanardi |

In sacrestia
con coppia
di sposi e testimoni
1957
|

Mons. Bottacin in via Miranese, davanti alla Villa Cosulich,
al corteo funebre di un giovane parrocchiano (Agosto 1950)
|

Mons. Bottacin in cimitero al funerale di un giovane parrocchiano davanti alla croce dell'Anno Santo 1933-34 (1950) |

Mons. Bottacin sul sagrato della chiesa - corteo funebre
(agosto 1950)
|

Mons. Bottacin all'inaugurazione del capitello di via Ivancich |

Mons. Bottacin benedice il capitello di via Ivancich (1955) |

Mons. Bottacin in preghiera al capitello di via Ivancich (1955) |

Mons. Bottacin (in centro)
con i cappellani in dalmatica
don Primo Zanardi (a sinistra) e don Giovanni Sari (a destra)
|

Mons. Bottacin celebra la Santa Messa solenne assieme
a don Giovanni Sari (in primo piano) e a don Primo Zanardi
|

Mons. Bottacin (al centro), don Primo Zanardi (a sinistra), don Giovanni Sari (a destra davanti) e don Romeo Carniato (a dx) |

Mons. Bottacin davanti alla vecchia canonica con gli Uomini di Azione Cattolica per la festa della bandiera 1957 (poche settimane prima di morire) |
In memoria
Pie Jesu Domine,
dona Ei requiem |
I funerali celebrati dal Patriarca Roncalli il 7 gennaio 1958
(foto tratta da el campanon) |

Busto di mons. Bottacin, opera del 1959 di Remigio Barbaro da Burano |

La lapide commemorativa posta in chiesa accanto all'ingresso della sacrestia |

Il sarcofago dei parroci mons. Buso e mons. Bottacin in un acquerello del 1914
(originale a colori)
|

Il grande busto in bronzo posto sopra la tomba di mons. Bottacin, opera di Giorgio Cagnin del 1959
|
Giorgio Cagnin accanto alla tomba di mons. Bottacin |

Mons. Riccardo Bottacin e
mons. Odino Spolaor ritratti da
Giovanni Scaggiante |

L'immagine più celebre di
mons. Riccardo Bottacin
(1876-1958)
|

Ritratto di mons. Bottacin,
opera di Giovanni Scaggiante
(sala mons. Bottacin)
|
La targa commemorativa posta
sulla parete dell'ex-canonica
in Piazza San Giorgio |
Le celebrazioni nel primo anniversario della morte (1959)

La Messa celebrata dal nuovo Arciprete |

I parenti
di mons. Bottacin |

I fratelli
di mons. Bottacin |
|
|
|
|
|
|

Le bambine dell' asilo con la mantellina |

.
. |

Mons. Ermenegildo Fusaro legge i telegrammi |

Benedizione lapide commemorativa |

Inaugurazione lapide commemorativa |
|
|
|
|
|
|

In cimitero, alla tomba |

In cimitero, alla tomba |

Prof. Eugenio Bacchion |

nel cinema teatro
|
|
|
|
|
4 Gennaio 2008 - Santa Messa nel 50° anniversario della morte di mons. Riccardo Bottacin
presieduta da S.Ecc. mons. Andrea Bruno Mazzocato, vescovo di Treviso
e benedizione della targa in marmo posta sulla parete della ex-canonica in Piazza San Giorgio
(un ringraziamento particolare a Omar Fardin di Photo Project - Chirignago)
|