MONS. RICCARDO BOTTACIN
Salzano, 4 gennaio 1876 – Chirignago, 4 gennaio 1958
Canonico Onorario della Cattedrale di San Marco (Venezia)
(Protonotario Apostolico)
Vicario della forania di Marghera
Vicario della forania
di San Giorgio di Chirignago
Arciprete di Chirignago dal 1914 al 1958

“Anima mite inclinata all’amore delle cose celesti”
Angelo Giuseppe Roncalli (Papa Giovanni XXIII)
EL BONSIGNOR
Alla morte di mons. Giovanni Battista Buso, nel 1914, venne inviato a sostituirlo don Riccardo Bottacin, ordinato presbitero con dispensa Pontificia a Treviso, a ventidue anni, il 26 luglio 1898, dal vescovo mons. Giuseppe Apollonio, quindi cappellano a Spresiano fino al 7 novembre 1900, poi cappellano e vicario parrocchiale a Lancenigo e, dal 13 marzo 1903, Arciprete di Lancenigo.
Era nato a Salzano (Venezia), il 4 Gennaio 1876, da famiglia benestante (il padre Alessandro fu sindaco di quel Comune in due trienni sul finire del secolo, come nei decenni sucessivi lo fu anche il fratello di Riccardo, Paolino), nella celebre Villa Bottacin, la Villetta seicentesca già residenza estiva della famiglia Contarini. Fu battezzato a mezzogiorno del 12 gennaio 1876 dal vicario don Giovanni Artuso. L'educazione religiosa si assodò nella parrocchia di Salzano grazie all'Arciprete mons. Giuseppe Menegazzi (successore di don Giuseppe Sarto) ed ebbe possibilità di maggior sviluppo, nella preghiera, nell'Oratorio della Villetta, piccola chiesetta pregevole per linee e ornamenti architettonici, del 1654, dedicato a San Francesco d'Assisi. Completò la sua formazione sacerdotale nel Seminario Vescovile di Treviso.
Di nobile casato, quindi, si distinse per le sue doti personali d’ingegno, di prudenza, d’umiltà e carità. Uno spirito d’altruismo più unico che raro senza ostentazione, privo di convenevoli e di parole inutili.
Alla morte del parroco di San Giovanni Battista di Lancenigo, don Riccardo, cappellano e vicario parrocchiale, ha 26 anni. Tutte le persone lo desiderano vivamente come parroco. Sacerdote di molta capacità, è stimato dai colleghi e dal Seminario che lo ebbe suo scolaro. Zelantizzimo e prudente, stimato e rispettato dal paese compie i suoi doveri con edificazione non comune. Intraprende e conduce il lavoro di ingrandimento della chiesa ormai insufficiente per la numerosissima parrocchia.
A Lancenigo andava a villeggiare l'arcivescovo di Bologna mons. Giacomo Della Chiesa, che nel 1914 sarebbe succeduto a Papa Pio X col nome di Benedetto XV. La sorella, marchesa Giulia Della Chiesa, vedova, abitava la villa del marito, conte Persico, a Lancenigo. Si trattava di visite private ma in una occasione celebrò la Messa a Lancenigo (28-29 settembre 1908).
Il vescovo di Treviso, il Beato Andrea Giacinto Longhin, nominò don Riccardo Bottacin Arciprete di Chirignago nel 1914. Fece il suo ingresso domenica 11 ottobre.
L’eredità che si accingeva a ricevere avrebbe scoraggiato chiunque; la forte personalità del predecessore mons. Giovanni Battista Buso, la stima ed il rispetto di cui era circondato ed il particolare momento storico denso di incognite, ne erano i tratti principali.
Il giovane parroco, aveva 38 anni, non si perse d’animo ed iniziò la sua missione, con umiltà, cercando di capire ed amare i nuovi figli.
Lo scoppio della Prima Guerra mondiale, neanche un anno dopo, nel 1915, mise a dura prova le sue doti di pastore.
Gli uomini ed i giovani validi furono arruolati. Ben duecento i richiamati alle armi. Allora Chirignago contava appena 4000 abitanti con Asseggian, Caene e Rana (Colombara). Partiva il fior fiore della gioventù incontro ad una guerra con fronte definito, con cannoni, trincee, bagagli trascinati con confusione fino al Piave sacro, dove avvenne l’immane sacrificio… sul Grappa, sugli altopiani di Asiago fino nel vicino Montello.
I lavori dei campi, che costituivano la principale fonte di reddito del paese, mancando gli uomini, passavano totalmente sulle spalle delle donne e dei pochi vecchi. La zona, essendo nelle immediate retrovie del fronte, era teatro di frequenti spostamenti di truppa e di un intenso traffico di vettovaglie.
In questa situazione, il nuovo parroco si prodigò, presso le autorità civili e militari, affinché in paese ci fossero l’ordine e la legalità. Un altro grosso problema era la conservazione e la salvaguardia dell’integrità del tessuto sociale.
Nonostante queste preoccupazioni, pensò di risolvere anche i problemi della vita quotidiana aiutando coloro che, per la guerra, non riuscivano a mettere insieme pranzo e cena, arrivando a dividere e spesso a donare il suo cibo, con immaginabile disappunto della Carlotta, la perpetua, che vedeva sparire la pignatta con il cibo già preparato.
Questa sua generosità divenne una costante, durante tutti i quarantaquattro anni che visse in mezzo a noi, sicchè la voce popolare diceva che dormiva senza lenzuola per averle donate alla povera gente.
Organizzò l’invio di notizie e pacchi ai prigionieri, pianse con le famiglie dei caduti (che furono 79 nella Prima Guerra Mondiale e 27 nella Seconda), soprattutto pregò tanto perché la comunità non si disperdesse in quella bufera.
Chirignago si accorse di non essere più orfana; aveva ritrovato un padre.
Nel 1918 si ammalò di pleuro-polmonite, con serio pericolo di degenerazione in tisi. Il Beato Andrea Giacinto Longhin, Vescovo di Treviso, invocò a Papa Benedetto XV una speciale benedizione affermando che "sarebbe un tesoro di sacerdote che si perderebbe".
Nell’immediato primo dopoguerra, aiutò la ripresa, per quanto era nelle sue possibilità. Alcuni agricoltori, in momentanea difficoltà, furono esonerati dal quartese. Il quartese era una quota di prodotti in natura, proporzionata al raccolto, che veniva data al parroco per il suo sostentamento.
Gli anni che seguirono furono politicamente travagliati dalle lotte sociali. Fecero la prima apparizione le camicie nere (la camicia nera era la divisa dei fascisti), mostrando la loro vocazione all’intolleranza ed al sopruso. Gli oppositori venivano purgati con olio di ricino e, a volte, manganellati. Il parroco sostenne sempre i più deboli e gli oppressi.
Per questo suo atteggiamento venne schiaffeggiato da alcuni fascisti, che s’erano introdotti in canonica per convincerlo a sostenere la loro causa. Perdonò colui che l’aveva colpito, ma rimase fermo nel suo atteggiamento di disapprovazione, anche quando gli uomini del Partito Fascista, giunti al potere, si mascherarono di perbenismo.
Non benedisse gagliardetti e non condivise l’ottimismo di coloro che, anche in campo cattolico, durante la guerra civile di Spagna, vedevano nel fascismo il difensore della religione.
Con l’istituzione dell’Azione Cattolica, cercò di aggregare le giovani e le donne della parrocchia, offrendo loro occasioni di incontro, di svago e di formazione, al riparo delle tentazioni disgregatrici che la situazione presentava.
A don Riccardo Bottacin si deve la costruzione dell'attuale Scuola dell'Infanzia "Sacro Cuore". Il 13 giugno 1920 venne posta la prima pietra e l'asilo fu così aperto il 18 settembre 1921, costruito su progetto del Ing. Ignazio Saccardo.
Volle poi che il popoloso rione di Catene (la parrocchia di Chirignago comprendeva, allora, Catene, Villabona ed Asseggiano) avesse una sua chiesa dove veniva celebrata, a giorni fissi, la Santa Messa.
“Si cammina per strade e stradicciole… si trovano case, casette, casoni, osterie, rivendite, sale e saloni per tutti i gusti, belle scuole ed altre ancora che il municipio sta per aprire… non manca niente! Ossia manca tutto per le anime cristiane… e per diritto o per rovescio cristiani son tutti! Manca una chiesetta in mezzo… Vi sono oltre due mila persone sparse là dintorno come annelli dispersi d’una catena…” (Mons. Riccardo Bottacin).
Per mantenere fede a questo impegno, si recava a Catene, a piedi, lui stesso o delegava qualche cappellano. A Catene introdusse e curò il culto per la Madonna della Salute; si ricordano ancora le partecipate processioni, con la statua della Vergine salutata anche dai petardi dei ferrovieri. Non mancava di celebrare la Santa Messa neanche ad Asseggiano, nella vecchia chiesetta di Sant’Antonio.
Nel 1933 inaugurò la grande sala monumentale “Ai Nostri Caduti” di via del Parroco, costruita, a memoria dei Caduti di tutte le guerre, accanto alla Scuola dell’Infanzia “Sacro Cuore”, con i fondi venuti dal Comitato Festeggiamenti, molto attivo nella Fiera Franca di settembre, e dall'Associazione Combattenti e Reduci di Chirignago. Venne subito finalizzata a patronato dei ragazzi e divenne la sede di tutte le attività ricreative e associative: Schola Cantorum, Azione Cattolica, Scout, Figlie di Maria…
Qualche anno più tardi venne costruito anche il Teatro parrocchiale "Alessandro Manzoni", con il cinematografo.
Nel 1936 acquistò una statua della Beata Vergine di Lourdes, opera di scultore di Ortisei (Val Gardena) e fece realizzare in chiesa una grotta dove è stata collocata (foto1; foto2; foto3). Sempre a mons. Bottacin si deve l'acquisto delle preziose statue che ancor oggi a Natale vengono utilizzate per la realizzazione del presepio in chiesa. Tra il 1935 ed il 1955 fa costruire e benedice numerosi capitelli tra i quali: nel 1931 in via Ghetto dedicato a Sant'Antonio da Padova, con statua in grandezza naturale; nel 1932 in via Frassinelli dedicato alla Vergine; nel 1936 in vicolo Sestella dedicato inizialmente a Sant'Antonio da Padova e ora alla Vergine; nell'anno santo 1950 in via Bosso "alla Vergine Maria per la sua materna protezione nella guerra del 1940-45"; nel 1954 a Villabona alla Vergine; nel 1955 in Via Ivancich alla Vergine Immacolata (foto1; foto2; foto3; foto4; foto5; foto6). Nel marzo 1950 accolse la "Madonna Pellegrina" (foto1; foto2), giunta a Chirignago nell'ambito della Peregrinatio Mariae indetta a Venezia l'anno prima dal Patriarca Carlo Agostini.
Purtroppo gli toccò in sorte vivere un’altra guerra. Nel 1940, vide partire i suoi giovani figli, mandati a combattere nei fronti della Francia, della Jugoslavia e della lontana Russia. Assistette all’occupazione dei Tedeschi e, evento più tragico, vide i suoi parrocchiani uccisi (51 morti solo tra i civili e 27 tra i militari) dalle bombe dei liberatori.
Molte famiglie lasciarono la loro casa per rifugiarsi nei paesi vicini, un po’ più lontani dal Parco Ferroviario, che era diventato l’obiettivo preferito dai bombardieri inglesi e americani.
Un mercoledì mons. Bottacin celebrò la Messa nella chiesa di Maerne (Venezia) per i profughi di Chirignago. Molti di loro di solito andavano in chiesa solo ai funerali.
Invece, con grande stupore di tutti, la chiesa era quasi piena.
Dopo il Vangelo, mons. Bottacin, con il suo modo semplice, disse:
“Mi presento a voi con le mani vuote, pur sapendo che non sempre avete da mangiare, che con l’intera famiglia vivete in pochi metri quadrati e in case altrui. Sappiate che non vi ho abbandonati, che prego in continuazione per voi: solo questo posso fare!
Se passate per Chirignago, fate una visitina alla nostra bella chiesa; mi troverete sempre là o, se ci fosse un attacco aereo, nel campanile. Scambiare qualche parola con voi, sarebbe il più bel regalo che possiate farmi”.
Si videro tanti occhi arrossati e fazzoletti che frettolosamente asciugavano qualche lacrima.
Era venuto a mani vuote, ma ci aveva lasciato l’impagabile dono dell’amore e della solidarietà di un padre.
Per tenere il più possibile il contatto con i combattenti, istituì il gemellaggio tra i ragazzini aspiranti di Azione Cattolica e i soldati. Ogni aspirante aveva l’incarico di pregare e scrivere al suo soldato; la cosa funzionò. Quando tornavano, per la licenza, i soldati, s’incontravano con i loro piccoli fratelli per rinsaldarne la conoscenza e per raccontare loro il vero volto della guerra.
La carità del parroco integrò, in molti casi, l’insufficiente cibo assegnato dal razionamento dei generi alimentari. Gli abitanti di Chirignago, come il resto degli Italiani, dovettero stringere la cinghia, anche se un commentatore del regime andava affermando, per mascherare la realtà, che gli Italiani non avevano fame ma soltanto appetito.
I bombardamenti del 6 Ottobre 1943 e del 28 Marzo 1944 rivelarono il vero e tragico volto di quella guerra; il fronte era ovunque, nelle città, nei paesi, ci si doveva considerare in prima linea anche nella propria casa.
Nel primo bombardamento ci furono numerose vittime, tra cui bambini, al Parco Ferroviario tra i ferrovieri e i parenti degli stessi recatisi sul posto per avere notizie e sorpresi dall’ondata successiva.
Diverse case, vicino alla piazza e lungo la Miranese, verso Mestre, furono abbattute o lesionate e diversi furono coloro che persero la vita sotto le macerie. Furono rase al suolo villa Ivancich, villa Chinellato e la settecentesca villa Cecchini (poi del Conte Giorgi). Dell’ultima, che fu antico monastero, sono rimaste miracolosamente intatte solo le antiche mura con la pregevole edicola religiosa del 1719, con statua della Vergine (rubata nel 2004 e sostituita da una copia), che ha dato il nome alla Via della Madonnetta, in zona “Valsugana”. Stessa sorte toccò anche al capitello delle casette Saccardo, in via Miranese, rimasto incredibilmente in piedi accanto alle macerie del bombardamento.
Nel secondo bombardamento, di dimensioni più estese, Catene fu cancellata quasi totalmente e le vittime furono numerose.
Anche la chiesa di Catene fu distrutta. Rimasero miracolosamenti intatti l'altare, il tabernacolo e la statua della Vergine. Lo scenario era apocalittico: case rase al suolo, profondi crateri e morti sfigurati dalle ferite e dal fango. Nelle due occasioni, prima dei funerali, il parroco era in chiesa, col volto rigato di lacrime e la corona del Rosario in mano, che pregava per tutti i figli, le cui spoglie erano composte in rudimentali casse d’abete.
L’occupazione dei Tedeschi non fu eccessivamente pesante. Si dedicarono a costruire fortini, barriere e fossati anticarro. Per realizzare queste difese si servirono di manodopera del luogo. Molti giovani, renitenti alla leva, vi trovarono lavoro e protezioni contro le retate dei repubblichini, pieni di livore verso l’alleato tedesco che proteggeva coloro che avevano osato disubbidire ai loro proclami.
I partigiani uscirono dalla clandestinità, verso la fine della guerra, opponendosi alle Brigate Nere, gli irriducibili della Repubblica Sociale di Salò nata sulle ceneri del fascismo, che, come un serpe colpito al capo, davano gli ultimi colpi di coda seminando lutti giustificati solo da cieco odio.
Venne la liberazione. Le famiglie sfollate tornarono alle loro case, se erano rimaste in piedi. Serpeggiavano ancora risentimenti verso coloro che avevano appoggiato il fascismo. Il parroco, dal pulpito, predicava la riconciliazione.
Con l’avvento dei partiti, gli animi si divisero in schieramenti contrapposti, con grande dolore del parroco che aveva sempre operato per l’unione. Si arrivò al punto che un giovane, fino a pochi anni prima chierichetto, non volle riconoscere il parroco recatosi a votare sprovvisto di documento d’identità personale.
Don Riccardo Bottacin nel 1927, in seguito all’annessione della parrocchia di Chirignago al Patriarcato di Venezia, venne incardinato al clero veneziano, acquisendo così tutti i privilegi concessi dalla Santa Sede ai parroci del Patriarcato (anello, mantelletta e partecipazione alle Nove Congregazioni del clero). Fu esaminatore sinodale, prosinodale e vicario foraneo. Il Patriarca buono e caritatevole Pietro card. La Fontaine ne volle premiare zelo e carità nominandolo, il 6 dicembre 1933, Canonico Onorario di San Marco. Dopo la guerra venne festeggiato il trentesimo anniversario della sua entrata come parroco. In quell’occasione, cedendo all’insistenza dei cappellani, indossò le insegne del suo grado; i parrocchiani, certamente più di lui, si vantavano di avere il parroco monsignore Protonotario Apostolico.
Accolse vari vescovi in visita pastorale tra cui ricordiamo il Beato Andrea Giacinto Longhin (9 Marzo 1924), vescovo di Treviso e i Patriarchi di Venezia cardinali Pietro La Fontaine (16 novembre 1929), Adeodato Giovanni Piazza (21 aprile 1940), Carlo Agostini (30 marzo 1952) e il Beato Angelo Giuseppe Roncalli (7 luglio 1957; poi Papa Giovanni XXIII).
Aveva gusto musicale. Curava che le liturgie fossero accompagnate da canti e musica d’organo.
Dal 10 al 13 giugno 1907 partecipò al congresso regionale di musica sacra celebrato a Padova presso la Basilica del Santo, presieduto da padre Angelo De Santi di Roma, cui parteciparono tutti i nomi più illustri della riforma musicale in atto: Giovanni Tebaldini, Giuseppe Terrabuglio di Milano, Oreste Ravanello, mons. Giuseppe Maggio di Verona, Delfino Thermignon della cappella musicale di San Marco di Venezia, Ciro Grassi, mons. Giovanni Battista Cheso, mons. Raffaele Casimiri, ecc... Durante il congresso, cui presero parte anche il Patriarca di Venezia Aristide card. Cavallari, il vescovo di Treviso beato Andrea Giacinto mons. Longhin e il vescovo di Ceneda Sigismondo mons. Brandolini Rota, la sera dell'11 giugno fu inaugurato l'organo della cattedrale patavina, opera di Domenico Malvestio e figlio. Nell'Aprile 1925 mons. Bottacin ospitò un Convegno Ceciliano a Chirignago, nell'ambito delle iniziative di promozione della musica sacra, secondo i dettami della riforma voluta da Papa Pio X con il famoso Motu proprio de restauratione musicae sacrae - Inter pastoralis officii sollicitudines emanato il 22 novembre 1903, giorno della ricorrenza di Santa Cecilia.
Fondò il Coro “Lorenzo Perosi”, sotto la guida del M° Sante Zanon, che fu poi Maestro del Coro del Gran Teatro “La Fenice” di Venezia e che compose in omaggio a monsignore uno splendido Tantum ergo Sacramentum per voci bianche ed organo (inedito, lo spartito manoscritto è conservato nell'archivio parrocchiale). Il coro eseguiva prevalentemente canti liturgici, accompagnando le celebrazioni nelle grandi festività e nelle feste particolari, ma eseguiva anche applauditi concerti.
Da grande appassionato e conoscitore di musica, aveva fatto nascere e crescere un "grande" coro ma apprezzava anche altre cose, belle e buone, che potevano allietare e favorire la promozione culturale e il senso comunitario dei suoi parrocchiani. Per questo, dopo la Prima Guerra Mondiale, fondò La Filodrammatica, che ospitava nel cinema-teatro "Alessandro Manzoni" (ora Sala "San Giorgio"). Lui stesso scriveva commedie scherzose per la filodrammatica.
Sotto forma di monologhi, che faceva recitare ai bambini o ai ragazzi, mons. Bottacin scriveva delle vere e argute prediche sulla bestemmia, sulla maldicenza o su qualche altro difetto dei suoi parrocchiani, che ne gradivano più la forma che la sostanza.
Una arguta nota sugli usi, costumi ed abitudini del suo popolo cerignaghese (di sua mano in occasione di un’agape con i suoi), rivela il carattere della gente. Il tutto lo riassume nelle “100 meraviglie di Chirignago”. In politica, in religione e nel commercio del pollame e delle piume… argutamente scherza coi suoi nomi, cognomi e soprannomi… tutto un mondo brioso ed allegro dei tempi passati.
Era abbonato all'Osservatore Romano, a Il Popolo Veneto, al Bollettino Diocesano e poi a parecchi periodici.
Era orgoglioso, come un padre, dei suoi figli e a chi insinuava che a Chirignago se impianta fasioi co la rivoltela e nasse ladri, rispondeva: e mi so el so piovàn.
Soleva dire ai giovani che si accingevano a scegliere la loro compagna: “Accertatevi che sia buona, che sia brava e, poiché ci si sposa una volta sola, che sia anche bella”.
Di lui, molti potrebbero scrivere un aneddoto, ma tutti si sentirebbero imbarazzati nel timore di non riuscire a mettere in risalto la sua esemplare figura.
L’omaggio più bello, di noi che l’abbiamo avuto come padre e maestro, e che sicuramente gradirebbe, è imitarlo.
Fino agli ultimi giorni della sua vita, fu fedele al suo ministero; nonostante il freddo fortissimo, al mattino presto, era in chiesa inginocchiato che pregava o recitava il Rosario, vicino al confessionale, in attesa di qualche penitente, prima di celebrare la Santa Messa.
Si confessava ogni quindici giorni e il suo confessore era don Luigi Bernardi di Mestre, poi don Pietro Rossi sempre di Mestre.
Tutti ricordano la sua alta figura, eretta nonostante l’età avanzata, scossa di tanto in tanto da un tic nervoso, paternamente benedicente.
Un’altra figura molto amata di parroco, che lasciò solida testimonianza di carità e di umiltà, in un’epoca di difficili cambiamenti politici e sociali e di indimenticabili tragedie.
Prima di morire, sentì il mormorio della preghiera dei numerosi suoi parrocchiani che, nel freddo vespro del 4 Gennaio 1958, s’erano spontaneamente riuniti sotto le finestre della sua camera. Tutti volevano dirgli ancora un grazie prima che morisse.
Morì il 4 Gennaio del 1958, nel giorno del suo ottantaduesimo compleanno.
E la morte del giusto rimane scolpita nei cuori dei figli rimasti orfani. I funerali? Un trionfo del pastore buono, amato, dimentico delle pompe esterne, umile anche se di natali nobili… Tutti attorno alla sua bara: autorità di Venezia dal Patriarca Angelo Giuseppe card. Roncalli, al sindaco di Venezia, con ben 70 sacerdoti delle diocesi di Venezia e Treviso e numerose autorità. Parlò Lui, il cardinale che fra pochi mesi diveniva Giovanni XXIII, il Papa della bontà e della distensione… un vero plebiscito, un tributo doveroso d’amore per colui che resse per 44 anni il suo popolo…
Ecco l'orazione funebre di S.E. Angelo Giuseppe card. Roncalli, Patriarca di Venezia:
“Miei cari fratelli, e figliuoli.
Vi vedo qui convenuti in gran numero e so di molti altri che non possono trovar posto nel Tempio, convenuti tutti per un unico scopo: accompagnare all'ultimo viaggio il nostro venerato Pastore, il vostro arciprete mons. Riccardo Bottacin.
Che dirà il vostro Patriarca del suo degnissimo Sacerdote?
Poche parole. La mia presenza in mezzo a Voi è già una conversazione perché partecipo al vostro cordoglio, che è il cordoglio di ciascuno di Voi.
I molti anni e le preoccupazioni della cura parrocchiale avevano incurvato la persona e affievolito il tono della parola di mons. Riccardo Bottacin: ma lo sguardo conservava e dimostrava quello che gli occhi della fede gli facevano vedere, e la pietà sacerdotale gli faceva gustare.
Ricordo l'ultimo incontro che ebbi con lui a San Marco, durante la celebrazione del Sinodo Diocesano. Era seduto fra gli altri sacerdoti, quasi sfinito, ma con il volto sereno. Guardavo a lui con particolare comprensione, riconoscente per l'esempio che la sola presenza di una così veneranda figura del Clero veneziano offriva agli altri Confratelli, convenuti per la solenne assise diocesana.
Al termine della sessione, mentre tutti i Sacerdoti si levarono su, per rendere omaggio al loro Patriarca, volli portarmi io stesso fino a lui per porgergli un saluto, che fu l'ultimo che gli potei dare in questo nostro pellegrinaggio terreno.
Così lo rivedo e lo ricordo: e non so ripensare a lui che come ad un vero "Sacerdos magnus", meritevole anche lui dell'elogio che la Chiesa riserva ai suoi Pontefici.
Per la grande anima che egli era, "in diebus suis placuit Deo": la sua vita cioè piacque al Signore, imperniata come fu sempre su un grande amore a Dio, su un senso di abituale elevazione spirituale che egli alimentava nella costante preghiera.
"Et in tempore iracundiae factus est reconciliatio": nel tempo dell'ira fece opera di pace. Abbiamo tanti sacerdoti che sanno conciliare le varie cause di contrasti. In questa opera Mons. Bottacin rivelava la sua paternità: per lui non dovevano esistere ragioni di dissidio fra fratelli e la sola sua presenza era motivo di pacificazione degli animi.
La significazione della nostra presenza, in questo Tempio, dinnanzi alle spoglie mortali di Mons. Bottacin, oltreché espressione di mesto cordoglio è preghiera suffragante per la sua anima.
Noi la pensiamo già in Paradiso con gli Angeli e nella visione di Dio: e la immaginiamo vicina al trono divino. Ed è giusto e doveroso che ci uniamo in fraterna preghiera al Dio Misericordioso perché perdonandogli i debiti, che può avere contratto anche lui durante il suo pellegrinaggio su questa terra, lo accolga nelle braccia del suo eterno amore.
Come sono belle e soavi le espressioni che la Liturgia pone sul nostro labbro "quia in Te speravit et credidit, non poenas inferni sustineat, sed gaudia aeterna possideat". Per Christum Dominum. Amen”.
Nell'impossibilità di tumulare la sua salma in chiesa, fu comunque sepolto a Chirignago, nello stesso sarcofago del suo predecessore, mons. Giovanni Battista Buso, in mezzo ai suoi figli, in attesa di resurrezione.
Sul suo insegnamento molti sacerdoti lo seguirono primi i suoi numerosi vicari cooperatori:
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don Arduino Infanti (dal 1912 al 1920)
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don Romano Lazzarato (dal novembre 1920 al 1926). Nato a Meolo (diocesi di Treviso) nel 1891. Ordinato sacerdote dal Beato mons. Andrea Giacinto Longhin, Vescovo di Treviso nel 1920. Cappellano a Chirignago e a Sant'Andrea di Favaro Veneto, entrò nel clero veneziano in seguito all'annessione della parrocchia al patriarcato, della quale, nel 1929 divenne parroco. Si ritirò nel 1964. Morì il 10 giugno 1967.
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don Augusto Bilibio (dal 1925 al 1928)
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mons. Giuseppe Mario Brugnolo (dal 1928 al 1931). Nato a Perarolo di Vigonza (Padova) nel 1902. Fu ordinato sacerdote dal Servo di Dio patriarca Pietro card. La Fontaine nel 1928. Cappellano a Mira e a San Silvestro, poi cappellano delle carceri e dell'Istituto delle Penitenti, nel 1941 divenne arciprete della parrocchia di Malamocco e canonico onorario di San Marco durante munere. Morì il 25 febbraio 1966.
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mons. Carlo Scattolin (dal 1930 al 1935). Nato a Carpenedo nel 1906, alunno della parrocchia di San Trovaso, fu ordinato sacerdote dal Servo di Dio patriarca Pietro card. La Fontaine nel 1930. Fu cappellano a Chirignago e a Zelarino. Nel 1938 divenne parroco di San Michele Arcangelo di Quarto D'Altino dove rimase fino al 1976. Si ritirò nella Casa del clero "card. Piazza" prestando il suo ministero nella parrocchia dei santi Apostoli. Canonico onorario di San Marco, morì il 21 gennaio 1988.
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don Luigi Scattolin senior (dal 1935 al 1938). Nato a Salzano (diocesi di Treviso) nel 1887, fu ordinato sacerdote a Treviso nel 1912. Svolse il ministero a Mestre nella chiesa di santa Maria di Lourdes e quindi a Chirignago. Nel 1927 fu incardinato nel clero diocesano a seguito dell’annessione della parrocchia al patriarcato. Morì a Briana di Noale il 5 novembre 1961.
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don Giuseppe Toniato (dal 1935 al 1938).
Nato a Venezia nel 1912, alunno della parrocchia dei Carmini e poi dei Gesuati fu ordinato sacerdote dal patriarca Adeodato Giovanni card. Piazza O.C.D. nel 1937. Cappellano a Chirignago e a santa Eufemia della Giudecca; rettore alla Maddalena e, nel 1951, vicario di san Bartolomio, ha dedicato la sua attività pastorale all’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche. Colpito da una grave malattia, trascorse nell’Istituto “San Camillo” agli Alberoni gli ultimi anni della sua esistenza. Morì il 22 ottobre 1992.
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don Amedeo Viaggi (nel 1939).
Nato a Reno Finalese (Modena) nel 1912. Ordinato sacerdote dal patriarca Adeodato Giovanni card. Piazza O.C.D. nel 1939, fu cappellano a Chirignago e poi, per tutta la vita, cappellano a santa Maria Elisabetta del Lido. Scrisse uno splendido sonetto dedicato a mons. Bottacin (inedito, conservato nell'archivio parrocchiale). Dal 1958 ricoprì anche l’incarico di direttore dell’ufficio matrimoni della Curia patriarcale. Morì improvvisamente durante il sonno il 17 novembre 1982.
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mons. Aldo Fiorin (dal 1942 al 1944).
Nato a Genova nel 1917, alunno della parrocchia dell’Angelo Raffaele, fu ordinato sacerdote dal patriarca Adeodato Giovanni card. Piazza O.C.D. nel 1942. Fu cappellano di Chirignago e poi a Jesolo, quindi cooperatore all’Angelo Raffaele, a san Giacomo dell’Orio, cappellano alla Ca’ di Dio e vicario a san Fantin. Nel 1956 venne nominato parroco ai SS. Geremia e Lucia, dove rimase per 25 anni, geloso custode delle reliquie di santa Lucia. Nel 1981 divenne canonico residenziale di san Marco. Ebbe particolare interesse e competenza nel campo delle comunicazioni sociali per il settore dello spettacolo, occupandosi per decenni delle sale cinematografiche parrocchiali e accumulando un ponderoso archivio di preziosa documentazione. Negli ultimi anni di vita la sua attività si mutò in dolorosa sofferenza offerta a Dio per la nostra Chiesa. Dal 1997 canonico emerito di San Marco, morì il 5 ottobre 1999.
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don Pietro Salvalajo (dal 1944 al 1948).
Nato a Oriago nel 1912, alunno della parrocchia di santa Maria Maddalena di Oriago, fu ordinato sacerdote dal patriarca Adeodato Giovanni card. Piazza O.C.D. nel 1939. Fu cappellano a Carpenedo, a Caorle, a Chirignago, a Favaro Veneto e infine a san Trovaso. Nel 1949 fu nominato curato autonomo a Marango di Caorle e poi parroco della medesima parrocchia. Nel 1963 fu trasferito alla parrocchia di san Michele di Marghera. Morì l'11 agosto 1976.
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mons. Primo Zanardi (dal 1948 al 1958). Nato a Peraga di Vigonza (Padova) nel 1920, alunno della parrocchia di santa Maria Maddalena di Oriago, fu ordinato sacerdote dal patriarca Adeodato Giovanni card. Piazza O.C.D. nel 1943. Fu cappellano a Carpenedo e a Chirignago. Nel 1958 divenne arciprete di san Nicolò di Mira. Nel 1984 rinunciò, per motivi di salute, alla parrocchia, dove rimase come parroco quiescente fino alla morte. Cappellano d’onore di Sua Santità, morì il 21 gennaio 1989.
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don Nicola Toth (nel 1951). Nato a Budapest (Ungheria) nel 1921, a soli otto mesi è vittima di una grave malattia, contro la quale i medici non hanno rimedi. La madre raggiunge il marito Giulio, che lavora a Venezia, titolare dell'albergo "Budapest" a San Moisè, portando con sé il bambino in fin di vita. Qui la Madonna della Salute lo fa tornare miracolosamente sano, segnando l'inizio di un lungo percorso sotto la Sua protezione. Il seme di una decisa scelta vocazionale è già presente negli anni degli studi, quando la madre, vedendo già il figlio maggiore avviato al sacerdozio nel seminario veneziano, lo vorrebbe medico: è invece la cura delle anime a chiamarlo con forza. Terminato il Secondo conflitto mondiale è ordinato sacerdote a Roma l'11 ottobre 1948. Le prime esperienze, nelle parrocchie di Venezia e in terraferma, sono brevi: San Silvestro, Chirignago... già il suo sguardo è rivolto più in là, ed è parroco tra verdi paesini sui Pirenei, nella diocesi di Tarbes e Lourdes in Francia, sempre vicino a Maria. Ma un richiamo a orizzonti ancora più vasti ben presto si fa sentire: e un giorno, agli inizi degli anni Sessanta, quando il boom sembra offrire a tutti un benessere materiale senza precedenti, padre Nicola parte invece per il povero e lontano Perù, come missionario degli Oblati di San Giuseppe. Una scelta decisiva, maturata negli anni intensi che precedettero il Concilio Ecumenico Vaticano II: tutt'altro che una rinuncia, ma la piena realizzazione di una grande vocazione. Eccolo allora raggiungere a cavallo, e magari anche a piedi, attraverso impervi sentieri scavati dagli Incas, remoti villaggi andini, dove l'arrivo di un sacerdote è un dono prezioso di Dio, che tutti attendono con gioia. Gente buona, con cui padre Nicola costruisce strutture sociali e chiese. Sullo sfondo c'è la persistenza della grande figura di Papa Giovanni XXIII, già patriarca di Venezia, mantenuta viva nell'amicizia con il suo segretario particolare, l'arcivescovo mons. Loris Francesco Capovilla, con il quale rinnova un ininterrotto scambio epistolare. Commovente il suo incontro con la Beata madre Teresa di Calcutta, alla quale chiede umilmente "Benedicimi", e lei risponde "No, benedicimi tu". Dopo vent'anni a tremila metri, padre Toth ne trascorre altri trenta nei sobborghi di Lima, in quartieri dove neppure la polizia osa entrare, e dove un'altra povertà si manifesta nei drammi dell'alcol, della droga, dell'AIDS. Anche qui trova comunque una famiglia e stuoli di bimbi che si stringono a lui, riempiendo il refettorio e la scuola, dove insegna loro a cantare e a costruire un futuro diverso. Nel corso di mezzo secolo, padre Nicola di bambini ne ha battezzati davvero tanti: più di ventimila, una paternità spirituale ineguagliabile. Il 6 novembre 2008 ha festeggiato a Venezia i 60 anni di sacerdozio e 87 di età, con una messa celebrata nella chiesa di Santa Maria del Giglio, che l'aveva visto chierichetto. Dopo aver toccato anche l'Ungheria in questo suo viaggio della memoria, ha fatto ritorno in Perù. Il fratello, mons. Giulio Toth, nato a Budapest il 3 gennaio 1920 e ordinato presbitero il 30 giugno 1946 a Györ (Ungheria), è Coadiutore della Basilica Papale di San Pietro in Vaticano e membro della Fondazione Santo Stefano d'Ungheria.
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don Ettore Moschino (dal 1951 al 1953).
Nato a Venezia nel 1928, alunno alla parrocchia di san Canciano, fu ordinato sacerdote dal patriarca Carlo Agostini nel 1951. Fu successivamente cappellano a Chirignago, nel 1953 cooperatore a san Salvador e nel 1957 ai Carmini, con l’ufficio di vicario a san Barnaba. Nel 1967 fu nominato parroco di santa Maria del Rosario ai Gesuati, dove si prodigò generosamente in molteplici iniziative pastorali, promuovendo in particolare la devozione alla Madonna con la “Legio Mariae”. Morì il 12 maggio 1975.
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don Mario Bagagiolo (nel 1953).
Nato a Venezia nel 1924, alunno della parrocchia di Santo Stefano, fu ordinato sacerdote dal patriarca Adeodato Giovanni card. Piazza O.C.D. nel 1948. Fu cooperatore a san Cassiano, a Eraclea, a san Lorenzo di Mestre, a san Samuele, a santa Maria Elisabetta e a sant’Antonio del Lido. Fu assistente nella Facoltà di lingue e letterature straniere (lingua russa) dell’ Università di Ca’ Foscari. Insegnante presso le suore di Nevers; catechista nelle scuole superiori; nel 1966 assistente regionale dell’Associazione Guide Italiane. Morì il 21 marzo 1972.
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don Luigi Scattolin junior (nel 1953). Nato a Scorzè (Venezia) il 18 agosto 1913.
Fu ordinato sacerdote nel giugno 1941 ad Albì in Francia, nella regione del Midi-Pirenei dove la sua famiglia si era trasferita, e qui insegnò lettere nel seminario di Castres dal 1941 al 1953. Rientrato in Italia e incardinato nel clero del Patriarcato di Venezia, fu per un breve periodo vicario parrocchiale a Chirignago, quindi insegnante di lettere nel seminario minore di Fietta, e ancora vicario parrocchiale a Zelarino, prima di divenire, dal 1957 al 1963, parroco a Santa Caterina vergine e martire di Ca' Noghera.
Dal 1963, per ragioni di salute, si ritirò a Tessera, presso la sua famiglia, conducendo una vita molto riservata; partecipando però sempre, finché le condizioni di salute glielo consentirono, con generosità e disponibilità alla vita della parrocchia. Negli ultimi anni, l'anzianità e il declino delle forze lo bloccarono in casa. Morì all'ospedale civile di Mestre, nelle prime ore del 19 marzo 2007, a 93 anni: era il sacerdote più anziano della diocesi di Venezia. I suoi funerali si svolsero nella chiesa di Santa Maria Assunta a Tessera il 21 marzo 2007, presieduti dal Patriarca emerito di Venezia Marco card. Cè.
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don Giovanni Sari (dal 1954 al 1958). Nato a Levada di Ponte di Piave (Treviso) il 16 aprile 1914, fu ordinato sacerdote nella Congregazione dei Figli della Divina Provvidenza di San Luigi Orione dal vescovo di Tortona mons. Egisto Melchiori nel 1950. Fu incardinato in diocesi nel 1955. Cappellano a Marano Veneziano e poi curato autonomo di Santa Maria del Suffragio ad Asseggiano, di cui divenne primo parroco dal 1958 al 1988. Curò in particolare le vocazioni al sacerdozio ministeriale. Morto il 12 agosto 1991, riposa nel cimitero di Chirignago, accanto al sarcofago dei parroci mons. Bottacin e mons. Buso; sulla sua tomba l'epitafio "La Comunità di Asseggiano al suo primo parroco con riconoscenza".
Da cinquant'anni la parrocchia non aveva dato un sacerdote. Mons. Riccardo Bottacin iniziò una crociata di preghiere e il suo frutto furono diverse vocazioni. Furono quattordici i giovani di Chirignago che ne seguirono le orme da lui tracciate. Essi sono:
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fratel Fabiano Dalla Valle, frate cercatore, nato a Villabona nel 1903, è battezzato col nome di Umberto. Nel 1910 è cresimato a Mestre dal vescovo di Treviso il beato Andrea Giacinto Longhin. Compie il servizio militare a Napoli nel 1924-25. Al ritorno chiede di farsi cappuccino e l'arciprete don Riccardo Bottacin dichiara per lui: "È socio del Circolo della Gioventù Cattolica, è membro del Terz'Ordine Francescano; si distinse fin da giovanetto fra i compagni per soda pietà, carattere dolce, docilità e rispetto verso i genitori ed i superiori, frequenza ai sacramenti". Nel 1926 entra come postulante nella fraternità di Thiene. Nel 1927 prende la veste da religioso. Nel 1928 fa la professione temporanea a Bassano e subito dopo viene trasferito a Venezia come questuante di campagna e vive forti umiliazioni chiedendo l'elemosina nel paese di origine. Nel 1931 fa la professione perpetua. Fra i tanti servizi svolti da fratel Fabiano si ricordano quello di infermiere, quello di assistente nel Seminario dei Cappuccini di Verona, quello di addetto all'accoglienza presso la Curia Generale di Roma. È riconosciuto dai confratelli sempre umile, attento, paziente, silenzioso e servizievole secondo la regola francescana che suggerisce: servire e scomparire. Nel 1986 per l'età e la poca salute è ricoverato nell'infermeria di Conegliano dove nel 1990 entra in uno stato di coma. Muore nel 1995 e viene sepolto a Marghera.
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don Giuseppe Baldan S.d.B., salesiano, celebra la prima messa a Chirignago il 14 luglio 1940. Nato nel 1903, partecipa come cappellano militare degli Alpini alla Campagna di Russia e rimane mutilato a una gamba per asssideramento nella sacca del Don. Muore ad Alessandria nel 1972.
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don Livio De Pazzi, sacerdote diocesano, nato il 20 marzo 1922. Ammalatosi gravemente in prossimità del sacerdozio, fu ordinato all'ospedale dal Patriarca di Venezia Adeodato Giovanni card. Piazza O.C.D.; morì qualche mese dopo, il 20 aprile 1946, a soli 24 anni; ebbe la consolazione di celebrare 14 Sante Messe; riposa nello stesso sarcofago dei parroci mons. Bottacin e mons. Buso; per lui l'epitafio "al sacerdote novello eterna pace".
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don Bruno Berton, sacerdote diocesano, nato a Chirignago il 14 aprile 1922, entrato in seminario nel 1934, ordinato dal Patriarca di Venezia Adeodato Giovanni card. Piazza O.C.D., celebra la prima messa il 19 giugno 1946. Appena ordinato sacerdote fu mandato a Caorle come cappellano. Nel 1948 fu inviato come Curato a Ca' Corniani, una frazione di Caorle, dove gettò le basi di quella che sarebbe diventata più tardi una nuova parrocchia. Nel 1952 il Patriarca Carlo Agostini lo chiamò a reggere come parroco la parrocchia di San Michele Arcangelo di Marghera. Era il più giovane parroco della diocesi e si trovò di fronte ad una comunità che allora gravitava attorno alla parrocchia di Sant'Antonio, con una chiesa appena costruita in un terreno costellato di buche, triste ricordo della guerra. In una decina d'anni, San Michele diventa una comunità fiorente. La sua casa, la canonica, è sempre aperta ai giovani, tanto che la eleggono a luogo di ritrovo. Anche i suoi genitori sono molto ospitali e disponibili: la sua mamma, signora Teresa, faceva loro assaggiare, di tanto in tanto, qualche fetta di torta fatta "in casa". La nuda chiesa, terminata nel 1951, aveva bisogno di tutto. Piano piano, con l'aiuto e il concreto contributo dei parrocchiani, fu posato il pavimento, costruiti gli altari laterali, abbellito l'altare maggiore e installate delle artistiche vetrate. Di tutto questo, don Bruno è stato il motore. La parrocchia fu dotata di una nuova struttura per l'insegnamento della dottrina cristiana, le associazioni, le feste di San Michele con le giostre e la pesca di beneficenza che finanziariamente tamponava tante situazioni critiche... Quella che anche dal punto di vista religioso era la periferia della parrocchia di Sant'Antonio divenne, in meno di dieci anni, la parrocchia di San Michele, con una sua identità e con una comunità fiorente, come ebbe a dire il Patriarca di Venezia Angelo Giuseppe card. Roncalli, quando andò in Visita Pastorale nel 1957. Nel 1963, lasciò la parrocchia perché il Patriarca Giovanni card. Urbani lo volle a fianco del vescovo ausiliare mons. Giuseppe Olivotti, a collaborare nella direzione delle colonie e della Pontificia Opera di Assistenza diocesana e all'O.N.A.R.M.O. (Opera Nazionale Assistenza Religiosa e Morale agli Operai). Su richiesta dei superiori, iniziò contemporaneamente ad insegnare Religione all'Istituto Tecnico Commerciale "Francesco Foscari" per geometri e ragionieri. Lasciato l'insegnamento, fu più volte incaricato a preparare ed organizzare l'entrata di nuovi parroci nelle varie parrocchie. Collaborò inoltre alla pastorale turistica, spostandosi frequentemente nelle parrocchie del litorale. Passò quindi a reggere l'Ufficio Matrimoni della diocesi a Mestre, in Villa Elena, e contemporaneamente l'Ufficio Chiese in Curia a Venezia. Continua, ancor oggi, la cura d'anime, che gli è tanto cara ed in cui si sente veramente realizzato, aiutando i sacerdoti della parrocchia di San Marco Evangelista a Mestre e delle parrocchie vicine, specialmente per le confessioni. Attualmente vive presso il Centro "Don Vecchi" di Mestre. Un amico saggio, un sacerdote buono, che ha sempre capito i problemi della sua gente.
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Padre Giuseppe Da Lio C.S.Ch, della Congregazione delle Scuole di Carità dei Padri Cavanis di Venezia, celebra la prima messa il 19 giugno 1947. È stato a lungo parroco nelle missioni dell'America del Nord. Conosciuto come Father Joseph Da Lio è stato parroco a Walla Walla e poi per 22 anni a Valley (stato di Washington - U.S.A.). Morì a 68 anni il 23 agosto 1991. I funerali furono celebrati dal vescovo di Spokane, mons. William Stephen Skylstad. Riposa nel Holy Cross Cemetery di Spokane (stato di Washington - U.S.A.). A Father Joseph Da Lio è intitolato il posto di prima tromba Memorial Chair della Walla Walla Symphony Orchestra.
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mons. Odino Spolaor, sacerdote diocesano, celebra la prima messa il 29 giugno 1948. Nato il 2 aprile 1925, fu ordinato sacerdote dal patriarca Adeodato Giovanni card. Piazza O.C.D. nel 1948. Fu prima cappellano a Treporti (con parroco don Albino Tenderini) e poi insegnante di lettere in Seminario e vice rettore. Assistente provinciale delle ACLI, nel 1961 divenne parroco di san Giuseppe di Mestre ove rimase fino al 1971 quando fondò la F.I.S.M. di Venezia e assunse l'incarico di delegato diocesano per la pastorale del lavoro e per la pastorale ospedaliera. Canonico onorario di San Marco ed Arciprete di Caorle nel 1984, morì in tragico incidente stradale, a soli due mesi dalla sua nomina, il 23 giugno 1984. Un suo ritratto è nella cappella del SS.mo Crocifisso, nel graffito raffigurante la Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci, opera di Giovanni Scaggiante.
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Padre Guido Spolaor, sacerdote diocesano, celebra la prima messa il 29 giugno 1949. Entrato poi nella Compagnia di Gesù, partiva per le missioni di quella Congregazione in America latina. Nato a Chirignago nel 1925, è morto in Brasile a Rio Novo Do Sul nel 1990.
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don Ivano Bellin, sacerdote diocesano, nato il 6 settembre 1926, fu ordinato nel 1952 dal Patriarca Carlo Agostini e fu quindi vicario parrocchiale a Gambarare, Treporti e Dese. Guidò in due distinti periodi la parrocchia di Castello di Lugugnana di Caorle, dal 1958 al 1963 e poi dal 1976 al 1982, fu parroco a Campalto, dal 1963 al 1976, ed infine a Portegrandi, dal 1982 al 1994, dove è ricordato ancor oggi per il grande impegno e il forte impulso fornito alla creazione di momenti e luoghi di aggregazione ed incontro tra le persone. La sua fu una vocazione "adulta" e sviluppata dopo una battagliera militanza nel sindacato dei ferrovieri. Morì il 20 febbraio 2005 nel Centro Nazareth di Zelarino in cui risiedeva, infermo, da alcuni anni. I funerali sono stati concelebrati, per espresso volere di don Ivano, a Chirignago, il 22 marzo 2005 dal Patriarca di Venezia Angelo card. Scola e dal Patriarca emerito Marco card. Cè. Riposa nel cimitero di Chirignago.
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don Giuseppe Soldà S.d.B., salesiano, celebra la prima messa il 13 luglio 1958. Nato a Chirignago, il 24 gennaio 1930, prima insegnante e poi Preside dal 1964 al 2000, ha sempre ricoperto incarichi nell'ambiente dell'attività formativa ed educativa degli Istituti salesiani. Opera ancora attivamente a Verona.
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don Fabiano Scaggiante, sacerdote diocesano, nato a Chirignago nel 1935, formatosi nell' Azione Cattolica di Chirignago, fu ordinato sacerdote dal Patriarca Giovanni card. Urbani nel 1959. Cappellano nelle parrocchie di Portegrandi, san Giovanni Battista di Jesolo, santo Stefano di Caorle e san Nicolò di Mira, nel 1968 fu nominato parroco a San Gaetano di Caorle e, nel 1983, trasferito alla parrocchia di San Giuseppe Lavoratore di Cortellazzo. Appassionato di canto sacro, diede vita a gruppi corali. Morì il 1 aprile 1991.
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don Gino Zuccon, sacerdote diocesano. Nato nel 1935, celebra la prima messa il 21 giugno 1964. Cappellano nella parrocchia di Cristo Divin Operaio di Marghera, è ora parroco a Santa Margherita di Caorle.
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Carlo Bagato, nato nel 1919, morì a 23 anni, il 2 aprile 1942, durante il terzo corso di teologia, dopo aver ricevuto i ministeri dell'ostiariato e del lettorato dal Patriarca Adeodato Giovanni card. Piazza O.C.D. nel 1940.
Sono ben venti le ragazze di Chirignago che hanno abbracciato la vita religiosa durante il ministero di mons. Riccardo Bottacin. Sedici sono entrate nella Congregazione delle Figlie di San Giuseppe del Ven. mons. Luigi Caburlotto di Venezia. Esse sono:
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Suor Onorina Gomirato. Nata nel 1897, entrata nella Congregazione nel 1920, muore nel 1963.
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Suor Agata Spolaor. Nata nel 1899, entrata nella
Congregazione nel 1921, muore nel 1981.
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Suor Clementina (Candida) Deppieri (o De Pieri). Nata nel 1900, muore nel 1979.
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Suor Antonietta Boschiero. Nata nel 1904, entrata nella Congregazione nel 1926, muore nel 1979.
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Suor Rosanna Trevisanato. Nata nel 1907, entrata nella Congregazione nel 1926, missionaria in Brasile dal 1929, muore nel 1983.
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Suor Marcella Rossato. Nata nel 1907, entrata nella Congregazione nel 1930, muore a Spinea nel 1999.
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Suor Daniela Patron. Nata nel 1909, entrata nella Congregazione nel 1931, muore nel 2005.
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Suor Ines Forte. Nata nel 1909, entrata nella Congregazione nel 1931, muore nel 2008.
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Suor Doragostina
Stevanato. Nata nel 1912, entrata nella Congregazione nel 1929, muore nel 2001.
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Suor Battistina
Bertoldi. Nata nel 1913, entrata nella Congregazione nel 1932, orante in Casa San Giuseppe a Spinea.
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Suor Assuntina Gobbi. Nata nel 1915, entrata nella Congregazione nel 1932, muore nel 1998.
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Suor Rachele Zornetta. Nata nel 1919, entrata nella Congregazione nel 1939, muore nel 2005.
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Suor Rinalda Rossato. Nata nel 1921, entrata nella Congregazione nel 1943, muore nel 2001 in Brasile.
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Suor Alba Scaggiante. Nata nel 1935, entrata nella Congregazione
nel 1953, aiuta in casa San Giuseppe a Spinea.
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Suor Carla Tuniz.
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Teresina Scaggiante, novizia delle suore Giuseppine muore a Chirignago, a 23 anni, il 13 giugno 1932. Era tornata nella sua casa dopo due anni di noviziato perchè colpita dalla tisi.
Quattro suore in Congregazioni diverse:
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Suor Veneranda
Maddalena (Letizia) Trevisanato, francescana del Giglio. Nata nel 1911, muore nel 2001.
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Suor Maria Aurelia Trevisanato, delle Ancelle Missionarie del SS. Sacramento. Nata nel 1930, entrata nella Congregazione nel 1948, opera in una casa di Ferrara.
Sono sei le suore responsabili dell'Asilo di Chirignago durante gli anni in cui è parroco mons. Bottacin. Appartengono tutte alla Congregazione delle Figlie di San Giuseppe del Ven. mons. Luigi Caburlotto di Venezia, e sono state dirette collaboratrici del Bonsignor nell'educazione dei bambini, ma soprattutto in quella delle ragazze:
- suor Flavia Caramore (1914-1919);
- suor Faustina Morosini (1919-1928);
- suor Bernardina Zennaro (1928-1934; 1940-1946);
- suor Teofila Tedesco (1934-1940; 1946-1952);
- suor Geltrude Pancera (1952-1957);
- suor Clara Paludetti (1957-1959).
Fu grazie a Mons. Bottacin che sorsero le parrocchie di Cristo Divin Operaio a Ca' Emiliani (1946), di Santa Maria Ausiliatrice della Gazzera (1946), di Santa Maria della Salute di Catene (1953), di San Pio X a Marghera (1956), di Santa Maria del Suffragio ad Asseggiano (1957), di Santa Barbara (1958) e l'oratorio della Madonna delle Grazie (poi Natività di Gesù Cristo) di Villabona.
A lui è stata intitolata una strada del centro di Chirignago e la grande sala adiacente alla nuova canonica, dov’è conservato un suo ritratto, opera di Giovanni Scaggiante. Nella sagrestia invece si trovano due sue grandi fotografie (foto1; foto2). Nel 1959, nel primo anniversario della morte, i parrocchiani posero sul suo sepolcro un grande busto in bronzo, a tutto tondo, che lo rappresenta in un abituale atteggiamento di raccoglimento e preghiera, opera del parrocchiano Giorgio Cagnin (realizzata con la tecnica antica della fusione "a cera persa" dalla fonderia di Gino Gobbi e con la collaborazione di Olindo Zambolin e Bruno Gomirato), ed scoprirono in chiesa una lapide commemorativa, posta davanti alla grotta della Beata Vergine di Lourdes, con busto bronzeo in altorilievo, opera dello scultore Remigio Barbaro da Burano (21.03.1911 - 19.01.2005). Il discorso ufficiale di commemorazione fu tenuto dal Prof. Eugenio Bacchion nel Cinema Teatro parrocchiale "Alessandro Manzoni".
Il 4 gennaio 2008, nel 50° anniversario della sua nascita in cielo, S.Ecc. mons. Andrea Bruno Mazzocato, vescovo di Treviso (dal 2009 Arcivescovo metropolita di Udine), ha officiato una solenne celebrazione eucaristica in memoria di mons. Bottacin, animata dal coro "Lorenzo Perosi", alla presenza di numerosi sacerdoti e dei parenti di monsignore. Al termine della Santa Messa è stata scoperta e benedetta una targa commemorativa in marmo, posta sulla parete dell'ex canonica in Piazza San Giorgio, con la seguente iscrizione (testo di mons. Antonio Niero, noto storico della Chiesa di Venezia): "In questo edificio, già casa dei parroci di Chirignago, mons. RICCARDO BOTTACIN, amato pastore del suo popolo, chiuse la vita in Cristo il 4.1.1958. La Parrocchia pose il 4.1.2008".
Viene pubblicato il libro di Gianni Montagni "El Bonsignor, storia di un prete di campagna e di un paese veneto nel Novecento", edito da Marcianum Press, e viene inaugurata la mostra in Sala "San Giorgio" “44 anni della nostra storia, 1914-58. Aspetti di vita religiosa e civile del nostro territorio quando è parroco di Chirignago mons. Riccardo Bottacin”.
L'11 ottobre 2008, nel XCIV anniversario dell'ingresso di mons. Bottacin come Arciprete di Chirignago (1914), il Maestro Domenico Severin, organista titolare della Cattedrale di Saint-Étienne de Meaux (Francia), ha tenuto un concerto d'organo. Il Maestro ha proposto una selezione dei 22 brani contenuti nel nuovo Compact Disc "La Musique d'Orgue Italienne" (Vol. 12 - CD Syrius SYR 141420) registrato nel mese di Aprile 2008
all'organo "Vincenzo Mascioni" (1911 Op.300) della chiesa di Chirignago. Musiche di: Filippo Capocci (1840-1911), Remigio Renzi (1857-1930), Oreste Ravanello (1871-1938),
Lorenzo Perosi (1872-1956), Ottorino Respighi (1879-1936), César Franck (1822-1890), Théodore Dubois (1837-1924), Costante Adolfo Bossi (1876-1953), Marco Enrico Bossi (1861-1925) e Charles-Marie Widor (1844-1937). La nuova incisione discografica è stata presentata in anteprima mondiale con la partecipazione straordinaria del Maestro Arturo Sacchetti, autore del testo contenuto nel libretto che correda il CD. Il concerto ha quindi concluso l’anno dedicato alla memoria di mons. Bottacin, a mezzo secolo dalla scomparsa.
Epitafio scolpito sulla tomba di mons. Riccardo Bottacin (testo di mons. Antonio Niero):
QUI
TRA I SUOI FIGLI TANTO AMATI
RIPOSA NELLA PACE DEI GIUSTI
IN ATTESA DELLA FINALE RESURREZIONE
MONSIGNOR RICCARDO BOTTACIN
ARCIPRETE DI CHIRIGNAGO
MODELLO DI VIRTÙ SACERDOTALI
ESEMPIO DI SACRIFICIO PER LE ANIME
A 4.1.1876 - Ω 4.1.1958
Testo di mons. Antonio Niero scolpito sulla lapide commemorativa posta in chiesa:
A Ω
A PERENNE RICORDO
DI
MONSIGNOR RICCARDO BOTTACIN
PER 44 ANNI ARCIPRETE DI CHIRIGNAGO
DOVE
CONFORTATORE DI POVERI E DI AFFLITTI
EDUCATORE DI ANIME
PROFUSE RICCHEZZE DI BONTÀ E DI SOSTANZE
FATTO A TUTTI E IN TUTTO ESEMPIO E MODELLO
DI GESÙ DIVINO PASTORE
I PARROCCHIANI RICONOSCENTI
P
1959
Clic sulle immagini per ingrandire

Il padre Alessandro Bottacin
(28/10/1849 - 13/12/1932)
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La madre Adele De Momi
(10/10/1855 - 18/12/1931)
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Don Alessandro Bottacin, prozio paterno di mons. Riccardo, parroco di Villorba fino al 1907 |

Sotto le foto dei nonni paterni, Paolo Bottacin e Giuditta Cuogo, due prozii (tra cui don Alessandro), il padre Alessandro e nove zii di mons. Riccardo |
Fotoritratto di mons. Riccardo Bottacin arciprete di Chirignago |
La tazza utilizzata da mons. Bottacin per bere il latte |

Mattone della Reverenda Fabbrica di San Pietro, ricordo di un pellegrinaggio parrocchiale a Roma nell'Anno Santo 1925 |

Leggio in legno dorato utilizzato da mons. Bottacin per celebrare la Santa Messa nelle grandi solennità |

Calice in argento dorato (1911) di mons. Giovanni Battista Buso, utilizzato da mons. Bottacin per celebrare la Santa Messa nelle grandi solennità |
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Calice in argento dorato di mons. Bottacin, probabilmente donato dalle "figlie" di Lancenigo alla sua partenza nel 1914 (iniziali Dn. R. B. sul piedistallo) |
1922 - Il Coro di Chirignago diretto dal M° Sante Zanon (in centro) - con don Riccardo (a dx) e il cappellano don Romano Lazzarato (a sx) (?) |

L' Azione Cattolica con il Servo di Dio Pietro card. La Fontaine, Patriarca di Venezia dal 1915 al 1935, in Visita Pastorale (1929). Accanto al Patriarca (a sinistra)
don Riccardo Bottacin |
1928
Don Riccardo Bottacin visita un suo parrocchiano in montagna |
1922 -
don Riccardo Bottacin
assieme al Maestro del Coro di Chirignago Sante Zanon |

Don Riccardo Bottacin con il Servo di Dio Pietro card. La Fontaine, Patriarca in Visita Pastorale (16.11.1929)
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Pergamena dono dei seminaristi di Chirignago per la nomina a Canonico Onorario della Basilica di San Marco (6 dicembre 1933) |

1936 - Il volto di mons. Bottacin tra i parenti ed amici degli sposi, all'uscita della chiesa
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1939 - esce dalla canonica
nel XXV di parrocato
con mons. Manzoni, (a dx),
don Ermenegildo Fusaro (a sx),
don Antonio Saccardo (dietro) e
don Bruno Berton (dietro) |
1939 - mons. Riccardo Bottacin nel XXV di parrocato con mons. Ettore Secondo Manzoni arciprete di Mestre (a sx) e don Antonio Saccardo (a dx) |

Con il cappellano
don Ermenegildo Fusaro e gli uomini di AC (primi anni '40) |

Mons. Bottacin sui gradini della chiesa con una coppia di sposi
(19 Settembre 1945) |

Mons. Bottacin con una coppia di sposi novelli
(29 Settembre 1951) |

Mons. Bottacin in via Miranese, davanti alla Villa Cosulich,
al corteo funebre di un giovane parrocchiano (settembre 1950)
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Mons. Bottacin in cimitero al funerale di un giovane parrocchiano davanti alla croce dell'Anno Santo 1933-34 (1950) |

Mons. Bottacin sul sagrato della chiesa - corteo funebre
(settembre 1950)
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Mons. Bottacin accompagna il novello sacerdote padre Armando Manente C.S.Ch, nel corteo per la prima Messa
1 luglio 1951
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Gennaio 1953
matrimonio celebrato
da mons. Bottacin |
In sacrestia
con coppia
di sposi e testimoni
1957 |

Mons. Bottacin accompagna il novello sacerdote, il padre cappuccino Giancarlo Mialich, dopo la celebrazione della prima Messa il 2 maggio 1954
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2 maggio 1954 - Pranzo per festeggiare l'ordinazione sacerdotale di Padre Giancarlo Mialich, missionario in Angola (al centro). A capo tavola mons. Bottacin con accanto il cappellano don Primo Zanardi |
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Mons. Bottacin all'inaugurazione del capitello di via Ivancich |

Mons. Bottacin benedice il capitello di via Ivancich (1955) |

Mons. Bottacin in preghiera al capitello di via Ivancich (1955) |

1956 - Mons. Bottacin (centro)
con i cappellani in dalmatica
don Primo Zanardi (a sinistra) e don Giovanni Sari (a destra)
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Mons. Bottacin celebra la Santa Messa solenne assieme
a don Giovanni Sari (in primo piano) e a don Primo Zanardi
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Mons. Bottacin (al centro), don Primo Zanardi (a sinistra), don Giovanni Sari (a destra davanti) e don Romeo Carniato (a dx) |

1955 - Corteo funebre per il rientro a Chirignago della salma di un marinaio morto a Bengasi (Libia) nel 1942 |

Mons. Bottacin in preghiera davanti alla statua della Madonna della Salute della chiesa di Catene |
Corteo funebre lungo
la
via Miranese negli anni Cinquanta |

Mons. Bottacin davanti alla vecchia canonica con gli Uomini di Azione Cattolica per la festa della bandiera 1957 |

L'ultima Messa celebrata da mons. Bottacin nel Natale 1957 |
L'ultima Messa celebrata da mons. Bottacin nel Natale 1957 |
L'epigrafe di
mons. Riccardo Bottacin |
In memoria
Pie Jesu Domine,
dona Ei requiem |
I funerali celebrati dal Patriarca Roncalli il 7 gennaio 1958
(foto tratta da el campanon) |

Busto di mons. Bottacin, opera del 1959 di Remigio Barbaro da Burano |

La lapide commemorativa posta in chiesa accanto all'ingresso della sacrestia |

Il sarcofago dei parroci mons. Buso e mons. Bottacin in un acquerello del 1914
(originale a colori)
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Il grande busto in bronzo posto sopra la tomba di mons. Bottacin, opera di Giorgio Cagnin del 1959
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Giorgio Cagnin accanto alla tomba di mons. Bottacin |

Il sarcofago dei parroci
mons. Buso e mons. Bottacin
in una foto del 1959
(primo anniversario della morte) |

Mons. Riccardo Bottacin e
mons. Odino Spolaor ritratti da
Giovanni Scaggiante
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Ritratto di mons. Bottacin,
opera di Giovanni Scaggiante
(sala mons. Bottacin)
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La targa commemorativa posta
sulla parete dell'ex-canonica
in Piazza San Giorgio |
Le celebrazioni nel primo anniversario della morte (1959)
Santa Messa celebrata dal nuovo arciprete don Albino Tenderini, scoprimento della lapide commemorativa con busto in chiesa, processione alla tomba e discorso di commemorazione tenuto dal prof. Eugenio Bacchion, presso il cinema-teatro "Alessandro Manzoni"
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Le bambine dell' asilo con la mantellina |
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Mons. Ermenegildo Fusaro legge i telegrammi |
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4 Gennaio 2008 - Santa Messa nel 50° anniversario della morte di mons. Riccardo Bottacin
presieduta da S.Ecc. mons. Andrea Bruno Mazzocato, vescovo di Treviso (dal 2009 arcivescovo metropolita di Udine) e benedizione della targa posta sulla ex-canonica in Piazza San Giorgio
(un ringraziamento particolare a Omar Fardin di Photo Project - Chirignago)
Mostra “44 anni della nostra storia: 1914-1958. Aspetti di vita religiosa e civile del nostro territorio quando è parroco mons. Riccardo Bottacin” - Settembre 2008
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