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Chirignago dall'alto Collegamenti

MONS. GIOVANNI BATTISTA BUSO
Lancenigo, 3 novembre 1821 – Chirignago, 23 gennaio 1914

Protonotario Apostolico
Prelato domestico di Sua Santità Papa Pio X
Canonico Onorario della Cattedrale di San Pietro (Treviso)
Vicario della Forania di Santo Stefano di Martellago
Arciprete di Chirignago dal 1861 al 1914

Giovanni Battista Buso, era nato a Lancenigo (Treviso) il 3 Novembre 1821. Ordinato presbitero nel 1849, fu cappellano a Bessica e poi vicario parrocchiale a Lovadina. Fu arciprete di Chirignago, per oltre cinquantadue anni, dal 1861 fino alla sua morte, avvenuta il 23 Gennaio 1914. Nel 1885 fu nominato Canonico Onorario della Cattedrale di Treviso, Protonotario Apostolico, vicario foraneo della Congregazione di Martellago e, dal 25 Aprile 1905, anche Prelato Domestico di S. Santità Papa Pio X.
Era un uomo di carattere, e non da meno dei suoi più accesi parrocchiani. Era fiero, di spirito libero e battagliero. Guida audace, per difendere il patrimonio della vecchia chiesa si oppose alle ruberie dei soldati di Presidio, provocando il risentimento degli austriaci che lo imprigionarono per alcuni giorni. Per poco non ci rimise le penne.
Visse e condivise, con la nostra gente, un periodo storico travagliato e denso di cambiamenti.
Dai moti risorgimentali, alla caduta dello Stato Pontificio, dalla dominazione austriaca al ritorno all’Italia.
Resse la parrocchia con polso fermo, mantenendo l’unione dei suoi parrocchiani, con lo scopo di farne una vera comunità.
Era uomo preciso, ordinato e dotato di capacità organizzative; conosceva i suoi parrocchiani, uno ad uno, e sapeva guidarli, tenendo conto delle potenzialità e del carattere di ognuno di essi.
La sua personalità non era tutta qui. Sotto l’aspetto dell’uomo forte e autoritario c’era il sacerdote dalla profonda pietà e coerenza, c’era il padre pronto ad aiutare, consigliare e difendere i figli che gli erano stati affidati. Si può definire l’uomo adatto a quel periodo storico, il parroco adatto a quel delicato momento di formazione della comunità.
La più bella impresa è stata, infatti, la costruzione della nuova chiesa; non per l’opera edificata in sé, ma perché ha saputo catalizzare e trasformare la gente di Chirignago, portata all’individualismo, in Chiesa, comunità con un unico intento, tesa ed unita nel realizzarlo.
E con la chiesa la torre campanaria con l’armonioso concerto delle campane, e i due organi a canne (Pietro Bazzani del 1877 e Vincenzo Mascioni del 1911).
Fu grazie al suo interessamento che, con bolla del 26 aprile 1885, la chiesa fu aggregata per quindici anni alla Papale Arcibasilica Lateranense, madre di tutte le chiese del mondo. I fedeli fino al 1900 poterono quindi beneficiare delle indulgenze, dei privilegi e delle grazie spirituali che si ottenevano nella cattedrale di Roma.
Lo zelo instancabile di don Buso non s’arrestava qui. Perché le ragazze avessero una sana educazione e frequentassero una seria scuola di lavoro, desiderò ardentemente un Asilo, retto da Suore, che vi accogliessero anche i bambini. Aiutato da buoni parrocchiani e senza arrendersi a difficoltà di ogni genere, riuscì a realizzare il suo sogno, nel 1910. Fu uno dei primi della zona.
La cura dell’infanzia sarà sempre al centro della sua lunga opera di pastore di Chirignago.Base per lo stemma di un Protonotario Apostolico in base al Regolamento tecnico araldico emanato con il R.D. 7 GIUGNO 1943 n. 652
L'amico parroco di Salzano, il cancelliere vescovile Giuseppe Sarto, era nel frattempo divenuto, con un’impeccabile carriera novennale, vescovo di Mantova e poi Patriarca di Venezia, ed infine Papa Pio X. Da Roma ricordava spesso Buso e lo volle premiare. Lo stesso pontefice donò a mons. Buso quattro pianete (una rossa, una nera, una bianca e una violacea), un piviale e velo bianco.
Tante opere di bene gli meritarono onorificenza in occasione del suo novantesimo anno di età e del cinquantesimo di ministero parrocchiale, festeggiati con grande solennità domenica 29 ottobre 1911.
“... Sotto un fulgido sole d'autunno il paese presentava un aspetto di insolita festività. Fra una fitta siepe di popolo alle ore dieci, preceduto dalla croce parrocchiale e da un numerosissimo stuolo di sacerdoti ed amici, il Venerando Monsignore, vestito degli abiti prelatizii, faceva il suo solenne ingresso nella bella chiesa, che risuonava delle note gravi e solenni del nuovo organo.
Asceso all'altare ed indossati i sacri paramenti iniziava il solenne pontificale della sua Messa giubilare assistito dal M.R. Don Francesco Tessier arciprete di Zellarino, dal M.R. Don Sebastiano Baggio arciprete di Spinea e dal M.R. Don Antonio Vial, arciprete di Campalto. Fungeva da cerimoniere Don G. Orio. Presenziavano al sacro rito i Mm.Rr. Don Antonio Pavon arciprete di Mestre, don Antonio Romanello arciprete di Preganziol, don Giovanni Ongarello arciprete di Trevignano, don Domenico Stangherlin curato di Vetrego, il R. Padre Golobbi dei Redentoristi e don Antonio Saccardo e don Martino Favretto, benemerito cappellano locale, infaticabile organizzatore della indimenticabile festa.
L'esecuzione musicale era affidata alla schola del patronato Pio IX dei Padri Giuseppini di Venezia la quale, sotto la valente direzione del P. Marengo eseguì, con bella fusione di voci e squisito senso d'arte la Messa Pontificalis del M° Lorenzo Perosi, il Pange lingua ed il Tantum ergo Sacramentum a quattro voci dispari.
Dopo il Vangelo il M.R. arciprete di Mestre ascese al pergamo e nella sua orazione gratulatoria con parole improntate a squisita nobiltà di sentimenti tratteggiò magnificamente la vita del festeggiato, facendo risaltare l'opera sua cinquantenaria di pastore zelante, esempio delle più elette virtù cristiane, additandolo come modello di padre amoroso, lodando il suo zelo instancabile per la casa del Signore.
Terminata la Messa una folla di popolo attendeva monsignore nella casa canonica, ove dal comitato organizzatore della festa gli fu offerto, a nome della parrocchia, un prezioso e ricco calice artistico d'argento completamente dorato, cesellato in stile barocco rococò, lavorato a sbalzo, recante sul piedistallo tre medaglioni finemente cesellati rappresentanti i simboli delle Virtù Teologali (Fede, Speranza e Carità), con patena ed astuccio, opera della Ditta Giuseppe Fontana di Carlo Muzzio (Padova). Sul piedistallo l'iscrizione:
"I parrocchiani di Chirignago al loro amato Arciprete Mons. G.B. Buso 29 Ottobre 1911".
Tutti gli si affollavano intorno per baciargli la mano ed egli, commosso alle lacrime con animo paterno ringraziava e benediceva.
Fra lo stuolo numerosissimo di persone che nella giornata si recarono a presentare i loro omaggi al festeggiato numerose autorità tra cui il Sindaco di Chirignago Cav. Cesare Cecchini, col Segretario comunale, numerosi assessori e consiglieri e il M.R. don Riccardo Bottacin, arciprete di Lancenigo, patria di Monsignore
(che tre anni dopo sarebbe stato nominato nuovo arciprete di Chirignago, successore di mons. Buso).
Numerosi i telegrammi e lettere di felicitazioni ed auguri giunti a monsignore, ma particolarmente caro il telegramma con cui il Santo Padre Pio X gli invia l'apostolica benedizione, e le lettere affettuose di S.E. il Vescovo di Treviso Andrea Giacinto Longhin, del Capitolo, e dei confratelli della Ven.da Congregazione di Martellago.
A tutti Mons. Buso pregò di esprimere i sensi dell'animo suo grato e riconoscente.
Chiuse l'indimenticabile festa un concerto della valente banda di Zero Branco ed un bellissimo spettacolo pirotecnico della rinomata ditta Bottacin di Salzano...”.
(dal settimanale La Vita del Popolo, 4 Novembre 1911)
Mons. Buso accolse più volte vari vescovi di Treviso in visita pastorale tra cui ricordiamo mons. Giuseppe Callegari il 29 maggio 1881, mons. Giuseppe Apollonio il 27 maggio 1888 e il Beato Andrea Giacinto Longhin il 15 marzo 1908.
Nel 1888 celebrò il funerale del fratello Vincenzo Buso, morto il 30 Settembre a 80 anni e 10 mesi e sepolto nel cimitero di Chirignago. Ai solenni funerali presero parte anche l’arciprete di Spinea Eugenio Anzilotto e altri sacerdoti.
Le virtù che mons. Buso viveva e predicava furono regola di vita per i suoi parrocchiani e, nonostante l’evolversi dei costumi, di riflesso, in parte anche per le generazioni successive.
Se si pensa che era a fianco dei suoi parrocchiani in ogni momento importante della loro vita, si capisce il dolore ed il vuoto che lasciarono la sua morte.
Morì carico di meriti e di anni, ultranovantenne, nell’imminenza del grande primo conflitto mondiale.
I sacerdoti della congregazione foraniale, alla quale fecero parte i vicariati di Carpenedo, Favaro, Mestre, con Zelarino e Trivignano, lo piansero come padre, maestro e consigliere buono. Mons. Buso fu infatti vicario foraneo della sede di Martellago fino alla morte e fece parte della commissione esaminatrice delle prediche che i giovani sacerdoti, per cinque anni, dovevano sottoporre ad uno degli esaminatori.
Sul suo insegnamento molti sacerdoti lo seguirono primi i suoi numerosi cappellani: don Giovanni Grandi (1862), don Claudio Varmo (1857-1862), don Giuseppe Lionello (1861), don Giacomo Panighel (1863-1867), don Antonio Severin (1863-1866), don Francesco Catena (1866-1869), don Chinellato (1867-1868), don Antonio Romanello (1868-1886, poi Arciprete di Preganziol), don Vincenzo Damini (1869-1879), don Giacomo Bobbo (1874-1878), don Luigi Supan (1879-1884), don Angelo Toffoli (1885-1886), don Giuseppe Galvan (1886-1891), don Francesco Fogale (1891-1893), don Quirino de Bei (1895-1896), don Domenico Stangherlin (1896-1903, poi curato di Vetrego), don Placido Forcellini (1903), don G. Stevanato (1904-1905), don Martino Favretto (1905-1914, poi parroco di Altivole) e don Arduino Infanti (1912-1920).
Il sarcofago dei parroci mons. Buso e mons. Bottacin in una foto del 1959Ecco la testimonianza scritta il 26 gennaio 1914 nel Liber Defunctorum dal cappellano don Martino Favretto, suo vicario spirituale:
“Requie.
Mons. Gio.Batta Buso fu Valentino e fu Cadorin Teresa,nato a Lancenigo di anni 92 mesi 2 giorni 20 qui parroco da oltre 52 anni, morì alle ore 9 ant. del giorno 23 corrente munito dei SS. Sacramenti della Confessione Comunione e Olio Santo e Benedizione Papale. La salma fu oggi tumulata nel mezzo di questo cimitero con le sole esequie eseguite dal Rmo Arciprete di Mestre don Antonio Pavan.
Mons. Buso lascia qui una memoria imperitura avendo egli col concorso del popolo edificato il magnifico tempio e la torre campanaria coll’armonioso concerto di 4 campane. Morì povero”.
I Chirignaghesi vollero che la sua salma venisse tumulata nel loro cimitero, al centro, in un grande sarcofago progettato dall'Ing. Ignazio Saccardo, in mezzo ai loro defunti, come in una grande ed ideale tomba di famiglia.
All’amatissimo e stimato mons. Buso è stata intitolata una via del centro di Chirignago. Il suo nome è scolpito sulla lapide posta all’interno della chiesa sopra la loggia ad est in cornu Epistulae, a ricordo dell’erezione della nuova chiesa, originariamente posta sopra l’ingresso principale. Il suo nome inoltre è iscritto su tutte le campane ed è dipinto sull’affresco al centro della volta della chiesa, raffigurante La glorificazione di Nostra Signora del Sacro Cuore con le tre Virtù Teologali (Fede, Speranza e Carità), opera del 1876 di Luigi Da Rios (Vittorio Veneto 1844-1892). Nella sagrestia della chiesa è infine conservato un suo grande ritratto realizzato nel 1907 dal ventiduenne pittore mestrino Angelo M. Crepet (Mestre 1885 - Firenze 1973).
Il suo ultimo cappellano, don Martino Favaretto, nacque a Ramon il 1 dicembre 1881, ordinato nel 1905, cappellano a Chirignago fino al 1914 quando fu eletto parroco di Altivole dove rimase fino alla rinuncia avvenuta nel 1966; morì il 19 maggio 1968.


Ritratto di mons. Buso (particolare) - Angelo M. Crepet 1907 (sacrestia)


Il sarcofago di mons. Buso (1914 acquerello, originale a colori) - Progetto dell'Ing. Ignazio Saccardo