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ORESTE RAVANELLO
Venezia, 25 agosto 1871 - Padova, 1 luglio 1938


L’attivissima esistenza di Oreste Ravanello si svolse tutta tra Venezia e Padova, con qualche capatina in altre città a collaudare organi.
Nato a Venezia il 25 agosto 1871, dopo aver studiato organo e composizione al Liceo Musicale di Venezia – dove ebbe Padre Angelo De Santi come insegnante di storia della musica – nel 1893 assunse il prestigioso incarico di secondo organista della Cappella Marciana nella basilica di San Marco a Venezia, succedendo nel 1895, a soli 24 anni, al suo maestro Andrea Girardi e divenendo così primo organista, accanto al giovane responsabile della cappella, Lorenzo Perosi, al servizio del Cardinale Giuseppe Sarto, Patriarca di Venezia, poi Papa Pio X (beatificato e canonizzato da Papa Pio XII). Il suo destino di musicista di chiesa e di sostenitore della causa riformista era pertanto segnato.
Ai suoi ideali tenne fede nell’attività di compositore, di insegnante d’organo al Liceo Musicale di Venezia e al Conservatorio “Benedetto Marcello” dal 1902, e di maestro della Cappella Antoniana alla basilica di Sant’Antonio di Padova, ufficio che ricoprì per 40 anni, dal 1898.
Insegnò composizione all’Istituto Musicale “Cesare Pollini” di Padova del quale assunse anche la direzione nel 1912, dopo la morte di Pollini, senza mai interrompere l’attività di apprezzato concertista e improvvisatore. Sotto la sua guida e grazie all’interessamento di Ottorino Respighi, l’istituto padovano da lui diretto ottenne il titolo di Conservatorio.
Collaborò con i più eminenti protagonisti del mondo musicale, liturgico-musicale e organistico italiano tra i quali Padre Angelo De Santi, Marco Enrico Bossi, Giovanni Tebaldini, Lorenzo Perosi e Luigi Bottazzo. Condivise con loro gli ideali "ceciliani" di riforma della musica sacra.
Stimato come abile improvvisatore, organista virtuoso e competente progettista strumentale, nobilitò con la sua opera la tradizione organistica italiana.
Tra i suoi allievi è da annoverare Carmelo Pavan, organista di San Marco per oltre 30 anni, fino al 1975, concertista, compositore e didatta che ebbe tra i suoi allievi Roberto Micconi, l'attuale organista titolare.
Enorme è la quantità di opere liturgiche composte da Ravanello, tutte di fattura formalmente ineccepibile e di solida dottrina contrappuntistica.
Oltre 30 le Messe, per tutte le combinazioni vocali, per tutte le esigenze delle diverse comunità parrocchiali e religiose e una infinità di altre composizioni destinate a coprire ogni più remota richiesta della pratica liturgica, come requiem, mottetti, cantate, sonate, o altro. Un’autentica enciclopedia repertoriale (come ricorda V. Donella nei suoi testi), pubblicata un po’ in tutte le edizioni del suo tempo.
Non meno ricca la collezione delle musiche strumentali, per organo, tutte di linguaggio tardo romantico, destinate alla liturgia e all'esecuzione concertistica, e le opere didattiche. Tra di esse anche due raccolte di studi a carattere pedagogico destinati all'apprendimento sistematico dello strumento: L'organista di chiesa – breve metodo per organo scritto in collaborazione con Luigi Bottazzo e il Metodo Teorico-Pratico per imparare a suonare l'Armonio e ad accompagnare il Servizio Divino, più alcune opere teoriche sull'accompagnamento del canto gregoriano come Il ritmo del canto gregoriano e testi sulla composizione.
Morì il 2 Luglio 1938, e la sua morte destò profondo cordoglio nel panorama musicale italiano.
I suoi funerali furono celebrati solennemente nella basilica del Santo a Padova.
Attualmente il suo corpo riposa a Padova nel Cimitero Maggiore.
Nel 1940, a due anni dalla morte, la Presidenza della Ven. Arca di Sant'Antonio volle dedicare ad Oreste Ravanello un monumento, con scultura di Luigi Strazzabosco, posta nel Chiostro del Generale presso la basilica del Santo (Padova).


Il monumento a Oreste Ravanello, opera realizzata nel 1940 dallo scultore Luigi Strazzabosco
Chiostro del Generale - Basilica di Sant'Antonio (Padova)


COLLAUDO DELL'ORGANO "VINCENZO MASCIONI" (1911 - Op.300)
DELLA CHIESA DI SAN GIORGIO DI CHIRIGNAGO

 

ARCHIVIO MUSICALE
DELLA
VEN.DA ARCA DI S. ANTONIO

 

Padova li 6 Giugno 1911

 

Il Collaudo d’un nuovo organo è certamente un incarico assai gradevole, quando l’occhio sperimentato, acuto e pronto dell’esaminatore percepisce d’un subito la visione d’un’opera eminentemente artistica nella linea generale, e non s’indugia nei particolari se non per rilevare la perfezione di costruzione e di funzionamento d’ogni più piccolo meccanismo.
Il Collaudo allora è un vero piacere per l’esaminatore il quale, quasi con voluttà, scruta le intime latebre del re degli strumenti, tende l’orecchio alle dolci armonie e si lascia trasportare nelle alte ed indefinibili regioni del bello, dall’onda sonora che meravigliosamente si eleva dal divino istrumento.
Tale fu la mia impressione riportata dall’esame del nuovo organo, della Chiesa Arcipretale di Chirignago (Venezia), costruito dal Sig. Vincenzo Mascioni di Cuvio.
Ed invero non so se debbo lodare di più o la perfezione della trasmissione pneumatica o la bontà della parte fonica; quello è certo però, che, con un tale strumento, l’organista può sormontare qualunque difficoltà tecnica e ottenere effetti fonici meravigliosamente belli con gradazioni di coloriti, a volte con timbri dolci e tenui, a volte con forza possente.
Non posso fare a meno di sciogliere un inno al sistema tubolare tanto contrastato, ma che ha finito per imporsi e trionfare.
Ed è un trionfo di trilli, di arpeggi, di staccati brillanti; ed ora sono le dolcissime, quiete, ieratiche armonie di Frescobaldi, ed ora le sublimi ed ardite volate di Bach ed ora le tenere e devote melodie di Marcello che si sprigionano per incanto da questo bellissimo istrumento.
È infine un trionfo dell’arte organaria italiana, arte che, decaduta, è ora risorta all’antico splendore.
È inutile che io mi diffonda in una descrizione dettagliata dell’organo; tengo però a dichiarare che la massima lode deve darsi ai ripieni. Meravigliosi registri questi! D’un suono dolce, argentino e nello stesso tempo robusto e maestoso.
Nel chiudere questa mia relazione, porgo un saluto a Vincenzo Mascioni artista valente e modello, che ha raggiunto, nella storia dell’arte organaria moderna, un posto ragguardevole, e mi congratulo coll’Ill.mo Mons. Arciprete, colla Fabbriceria e colla Commissione di Chirignago, per l’acquisto d’un’opera d’arte così pregevole.


Oreste Ravanello
Direttore della Cappella Antoniana

La consolle e l'organo in due immagini del 1959.
Decorazioni a tempera realizzate tra il 1876 ed il 1878 dal celebre pittore Luigi Da Rios (1844-1892)
successivamente scialbate e tuttora in attesa di poter riemergere.
Si notano anche le portacortine per le tende che completavano il parapetto della cantoria, successivamente rimosse.



State ascoltando:
Estratto da Fantasia per Organo op.31 (a Filippo Capocci) di Oreste Ravanello (1871-1938)
Courtesy of M° Domenico Severin