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JACOPO (GIACOMO BARTOLOMEO) TOMADINI
Cividale del Friuli (Udine), 24 agosto 1820 – 21 gennaio 1883


Jacopo Tomadini

Jacopo Tomadini, di povera famiglia, ordinato sacerdote e divenuto canonico del duomo della sua città natale Cividale del Friuli, visse costantemente vita modesta ed umile, per quanto fosse dotato di eccellenti qualità morali e di grande talento, specie nella musica.
Tomadini studiò organo e composizione e scrisse numerose messe, introiti, graduali, sequenze, offertori, cantate e fioretti soprattutto per voci maschili (tenori, baritoni, bassi) e talvolta per coro misto (contralto, tenori, bassi). Amava suonare l'arpa ed infatti diverse composizioni sono state scritte per: arpa, tenore 1°, tenore 2°, basso e armonium, (Mottetto Anima Christi 1879).
Jacopo Tomadini è la figura più significativa della musica corale sacra della seconda metà dell'Ottocento, allievo di Giovanni Battista Candotti, organista nel duomo di Udine, che amava definirlo “il suo più grande capolavoro”.
Si pensi quale fortuna sarebbe stata per Milano se egli si fosse deciso di  accettare il posto di maestro di cappella nel duomo, al quale era stato  invitato,  dopo  la morte del M° Quarenghi. Fu invece organista del duomo di Cividale, custode di quel  Museo ed  Archivio comunale, ivi direttore dell'Istituto  delle Orsoline e maestro assai stimato al Seminario di Udine.
Ma la sua attività migliore non fu questa, bensì la partecipazione in prima fila allo sforzo per incrementare quella che fin d'allora si chiamò, con una parola sintetica, la musica sacra.
Intervenne ai Congressi Cattolici di Venezia nel 1874, di Firenze nel '75, di Bologna nel '76, a perorare la causa della musica di chiesa. Accanto a don Guerrino Amelli e con la cooperazione di amici e di distintissimi maestri di musica, nel maggio 1875, fondò il periodico Musica Sacra.
Egli studia la costituzione di una associazione italiana di Santa Cecilia e si adopera per il consolidamento in Roma di una Cappella Gregoriana, per prepararvi cantori distinti, unicamente dati al servizio divino e per la esecuzione della musica sacra. È nominato a presiedere una Commissione permanente per l'esame dei progetti di nuovi organi. Lo troviamo nel Comitato promotore italiano del Congresso europeo di canto liturgico tenuto in Arezzo, nel 1882 in onore di Guido Monaco. Uomo di lettere, e non solamente musicista.
Numerose sono le sue composizioni musicali, a cominciare dal  Cantico di San Francesco d'Assisi, pubblicato nel 1855 nella Gazzetta Musicale di Milano, alla serie dei 20 Mottetti Eucaristici (1871-73) per tre voci pari con armonium, concepiti sulla sicura conoscenza della polifonia e su di un profondo sentimento religioso, alle Antifone della B.V.M., alle 26 Canzoncine popolari in onore di Maria SS., alla Messa di Santa Cecilia (1870), molto in uso presso quasi  tutte le cantorie del Friuli detta anche la  "Piçule dal Tomadin", alla Messa Ducale (1869) a tre voci pari con orchestra, al famoso Te Deum (1879), alla Missa Solemnis ad tres voces aequales cum istrumentis, a La Risurrezione del Cristo (1864), oratorio per quattro voci, coro e orchestra, ai numerosi Miserere tra cui quello in mi minore (1881) per T.T.B. archi, organo e timpani, al Cantico per Tenore ed arpa, al Vespro, ai Concentus Sacri. Sono più di 300 produzioni musicali, senza tenere conto di quelle che rimangono tuttavia nelle mani dei  privati, mai conosciute in pubblico.
Partecipò a numerosi concorsi di musica corale ed ottenne importanti riconoscimenti internazionali tra  i quali il primo premio in un  concorso a Nancy (Francia) nel 1854 e a  Firenze e un secondo premio a Parigi nel 1863 con la presentazione di una Messa a quattro voci costruita sui modi gregoriani.
Entrò in contatto epistolare con il grande compositore ungherese Franz Liszt (1811-1886), il quale gli chiese più volte di incontrarlo per uno scambio "tecnico-musicale" ma, a causa della personalità piuttosto schiva del compositore friulano, questo non avvenne.
Dal punto di vista musicale l'opera del Tomadini  è molto importante perché seppe equilibrare le parti solistiche senza tanta enfasi e troppi melismi, tenuto conto che in quel periodo l'opera melodrammatica imperava dovunque ed anche il popolo amava ascoltare i virtuosismi dei cantanti. Grazie alla purezza del canto gregoriano sui modi autentici e plagali, Tomadini riportò la musica corale alla vera spiritualità.
Un compositore di primo ordine, non solamente per l'abbondanza delle cose prodotte, ma più per l'arte assai fine e singolare della loro elaborazione. Ne riferiva don Guerrino Amelli, in seguito ad una visita fattagli nel 1882 : “…egli scrive la sua musica, come noi scriviamo le lettere di confidenza agli amici e famigliari. La sua mente chiara ed elevata è, per così dire, satura oramai di cognizioni liturgiche ed artistiche: il suo cuore educato da tanti anni alle soavi emozioni della pietà e allo slancio dell'entusiasmo religioso, gli somministrano una feconda vena di nobili pensieri e d’affetti, che egli sa dipingere maestrevolmente con la sua abilissima penna musicale”.
Sacerdote ricco di virtù e di dottrina, era solito trarre ispirazione per le sue composizioni musicali dalla meditazione sul mistero di Dio e non scrivere una nota se non dopo aver chiesto l’aiuto del Signore e della Vergine sua Madre. Dopo tanto lavoro morì il 21 gennaio 1883, mentre stava musicando il salmo In exitu Israel. Tale era questa figura d’uomo, sacerdote e musicista che è giusto e doveroso ricordarlo. L'illustre maestro Oreste Ravanello, direttore della Cappella musicale del Santo di Padova, lo ha felicemente denominato il Palestrina del secolo XIX.
Dal 1922 la città di Udine ha intitolato alla memoria di Tomadini il Civico Liceo Musicale "Jacopo Tomadini", ora Conservatorio Statale.

Riportiamo qui due lettere del Maestro Jacopo Tomadini che riguardano il restauro dell'organo di Gaetano Callido (1767 Op. 33) della vecchia chiesa di Chirignago, in seguito al trasferimento nella nuova chiesa arcipretale avvenuto nel 1877. Al M° Tomadini fu infatti chiesto "il suo autorevolissimo giudizio".

(1)

Egregio e stimabilissimo Signore

Le chieggo scusa del mio ritardo. Di questi giorni ho dovuto assentarmi di paese; ritornato questa mane trovai di più la seconda lettera. Ora eccomi con Lei.
Leggo nei due Progetti che quelli di Chirignago posseggono un organo del Callido, che è quanto dire che posseggono un organo ottimo, un capo d'arte della scuola veneta nella specie. Quando si possiede un oggetto prezioso è al tutto degna cosa che e' sia conservato, e che non si perda. Ma l'organo si trova, come ivi si asserisce, nel massimo deperimento. Sta bene, e perciò vuole esser ristorato.
Ora, secondo me, a due partiti ragionevoli soltanto si può qui appigliarsi:
1. rimettere l'organo nel suo stato originale;
2. dargli delle aggiunte, ma tali che non ne alterino il suo carattere né facciano scomparire e dileguare l'opera callidiana.

Il primo partito mi sembra il migliore ed il più assennato. Sta però in questo partito che si possono introdurre delle modificazioni che sono richieste dai progressi dell'arte, e che minimamente nuociono al carattere dell'istrumento, come sarebbero: il completamento dell'ottava bassa del manuale e del pedale, la quale si trova mozza; l'aggiunta di due tasti negli acuti, badi, due soli e non più (cioè il do diesis ed il re); l'applicazione dei giochi nuovi di meccanica per la registratura, e del sistema dei mantici per l'aria, che, d'ordinario in cotesti organi difetta, conservandone però la preesistente forza di pressione.
Volendo poi appigliarsi al secondo partito, oltre alle già dette modificazioni, se non vi avessero nell'organo callidiano i tromboncini, si aggiungano questi, perché sono del carattere della scuola, e se vi avessero, si potrà aggiungere un'altro registro d'ancia sull'ordine di 8 piedi disteso per tutto il manuale (come sarebbe trombe dolci ne' soprani, e fagotto nei bassi), se non c'è, si aggiunga la cornetta, ed anche il flauto in XII, perché egualmente caratteristici della scuola; si aggiunga la viola, nonché un flauto di 8 piedi. Volendo poi ingrandire l'organo, sempre nel suo genere, e averne il secondo manuale, nel primo si aggiunga anche un secondo principale di 8 piedi in legno, ed anche uno di 16, il ripieno però non si porti al di là delle trigesime. Il secondo manuale abbia per tutta l'estensione un principale di 8 piedi, e l'ottava ne' soprani; il flauto di 4 piedi, la cornetta, un registro d'ancia dolce (come sarebbe il violoncello ne' bassi ed altro simile registro ne' soprani, che faccia seguito sino alle fine del manuale), la voce umana ad anima, la quale ha ad essere calante, e non crescente; si può tollerare ne' soprani un altro registro ad ancia, anche sull'ordine di 16 piedi, come sarebbe il corno inglese; e si potrebbe anche applicare a questo organo la griglia.
Così sarebbe conservata od ampliata l'opera di Callido senza distruggerla, l'organo avrebbe il suo carattere di scuola veneta, non solo, ma, ciò che è più, di chiesa.
Tutti due i progetti presentati distruggono intieramente l'opera callidiana, conciossiaché quello che della medesima viene in essi conservato, rimane intieramente assorbito, ed offrono un assieme poco decente in chiesa, ché malamente surrogano il vecchio organo.
Tuttavia se quelli di Chirignago hanno proprio risolto di volere avere un organo nuovo e di lasciar perire l'organo di Callido, per il meno male io proporrei così:
Si lascino stare gli ultimi sette tasti acuti (dal re diesis al la) siccome inutili per lo stile dell'organo, e non servienti ad altro che a favorire e fomentare la leggerezza di un suonatore e d'uno stile alieno dalla chiesa. Con ciò anche si ottiene un'economia in ambo i progetti di oltre a 200 canne nuove; si lascino in quello del L * * * le quadragesime, che rendono troppo strillante il ripieno, con ciò un'economia di altre 100 canne; e leverei via dal medesimo progetto anche la duodecima del ripieno, la quale lo rende piuttosto duro (risparmio di oltre 51 canna). Non si può non lamentare nei due progetti, specialmente in quello del L * * *, il disquilibrio nei due manuali della parte dei bassi contro quella dei soprani, ove il solo fagotto sostiene undici soprani nel manuale dell'organo grande, ed uno di questi di 16 piedini, e nell'organo piccolo manca intieramente un principale di 8 piedi, ed i bassi non hanno che l'ottava. Si sa che il clarone dell'organo grande posto nei bassi, suona sull'ordine di 4 piedi, e non può fare da basso. Il pedale è migliore quello dei Bazzani, avendovi due copie e la quinta, portandovi una sessantina di canne per i medesimi e trentasei per i timballi, mentre nel progetto del L * * * in tutto non ve ne hanno che trentacinque. Tuttavia sarebbe desiderabile che i tasti del pedale distesamente fossero portati almeno sino al numero di ventidue, col loro suono graduato corrispondente; campanini, triangoli e tam-tam siano dall'organo eliminati.
Fra i due progetti io piglierei quello dei Bazzani, modificato come sopra. La differenza del prezzo dinanzi allo stesso numero di canne dei due progetti (n. 1126 canne nuove) sta in ciò che le 116 canne delle quadragesime, e le 58 della dodicesima del ripieno nel progetto L * * *, sono piccolissime e di poco valore specialmente le prime; quando invece nel progetto Bazzani le 61 in più nel pedale, le 26 del flauto in ottava bassi e le 32 della viola ne' soprani (registri mancanti in quell'altro) sono canne grandi e quindi di ben assai più materiale, siccome pure sono ancora le 28 del principale bassi del secondo organo, le 26 del flauto ai bassi, e le 32 della voce umana ad anima, che non sono nell'altro.
Tutto ciò credetti di dirle in obbedienza alle ricerche di Lei, e chiedendole di nuovo scusa del ritardo, mi protesto con piena estimazione e rispetto.

Cividale, 9 febbraio 1877

Di Lei
Umiliss. Serv.
Ab. JACOPO TOMADINI

 

(2)

Cividale, 22 febbraio 1877

Egregio Signore

Fu qui il Signor Bazzani, il quale mi fece vedere due Progetti per l'organo di Chirignago, modificanti il primiero suo disegno. Mi pare bene che il primo di questi due da me postillato e sottoscritto sia soddisfacente all'uopo. Le nuove aggiunte non sono tali da togliere all'organo il suo carattere di chiesa, e d'altra parte le tradizioni della scuola veneta ereditarie nella famiglia Bazzani fanno altresì garanzia che esse aggiunte abbiano ad impastarsi con l'opera originale e formare un insieme tutto buono ed omogeneo. – Sento che il Signor Bazzani, per rispondere alle esigenze degli organisti di colà sia costretto a prolungare il manuale fino al sol ed al la sopracuto. Questo è il minore de' mali: lasciamo andare.
Piglio di nuovo l'occasione di confermarmi

Di Lei
Devotiss. Serv.
Ab. JACOPO TOMADINI

COLLAUDO
DELL’ORGANO RECENTEMENTE COSTRUITO E COLLOCATO NELLA NOVELLA CHIESA PARROCCHIALE
DI S. GIORGIO IN CHIRIGNAGO

Chiamato io sottoscritto a collaudare l’Organo or ora collocato dai sigg. Bazzani in questa novella veneranda Chiesa;
Visto il contratto 26 luglio 1877 stipulato tra i sigg. Pietro del fu Giacomo ed i sigg. suoi nipoti Giacomo e Pietro del fu Alessandro tutti Bazzani di Venezia dall’una parte, e dall’altra il rever. Arciprete del luogo don Gio. Batt. Buso, il sig. Domenico Favaro fabbriciere, e il sig. Angelo Benotto.
Visti in particolare i numeri 1.° e 2.° del contratto medesimo riflettente l’obbligo dei sigg. Bazzani di attenersi nella costruzione del detto organo esattamente al piano concertato ed esposto nell’atto 24 febbraio 1877 e che va unito al contratto stesso;
Vista la postilla in calce, che di comune accordo introduce la modificazione del tremolo nell’organo piccolo;
Visto il sistema de’mantici, la costruzione delle canne vuoi metalliche vuoi lignee, i molteplici giuochi meccanici, le svariatissime concatenature interne onde è composto tutto l’organamento del lavoro;
Uditone gli effetti del suono delle varie voci singolarmente, vuoi ne’ svariatissimi impasti, vuoi nella piena forza del suo insieme;
Visto e considerato tutto;
Trovai non solo che i sigg. Bazzani hanno pienamente esaurito il compito assuntosi, ma l’hanno fatto altresi con molta perfezione. Vi si vede in tutta l’opera massima esattezza, somma diligenza, solidità e bellezza, ed a ciò corrisponde assai bene l’effetto.
Le varie voci d’anima sono quali mai si possono desiderare dolci e giuste nel loro carattere, e pronte ad intuonarsi al tocco del manuale o del pedale; quindi si sente non meno eccellente il ripieno che belli e buonissimi i concerti.
Le voci ad ancia, egualmente svariate in più caratteri di suono, sono riuscite assai bene e sono d’ottimo effetto e nel tutto danno all’Organo quella giusta energia che si addice.
Il pedale pure è riuscito del migliore possibile effetto, e le sue voci muovono maestose, robuste e spiccate, così che nulla lasciano a desiderare.
Per le quali cose non solo deggio dare pienissimo collaudo all’opera suddetta, ma faccio rallegramenti cogli ottimi e bravi giovani fratelli sigg. Giacomo e Pietro Bazzani che vi attesero, come seppi, da loro medesimi, dando in essa opera bel saggio del loro talento, studio e diligenza in questa parte, ed altresi faccio rallegramenti con questa popolazione, che veramente ha meritato di possedere cotesto lavoro così compiuto.
In fede, ecc…
Chirignago, 19 maggio 1878

JACOPO CANONICO TOMADINI
MAESTRO DI CAPPELLA
nell’insigne Collegiata di Cividale del Friuli

Vedi l'Organo Callido-Bazzani (1877)