“Voglio darvi ora una bella notizia. Nei prossimi giorni istituirò ufficialmente in Diocesi l’Ordo Virginum. Si tratta di una forma di vita consacrata riconosciuta dalla Chiesa. Non è una congregazione, un ordine religioso o monastico, né un Istituto secolare. È una forma di consacrazione per donne che sono chiamate, per puro dono di Dio, a vivere la verginità nel mondo accanto agli altri fedeli. Sono donne consacrate che fanno riferimento al Vescovo. Esse scelgono di vivere un rapporto nuziale con Cristo, con particolare attenzione al Suo corpo che è la Chiesa, in special modo alla diocesi. Questa forma di consacrazione assai antica, secondo taluni già attestata in Atti 21,9, è stata dopo molti secoli rivalutata dal Concilio Vaticano II (Costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, 80). Il rito pubblico di solenne consacrazione è stato emanato da Papa Paolo VI nel 1970. Il Codice di diritto canonico vi dedica il canone 604. Il prossimo lunedì 7 dicembre, alle ore 18.30, Vigilia della Solennità dell’Immacolata Concezione, tre donne della nostra Chiesa, Silvia Marchiori, Nella Pavanetto, Katia Vanin, dopo anni di preparazione, saranno pubblicamente accolte dal Patriarca nell’Ordo Virginum in questa Basilica Cattedrale. Sono certo che da tutta la diocesi vorrete convenire numerosi per ringraziare Dio di questo dono prezioso per la Chiesa e per il mondo”.
Angelo card. Scola, Patriarca di Venezia, al termine della Solenne Concelebrazione Eucaristica in occasione della Seconda Assemblea Ecclesiale nell'ambito della Prima Visita Pastorale - Domenica 11 ottobre 2009, Basilica Cattedrale di San Marco, Venezia

"Egli aveva quattro figlie nubili, che avevano il dono della profezia"
Atti degli Apostoli 21,9
"A queste forme di vita consacrata è assimilato l'ordine delle vergini le quali, emettendo il santo proposito di seguire Cristo più da vicino, dal Vescovo diocesano sono consacrate a Dio secondo il rito liturgico approvato e, unite in mistiche nozze a Cristo Figlio di Dio, si dedicano al servizio della Chiesa. Le vergini possono riunirsi in associazioni per osservare più fedelmente il loro proposito e aiutarsi reciprocamente nello svolgere quel servizio alla Chiesa che è confacente al loro stato"
Codice di Diritto Canonico, Can. 604, 1-2
"Fin dai tempi apostolici, ci furono vergini e vedove cristiane che, chiamate dal Signore a dedicarsi esclusivamente a lui in una maggiore libertà di cuore, di corpo e di spirito, hanno preso la decisione, approvata dalla Chiesa, di vivere rispettivamente nello stato di verginità o di castità perpetua “per il Regno dei cieli”.
“Emettendo il santo proposito di seguire Cristo più da vicino, [le vergini] dal vescovo diocesano sono consacrate a Dio secondo il rito liturgico approvato e, unite in mistiche nozze a Cristo Figlio di Dio, si dedicano al servizio della Chiesa” . Mediante questo rito solenne, “la vergine è costituita persona consacrata” quale “segno trascendente dell'amore della Chiesa verso Cristo, immagine escatologica della Sposa celeste e della vita futura”.
“Assimilato alle altre forme di vita consacrata”, l'ordine delle vergini stabilisce la donna che vive nel mondo (o la monaca) nella preghiera, nella penitenza, nel servizio dei fratelli e nel lavoro apostolico, secondo lo stato e i rispettivi carismi offerti ad ognuna. Le vergini consacrate possono associarsi al fine di mantenere più fedelmente il loro proposito"
Catechismo della Chiesa Cattolica, 922-924

“Tu mi hai sedotto, Signore, e io mi son lasciata sedurre”.
Sei tu il mio io lontano, la mia intima brama, l’oggetto del mio desiderio.
Tu abiti dentro di me, ma io sono lontana; potrei trovarti, ma non ti cerco; ti cerco e non ti trovo; tendo le mani e tu mi sfuggi.
Sono assetata d’amore e insieme prigioniera di me stessa.
I miei occhi guardano, ma non vedono veramente. Solo tu, Padre e Signore dell’universo, che sei dentro le cose, puoi dare senso alla realtà, alla gioia, al dolore, alla vita.
Il mio cuore ama, ma di un amore fragile e limitato. Solo tu, Cristo, che hai dato la tua vita per liberarci dal male che e fuori di noi e dentro di noi, puoi insegnarmi ad amare intensamente e tenacemente, ad amare come Tu ami.
Io cammino, ma i miei passi sono incerti. Solo Tu, Spirito Santo che sei luce e speranza puoi rischiarare la mia vita e sostenermi quando le forze vengono meno.
Io credo in Te Signore, e mi affido alle tue mani, perché sei fonte d’acqua viva, sei via, verità e Vita.
Se inciampo, rialzami.
Se mi allontano, rincorrimi.
Se mi inorgoglisco, rimproverami.
Se gioisco, aiutami a ringraziarti.
Se soffro, consolami.
Se piango, asciuga Tu le mie lacrime.
Ti prego, Signore, resta con me ora e sempre.
Amen.
Katia Vanin
Redditio Symboli (Professione di Fede) della Veglia Pasquale - 16 aprile 1995
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