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GLI ORATORI PUBBLICI E PRIVATI

Nel territorio, oltre alla chiesa madre, che sorgeva nell'attuale Piazza San Giorgio, c'erano altre chiesette campestri, in parte padronali e legate alle ville.

Nel 1573 nella zona di Villabona è presente un oratorio appartenente ai Zen.

Nel 1625 è notato l'oratorio dei Corner ad Asseggiano, dedicato a Sant'Antonio confessore. Presso vi era un ospizio dei Cassinesi di San Giorgio Maggiore, dove i novizi quattro volte all'anno facevano ricreazione. Nel 1625 si nota anche un oratorio dei Prezzati, sacro alla Natività di Maria Vergine.

Nel 1642 sono notati gli oratori Filippi, Molin ed altri in Bottenigo (canale d'acqua) e in Tresiegoli.

Nel 1665 compare una chiesetta intitolata a Santa Maria Elisabetta.

Nel 1704 per morte dell'ultimo maschio di Giannandrea Flavio Comneno l'oratorio dei Corner ad Asseggiano ottiene il legato di messe 30 da L. 2 cadauna per un censo dato alla parochiale di L. 656 s.12.

Nel 1725 c’erano sei oratori: Sant’Antonio, San Francesco, Beata Vergine del Rosario, San Giacomo, San Giuseppe ed un altro ancora. Uno di questi oratori era alle Catene, già restaurato ed ampliato nel 1719; non dista molto un capitello, con statuetta della Madonna e la sottoscrizione “Beata Vergine delle Grazie, 1719”.

Nel 1747 si pone la Via Crucis nell’oratorio dei Corner ad Asseggiano, a merito dei monaci.

Nel 1753 l’oratorio degli Zen in Villabona possiede una pianeta del Vescovo di Chioggia.

Nel 1754 Flaminio Corner (1693-1778), procuratore di San Giorgio, celebre senatore storiografo della Chiesa veneziana e torcellana, arricchisce l'oratorio di famiglia ad Asseggiano, dedicato alla Beata Vergine e a Sant'Antonio da Padova, dei corpi santi di San Bonifacio (sotto la mensa) e Santa Caterina, del Sangue di San Fortunato (sopra l'altare) e lunghissima serie di reliquie insigni, un vero tesoro (ancora attualmente vi sono custodite reliquie di San Domenico, San Stanislao, San Bartolomeo, San Donato, San Cosimo, Sant'Anna, Santa Cecilia, San Filippo Neri, San Pio V).

Nel 1761 si segnala anche che nell’oratorio della Beata Vergine e San Francesco d’Assisi v’era una pala con raffigurati la Madonna, San Girolamo, San Francesco, San Lorenzo, Sant’Agostino; nell’oratorio della Beata Vergine e San Giuseppe la pala raffigurava la Madonna, Sant’Antonio di Padova, San Giovanni Battista e San Giuseppe, e nell’oratorio della Beata Vergine del Rosario una pala con la Madonna, Sant’Antonio di Padova e San Giacomo Maggiore.

Nel 1776 si segnalano due oratori intitolati alla Madonna del Rosario, uno alla Madonna e San Francesco, ed un altro a San Marco.

Il 23 novembre 1780 muore l'Abate Pietro Antonio Zini, veneto, per febbre infiamatoria munito di tutti li SSmi Sacramenti e della benedizione papale. Viene sepolto nel suo oratorio in Villabona con l'assistenza dell'arciprete Giannandrea Piccinato.

Nel 1791 gli oratori pubblici erano cinque.

Il 7 dicembre 1827 muore il nobile veneto Giovanni Prezzato che viene sepolto nell'oratorio di sua proprietà (poi Gyulaj e in seguito Friedenberg) nella frazione di Asseggiano.

Nel 1835 si ricorda un oratorio a San Benedetto in casa demaniale e nel 1868 un altro a Gesù deposto dalla croce.

Di tutti questi oratori il più importante era sicuramente quello della cinquecentesca Villa Corner (o Cornaro) di Asseggiano, dedicato alla Beata Vergine e a Sant’Antonio da Padova, confessore. La facciata dell'edificio, su Via Asseggiano, con paraste e finestra termale semicircolare al di sopra della porta d'ingresso, è coronata da timpano con tre statue marmoree. All'interno ha quadro d'altare, due dipinti laterali di maestri, grandi quadri di Sant’Antonio e ricco ciborietto. Vi sono due sepolture sotto il pavimento. In Memorie della vita di Flaminio Cornaro Senatore Veneziano scritte ad un suo amico da D. Anselmo Costadoni Abate Camaldolese (1780) si trova scritto: "Nel nobile Altare di esso oratorio avea fatto riporre il sagro Corpo di un Santo Martire, e tre altri santi Corpi pur intieri, e con magnificenza vestiti, e adornati fatti avea collocare dentro e sopra l'Altare di Zegiano, avendo anche ottenuto dalla Sagra Congregazione de' Riti, che ogni anno si potesse quivi celebrare la Messa particolare delle Sagre Reliquie, nel tempo ch'ei portavasi a villeggiare per venerarle colla sua propria persona e divozione. La Festa quivi di S. Antonio solennizzavasi da lui con molto decoro; e superava qualunque difficoltà per esser libero addì 13. Giugno, affine di portarvisi personalmente ad assistere alla funzione, che facevasi quanto potea maggiore".

L’oratorio pubblico di San Jacopo o Giacomo Apostolo (da cui il nome Borgo San Giacomo) che faceva parte della villa Ivancich, già di proprietà Curnis, poi Fanzago e infine Graziadei, già danneggiato nel corso della Prima Guerra Mondiale, fu raso al suolo assieme alla villa nel bombardamento aereo del 28 Marzo 1944.

Nel territorio c’erano anche due conventi: il primo dove poi sorse la vecchia casa della Famiglia Serafin (in Via Ivancich, dove ora c'è la casa della Famiglia Frigo) e l'altro nell'antichissima Via Lazzaretto (ora Via Bosso), dove abitava la Famiglia Rebesco, vicino alla ferrovia, che è stato distrutto da un bombardamento nella Seconda Guerra Mondiale. Un terzo sorgeva sul luogo dove all'inizio del Settecento fu costruita villa Cecchini (poi del Conte Giorgi), anche questa rasa al suolo nei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Sono rimaste miracolosamente intatte solo le antiche mura con la pregevole edicola religiosa del 1719, con statua della Vergine (rubata nel 2004 e sostituita da una copia), che ha dato il nome alla Via della Madonnetta.