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LA BANDIERA DELLA PARROCCHIA DI CHIRIGNAGO

I parrocchiani di Chirignago hanno partecipato più volte a vari raduni e pellegrinaggi diocesani, regionali, nazionali, europei e mondiali: feste diocesane dei giovani, Visite Pastorali del Papa, Congressi Eucaristici nazionali ed internazionali, Giornate Mondiali della Gioventù, Incontri Mondiali delle Famiglie, ecc…
In queste occasioni è bello e opportuno avere una bandiera, preziosa per riconoscere a distanza il gruppo. Bello perché ogni bandiera racconta sempre una storia e rappresenta simbolicamente l’identità e la provenienza della Comunità. Opportuno perché nei grandi raduni la bandiera è spesso indispensabile per indicare la strada e le eventuali deviazioni ai componenti del gruppo in movimento, evitando così di perdersi.
Si è così pensato di creare una bandiera con la Croce di San Giorgio riportante al centro l’emblema del Sacratissimo Cuore di Gesù. San Giorgio martire e il Sacratissimo Cuore di Gesù sono infatti i contitolari della chiesa arcipretale di Chirignago.

La croce di San Giorgio è una bandiera costituita da una croce rossa in campo bianco, riferimento alla fede cristiana; graficamente è complementare alla croce di San Giovanni Battista. Originariamente vessillo della Repubblica di Genova, venne poi utilizzata dai crociati e in seguito adottata dall'Inghilterra, nonché da molte altre nazioni e città. La simbologia del Salvifico vessillo della vera croce, come Jacopo da Varagine indicò la croce di San Giorgio, determinò nel medioevo, per i pellegrinaggi armati, l'appellativo di crociati. La Croce di San Giorgio venne quindi scelta come simbolo dei pellegrini che si recavano presso i luoghi santi del Cristianesimo e che dopo il 1095, anno di conquista di Gerusalemme da parte dei Turchi selgiuchidi, mossi in gran parte (in un primo momento) da spirito sincero di missione, decisero di prendere la croce ed armarsi per liberare la terra ove nacque e visse Gesù Cristo, in risposta ai ripetuti attacchi subiti dai Turchi, decisi, soverchiati gli Arabi, a spingersi alla conquista dell'impero Bizantino.
Per rendere la bandiera della parrocchia di Chirignago unica ed inconfondibile si è pensato di inserirne al centro l’emblema del Sacro Cuore di Gesù, "su un trono di fiamme, più raggiante del sole e trasparente come cristallo, circondato da una corona di spine simboleggianti le ferite inferte dai nostri peccati e sormontato da una croce, perché dal primo istante che era stato formato, era già pieno d’ogni amarezza". In questo modo si è ottenuta una bandiera che racconta la fede cristiana e la devozione verso il patrono San Giorgio martire e verso il Sacro Cuore di Gesù, contitolari della chiesa arcipretale parrocchiale. Al momento non ci risulta esistano altre chiese al mondo dedicate ad entrambi, pertanto questa è una caratteristica che rende uniche la nostra parrocchia e la nostra bandiera.


San Giorgio e il dragone, Codice (mariegola) della Confraternita della Beata Vergine della Misericordia di Chirignago, f. 2r, miniatura ad acquerello a piena pagina opera del 1521 di don Nicola Bianco, rettore di Chirignago dal 1521 al 1528. Sullo scudo è raffigurata la Croce di San Giorgio.
Archivio parrocchiale di Chirignago


A sinistra - L'emblema del Sacro Cuore di Gesù, raffigurato nel 1878 da Luigi Da Rios
Affresco dell'abside della chiesa arcipretale di Chirignago
A destra
- L'emblema del Sacro Cuore di Gesù sulla banderuola segnavento
presente fino al 1968 sulla croce del campanile

Alla bandiera della parrocchia è possibile aggiungere la bandiera navale della Serenissima con il Leone alato di San Marco, attuale gonfalone della città di Venezia. Il leone marciano è la rappresentazione simbolica dell'evangelista san Marco, raffigurato in forma di leone alato. Il leone di san Marco è secolare simbolo della città di Venezia, della sua antica Repubblica e attuale simbolo del Comune e della Provincia di Venezia, nonché della Regione Veneto e di numerosi altri enti ed amministrazioni civili e militari. Il leone marciano compare in bandiere, gonfaloni, stemmi, statue e monete. Compare inoltre nella bandiera navale sia mercantile che militare della Repubblica Italiana. La figura del leone di San Marco è anche il simbolo del premio del Festival del cinema di Venezia, ovvero il Leone d'Oro.
La simbologia del leone di san Marco deriva da un'antichissima tradizione delle Venezie, secondo la quale un angelo in forma di leone alato, avrebbe rivolto al Santo, naufrago nelle lagune, la frase: «Pax tibi Marce, evangelista meus. Hic requiescet corpus tuum.» (Pace a te, Marco, mio evangelista. Qui riposerà il tuo corpo.) preannunciandogli che in quelle terre avrebbe trovato un giorno riposo e venerazione il suo corpo. Il libro, spesso erroneamente associato al Vangelo, ripropone proprio le parole di benvenuto del leone e, nella maggior parte delle rappresentazioni veneziane, si presenta aperto recando solitamente la scritta latina «PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEVS».
Bisogna ricordare anche che lo stesso san Marco, rappresentato in forma di leone, è tipico dell'iconografia cristiana derivante dalle visioni profetiche contenute nel versetto dell'Apocalisse di san Giovanni 4,7. Il leone è infatti uno dei quattro esseri viventi descritti nel libro come posto attorno al trono dell'Onnipotente ed intenti a cantarne le lodi, poi scelti come simboli dei quattro evangelisti. Il leone è associato a Marco in funzione delle parole con le quali inizia il suo Vangelo in riferimento a san Giovanni Battista:
«Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio.
Come è scritto nel profeta Isaia: "Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te, egli ti preparerà la strada.
Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri"
». (Mc 1,1-3).
Il Battista vestiva nell'immaginario cristiano una pelle di leone e la frase evangelica della voce che grida nel deserto richiamava l'idea di un ruggito nel deserto.
Il leone simboleggia anche la forza della parola dell'Evangelista, le ali l'elevazione spirituale, mentre l'aureola è il tradizionale simbolo cristiano della santità.
Tuttavia il simbolo leonino esprime anche il significato araldico di maestà e potenza (tratto quest'ultimo sottolineato soprattutto dalla coda felina alzata), mentre il libro ben esprime i concetti di sapienza e di pace e l'aureola conferisce un'immagine di pietà religiosa. La spada, oltre al significato di forza, è invece anche simbolo di giustizia e difatti è ricorrente nelle rappresentazioni, antropomorfe e no, della Giustizia.
Sono dunque simbolicamente presenti tutti i caratteri con cui Venezia ama pensare e descrivere sé stessa: maestà, potenza, saggezza, giustizia, pace, forza militare e pietà religiosa.
Non rare le raffigurazioni in cui il leone poggia le zampe anteriori su una terra in cui spesso compare anche una città turrita e quelle posteriori sull'acqua: tale particolare rappresentazione intendeva indicare il saldo potere di Venezia sulla terra e sul mare.
Il più antico gonfalone e simbolo di Venezia era probabilmente costituito da una croce dorata in campo azzurro (i colori dell'Impero Bizantino, di cui la città faceva formalmente parte).
Con la traslazione in città del corpo dell'evangelista san Marco e la sua adozione a santo patrono della città e dello Stato, si prese a raffigurare il santo in figura umana negli stemmi e nei gonfaloni pubblici.
La prime raffigurazione di san Marco in forma di leone alato sembra fossero adottate nel 1261, quando con la caduta dell'Impero Latino Venezia strinse maggiori rapporti con l'Egitto, terra il cui sultano, Baybars, innalzava un leone andante quale stemma, e il porto di Alessandria d'Egitto, città di cui il santo era stato primo vescovo. In quest'epoca la raffigurazione preminente era quella più raccolta del leone in moleca (in mo'eca, o 'in maestà, anche in soldo o in gazzetta dal nome della moneta su cui era raffigurato: il leone viene rappresentato frontalmente e accovacciato, assumendo un aspetto che per la forma delle ali appare simile a quello di un granchio; in veneziano mołeca è il nome dei piccoli granchi in periodo di muta). A metà del XIV secolo si iniziò poi ad esporre gonfaloni nei quali campeggiava il classico leone marciano andante con libro e spada, ovvero dove è possibile vedere per intero il corpo del leone di profilo, appoggiato su tre zampe mentre l'anteriore destra è poggiata sul libro: tipica raffigurazione presentata nei gonfaloni e nelle grandi statue, dove vi era abbondanza di spazio per riportare la rappresentazione completa. Nella stessa epoca tale iconografia venne in generale adottata quale simbolo dello Stato.
Il gonfalone presentava il leone marciano su campo azzurro bordato di croci e decorazioni dorate su fascia rossa. Le sei fiamme rappresentavano i sei sestieri della città (oggi, nell'attuale gonfalone della Regione Veneto compaiono invece una fascia per ciascuna provincia).
Le navi della flotta usavano invece esporre lo stesso gonfalone, ma con campo rosso (come nell'attuale gonfalone della città di Venezia), colore sin dall'epoca romana associato alla forza militare.
Il leone marciano compariva poi inquartato anche nel tricolore dell'effimera Repubblica di San Marco, durante i moti risorgimentali del 1848.
Venne inoltre utilizzato per la bandiera delle Isole Ionie, antico possedimento veneziano, sotto protettorato russo-turco come Repubblica delle Sette Isole Unite (1800-1807 e 1815-1817) e successivamente come protettorato inglese come Stati Uniti delle Isole Ionie (1817-1864). Nella bandiera di questi due stati il leone reggeva una Bibbia chiusa su sette frecce che simboleggiavano le sette isole (Corfù, Cefalonia, Zante, Santa Maura, Itaca, Cerigo e Paxos). Nella bandiera degli Stati Uniti venne aggiunta nel cantone la Union Flag britannica.

Alternativamente alla bandiera navale della Serenissima (e gonfalone della città di Venezia) è possibile inserire la bandiera della Regione Veneto. La bandiera ricorda i vessilli della Serenissima. Sul drappo "rosso pompeiano" con ornamenti in oro e blu, si apre lo stemma: una finestra con un paesaggio che allude al territorio della regione, dai monti al mare; in primo piano il leone di San Marco con il solo libro aperto che è ritenuto simbolo della sovranità dello Stato. Il Veneto è rappresentato dal mare Adriatico, dalla pianura veneta e dalle Alpi. Al battente ci sono sette fiamme (di solito solo disegnate) che portano nella parte mediana gli stemmi delle città venete capoluogo di provincia, posti orizzontalmente e in ordine alfabetico dal basso verso l'alto: Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza.

Per i raduni europei ed internazionali è possibile aggiungere la bandiera italiana. Non è questo il luogo per approfondire la storia e il significato della bandiera nazionale. Non tutti però sanno che il bianco simboleggia la fede cattolica del popolo italiano. I tre colori erano già noti ai tempi di Dante Alighieri (1265-1321), e lo si vede nella sua Commedia, come simboli delle tre virtù teologali: verde-speranza; bianco-fede; rosso-carità (Purgatorio, canto XXX, vv. 31-33. "sovra candido vel cinta d'uliva / donna m'apparve, sotto verde manto / vestita di color di fiamma viva").

Infine è possibile aggiungere anche la bandiera dell'Europa e dello Stato della Città del Vaticano, quale omaggio al Papa, guida della Chiesa universale.
La scelta della bandiera europea ebbe un percorso molto lungo ed articolato, ma si è soliti attribuire il disegno vincente al disegnatore francese Arsène Heitz, il quale successivamente ne fornì una spiegazione in chiave biblica, facendo riferimento ad un'immagine della devozione alla Beata Vergine Maria propria del dodicesimo capitolo dell'Apocalisse: "Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle". Così Vittorio Messori ha descritto la nascita dell'ispirazione di Heitz: «Nel maggio del 1949 fu istituito a Strasburgo il Consiglio d'Europa, organismo allora privo di poteri politici effettivi e incaricato solo di "porre le basi per la costruzione di una federazione europea". Così nell'atto della sua fondazione. L'anno dopo – dunque, nel 1950 – quel Consiglio bandì un concorso di idee, aperto a tutti gli artisti, per una bandiera della futura Europa unita. Un allora giovane disgnatore alsaziano, Arsène Heitz, partecipò con un bozzetto, dove dodici stelle bianche campeggiavano in un cerchio su uno sfondo azzurro. Come rivelò poi, l'idea non era casuale: devoto della Madonna, recitava ogni giorno il rosario. Proprio quando seppe del concorso europeo e decise di partecipare stava leggendo la storia di santa Catherine Labouré e – stimolato da quella lettura – si era deciso a procurarsi, per sé e per la moglie, una "Medaglia miracolosa", che sino allora non conosceva. Le stelle, dunque, del suo disegno vennero da lì: e, lì, venivano direttamente dall'Apocalisse e dalla sua "Donna vestita di sole" con la corona attorno al capo. Quanto all'azzurro, era il colore tradizionale della Vergine.».
Aggiunge Messori nella pagina seguente: «Tra i 101 bozzetti giunti da tutto il mondo, "inspiegabilmente", come disse lo stesso Heitz (che aveva partecipato al concorso senza troppe speranze, quasi solo per rispondere a un impulso datogli dalla scoperta della Medaglia), il Consiglio d'Europa scelse proprio il suo. Si noti, tra l'altro, che il responsabile della commissione che procedeva alla scelta era un ebreo, Paul M.G. Lévy, direttore del Servizio di stampa e informazione del Consiglio. Non agirono, dunque, motivazioni confessionali, malgrado i tre maggiori "padri dell'Europa" fossero cattolici praticanti e capi dei rispettivi partiti democratico-cristiani: il tedesco Konrad Adenauer, l'italiano Alcide De Gasperi, il francese Robert Schuman. Inoltre, a conferma della singolarità della scelta, contro la proposta di Heitz stava il fatto che, se dodici erano le stelle sulla bandiera proposta, non altrettanti erano allora gli Stati del Consiglio. In effetti, di fronte alle critiche, il disegnatore dovette replicare che il dodici rappresentava un "simbolo di pienezza" (e tale è, infatti, anche nell'Antico Testamento: dodici, tra l'altro, i figli di Giacobbe, come dodici le tribù di Israele; ed è perciò che dodici è il numero voluto da Gesù per i suoi apostoli, a significare che la Chiesa è il "nuovo popolo eletto"). Avendo adottato questa prospettiva simbolica, le autorità comunitarie, quando gli Stati membri dell'Europa finirono col superare la dozzina, stabilirono ufficialmente che il numero delle stelle sulla bandiera era da considerare immutabile.» (Vittorio Messori, Ipotesi su Maria, Edizioni Ares, Milano 2005, pp. 107-108).

La bandiera pontificia o della Città del Vaticano è costituita da un drappo bipartito di giallo (verso l’asta) e di bianco, caricato questo al centro dalle Chiavi decussate, sormontate dal Triregno.
Anticamente la bandiera dello Stato pontificio era giallorossa (o per meglio dire amaranto e rossa, colori derivati dai colori dello stemma della Santa Sede), i due colori tradizionali del Senato e del Popolo romano, che vennero tuttavia sostituiti con il bianco e il giallo nel 1808, allorché Pio VII ordinò alla sua Guardia Nobile e agli altri Corpi armati pontifici rimasti fedeli di adottare una nuova coccarda con i suddetti colori per distinguerli dalle restanti truppe incorporate nell’esercito francese ed a cui il generale Sestio A. F. Miollis aveva concesso di continuare ad usare la loro vecchia coccarda.
Inalberata per la prima volta dalla Marina mercantile, al 1824 risale comunque la più antica bandiera pontificia biancogialla, ma con i colori posti diagonalmente, fatti poi disporre in due bande verticali da Pio IX il quale, dopo il ritorno dall’esilio di Gaeta vi fece aggiungere lo stemma papale al posto delle cravatte tricolori (bianco, rosso e verde) fattevi apporre nel 1848. Fu solo in seguito al Trattato del Laterano tra la Santa Sede e l’ltalia dell’11 febbraio 1929 che la bandiera pontificia assunse la forma attuale, venendo altresì considerata bandiera di uno Stato estero e pertanto tutelata alla stregua di tutte le altre (art. 299 del Codice penale italiano). La bandiera moderna è stata innalzata per la prima volta l'8 giugno 1929.
La simbologia è attinta dal Vangelo ed è rappresentata dalle chiavi consegnate da Cristo all'Apostolo Pietro.
Le due chiavi sono in croce di S. Andrea, una d'oro e l'altra d'argento, con i congegni in alto e rivolti verso i lati. Dalle impugnature pendono due cordoni con fiocchi generalmente rossi, oppure azzurri.
Le due chiavi vengono sormontato dalla tiara o triregno.
La tiara è un alto copricapo extraliturgico terminante ad ogiva e argenteo, che il Sommo Pontefice assume durante la cerimonia dell'incoronazione ed usa portare allorché si reca a qualche solenne funzione e ritornando da esse. Circa l'origine della tiara vi è tra gli autori una certa discordanza di opinioni, la più comune delle quali la fa derivare dal camelaucum, o phrygium, un alto berretto conico di stoffa bianca di foggia frigia, che dall'Oriente passò quindi a Roma, dove veniva considerato come un simbolo di libertà, e con il quale i papi cominciarono a coprirsi il capo intorno alla fine del IV secolo, dovendosi ritenere tuttavia pura leggenda che Silvestro I (314-335) possa aver ricevuto il camelauco dall'imperatore Costantino in segno della libertà della Chiesa. Incerto è altresì il papa che abbia collocato alla base di un tal berretto il primo cerchio d'oro o corona, facendosi in merito da alcuni il nome di Simmaco (498-514), da altri quello di Leone III (795-816) o di Niccolò I (858-867). È indubbio però che sia stato Bonifacio VIII (1294-1303) ad aggiungervi la seconda corona, arricchendo inoltre la tiara di splendide gemme, mentre a Clemente V (1305-14) viene generalmente attribuita l'aggiunta della terza, trovandosi infatti in un inventario del 1315 la più antica menzione della tiara a tre corone, detta pertanto anche triregno, divenuto simbolo dell'autorità papale. Come la mitra, pure la tiara reca le due bande (vitte) posteriori introdotte, a quanto pare, nel secolo XIII, mentre soltanto dall'inizio del XVI essa si presenta sormontata dal bottone (globo) e dalla crocetta d'oro, come si può riscontrare in quella di Giulio II (1503-13). Le tre corone che compongono la tiara stanno ad indicare il triplice potere pontificio qual era espresso nella formula stessa dell'incoronazione che, secondo il Pontificale romano del 1596 designava con antica formula il papa come «padre dei principi e dei re, rettore del mondo, vicario in terra di Cristo». Tra le altre interpretazioni quella che dice le tre corone rappresentare la Chiesa militante, la sofferente, la trionfante.
Dal triregno pendono due infule (nastri) caricate ciascuna da una crocetta patente.
Le chiavi ordinariamente hanno i congegni posti in alto, rivolti a destra e a sinistra, e solitamente traforati a forma di croce, non per la meccanica propria della serratura, ma come simbolo religioso. Le impugnature variano secondo il gusto artistico, dal gotico al barocco.
Dal secolo XIV le due chiavi, poste in decusso, sono insegna ufficiale della Santa Sede. Quella d'oro, a destra, allude al potere sul regno dei cieli, quella d'argento, a sinistra, indica l'autorità spirituale del papato in terra. I congegni sono in alto, ovvero verso il cielo e le impugnature in basso, ovvero nelle mani del Vicario di Cristo. Il cordone con fiocchi che unisce le impugnature allude al legame dei due poteri.

In passato la parrocchia di Chirignago ha adottato varie bandiere ed insegne, ma nessuna aveva la ricchezza simbolica del modello proposto in questa pagina. Eccone alcuni esempi:


Bandiera del Campeggio parrocchiale "San Giorgio" di Chirignago (1980),
oggi conservata nella Sala del Caminetto del Centro Parrocchiale "Papa Albino Luciani"


I giovani di Chirignago alla XX Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia (Germania) 2005