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Altre presenze artistiche

La chiesa, oltre alle pale d'altare, accoglie numerose opere d’arte, sia antiche (dal XIV secolo in poi) sia contemporanee (XX e XXI secolo). Alcune di esse appartenevano sicuramente alla vecchia chiesa, della fine del XIV secolo, demolita nel 1878 per permettere l’ampliamento e la rettifica della Via Miranese.
Tutte le statue che decorano la chiesa (Isaia, Ezechiele, Davide, San Simeone, San Giovanni Battista, Mosè, Daniele, San Geremia) comprese quelle collocate all'esterno (Nostra Signora del Sacro Cuore sopra il portone; San Giorgio e San Giovanni Evangelista sopra i pilastri delimitanti il sagrato), sono opera dello scultore veneziano Augusto Benvenuti (1839-1899), che le eseguì in pietra tenera di Vicenza (o sasso di Nanto?) in due tempi: quelle all'interno e sulla facciata tra il 1887 e il 1888, quelle all’esterno nel 1896. Sopra i pilastri del cancello che delimita il sagrato ad Ovest vi erano altre due statue (foto1; foto2; foto3), forse provenienti dalla vecchia chiesa, ma sono state rubate il 21 marzo 1992. Ringraziamo fin d’ora coloro che vorranno collaborare al loro ritrovamento.
Sulla facciata della chiesa, all'interno di nove nicchie poco profonde, sono dipinte altrettante figure di santi, forse dottori della Chiesa, ma sono state scialbate e ricoperte da alcuni strati di pittura, pertanto attualmente non sono visibili.
Gli affreschi dell’abside, del catino absidale, del presbiterio, del soffitto, della facciata e della controfacciata furono realizzati tra il 1876 ed il 1878 da Luigi Da Rios (Vittorio Veneto 1844-1892).
L'apparato decorativo dell'abside è composto da tre ripartizioni parietali, racchiuse da cornici a tempera in forma centinata (foto1; foto2). Sviluppando il tema del Sacro Cuore di Gesù, raffigurano:
- San Francesco di Sales, a sinistra, dottore della Chiesa. Due angioletti, sostenendo il pastorale e la mitra, ce lo ricordano vescovo di Ginevra e promotore della riforma pastorale sancita dal Concilio di Trento (1542-1563). San Francesco di Sales (1567-1623) fondò l’Ordine della Visitazione di Santa Maria, di cui fece parte Santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690), raffigurata nell’affresco centrale, e vi introdusse la devozione al Sacro Cuore di Gesù. Le sue spoglie riposano ad Annecy, in Alta Savoia (Francia), nella basilica della Visitazione, accanto a quelle di Santa Giovanna Francesca de Chantal, co-fondatrice dell'ordine delle suore Visitandine e sua fedele discepola. Il cuore di San Francesco di Sales è invece conservato a Treviso, diocesi da cui dipendeva Chirignago, presso il monastero della Visitazione, fin dai tempi della Rivoluzione Francese. L'opera è datata febbraio 1878, in basso a sinistra. Sullo sfondo si nota l’interno di una chiesa, con navata laterale scandita da un colonnato. Probabilmente si tratta dell’interno della Cattedrale di San Pietro di Treviso.
- Il Sacro Cuore di Gesù che appare a Santa Margherita Maria Alacoque, in centro (foto1; foto2; foto3). Santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690) è una monaca mistica francese che a 23 anni entrò nella comunità visitandina di Paray-le-Monyal, località situata a metà strada tra Digione e Lione. Fu proprio nel monastero che Margherita Maria, dopo alcuni anni di vita monastica, si rivelò veggente ed iniziò ad avere quelle rivelazioni di Gesù divenute note tra i cristiani come “le grandi rivelazioni del Sacro Cuore”. Nella sua autobiografia raccontò che a partire dal 27 dicembre 1673, giorno di San Giovanni Evangelista, colui che secondo il Vangelo aveva appoggiato il capo sul cuore di Cristo, le apparve ripetute volte Gesù mostrandole il suo Sacro Cuore più raggiante del sole e trasparente come cristallo, circondato da una corona di spine e sormontato da una croce. Da allora Margherita Maria per ben 17 anni avrebbe avuto colloqui con Dio che, nel chiamarla "discepola prediletta", le avrebbe rivelato i "segreti del suo cuore divino", ed insegnato la "scienza dell'amore". Morì nel 1690; il suo corpo riposa incorrotto nella cappella della Visitazione a Paray-le-Monial (Francia). Proprio a Santa Margherita Maria Alacoque si deve la diffusione del culto del Sacro Cuore di Gesù in tutto il mondo, fino a Chirignago. Mons. Giovanni Battista Buso, arciprete di Chirignago dal 1861 al 1914, avrebbe addirittura voluto dedicare la nostra chiesa, da lui costruita, a “Nostra Signora del Sacro Cuore”. Le autorità ecclesiastiche, accolsero parzialmente la sua richiesta. Il 24 ottobre 1880 il vescovo di Treviso mons. Giuseppe Callegari, intitolava la chiesa a San Giorgio e al Sacro Cuore di Gesù, co-titolari. Ecco spiegato il motivo per cui al centro dell’abside non è raffigurato San Giorgio ma il Sacro Cuore di Gesù. Da non dimenticare poi che nel 1871, in occasione del XXV di pontificato di Papa Pio IX, i parrocchiani si erano consacrati al Sacro Cuore. Curiosa infine la raffigurazione architettonica dietro la Santa, che riprende i quattro pilastri posti ai quattro angoli del presbiterio, e la voluta dell’altare, che richiama proprio quella dell’altare maggiore sottostante. L’opera è datata 1878 e firmata in basso a destra.
- Il Beato Papa Pio IX, a destra (foto1; foto2). Due angioletti, sostenendo la croce papale tripla e la tiara (triregno), ce lo ricordano sommo pontefice. Regnò per più di 31 anni, dal 1846 al 1878. Si tratta del pontificato più lungo della storia della Chiesa, dopo quello di San Pietro Apostolo. Il 18 Settembre 1864 beatificò Margherita Maria Alacoque, raffigurata nell’affresco centrale. Quando Luigi Da Rios lo ritrasse, era ormai giunto al suo ultimo anno di papato. In mano al pontefice è raffigurato il decreto emanato dalla Sacra Congregazione dei Riti il 23 agosto 1856 che estese a tutta la Chiesa la festa del Sacro Cuore, prescrivendone la degna celebrazione liturgica. Morì nel 1878; il suo corpo riposa incorrotto presso l'antico nartece della basilica di San Lorenzo al Verano fuori le Mura in Roma. L'opera è datata 1878, in basso a destra.
Il catino è caratterizzato da una decorazione a cassettonato a tempera con fondo a foglia d'oro, con uno sfondamento ad affresco sulla parte sommitale, di cielo e putti, in corrispondenza del capocielo.
In basso, ai piedi dell’abside, è raffigurato un coro ligneo con tecnica trompe l’oeil (attualmente scialbato e ricoperto da alcuni strati di pittura).
Sulla volta del presbiterio troviamo Il Padre Eterno e i quattro Evangelisti con gli emblemi.
Sul soffitto della chiesa sono ritratti:
- San Giorgio a cavallo uccide il dragone: l'artista probabilmente si è ispirato alla miniatura dalla mariegola della Confraternita della Beata Vergine della Misericordia. L'opera è firmata e datata in basso a sinistra;
- La glorificazione di Nostra Signora del Sacro Cuore con le tre virtù teologali (Fede, Speranza e Carità) (foto1; foto2). Nei due angoli superiori sono riportati i nomi del committente mons. Giovanni Battista Buso (1821-1914), arciprete di Chirignago dal 1861 al 1914, e del pittore Luigi Da Rios.
- San Giovanni Battista che predica la penitenza alle genti. Il volto di San Giovanni Battista sembra essere un fedele ritratto di Giuseppe Garibaldi. L'opera è firmata in basso a sinistra e datata 1876.
I lavori per la costruzione della nuova Piazza San Giorgio e di parte del sagrato, in particolare l'uso del martello pneumatico e della pala meccanica, hanno causato lo spostamento delle tegole sul tetto con infiltrazioni d'acqua piovana, diffuse fessurazioni e lacune dovute anche ad assestamenti strutturali, con stacchi degli intonaci dalle pareti, dal soffitto e dagli affreschi, che provvisoriamente sono stati stuccati grossolanamente e ritoccati. Sulle superfici ad affresco, in precario stato di conservazione, sono ben visibili ritocchi alterati debordanti sulle cromie originali. Allo stato attuale un fortissimo offuscamento generalizzato, dovuto a sedimentazioni di sporchi coerenti (polvere, particellato atmosferico, fumo di candele, ecc...), lascia appena intuire i valori cromatici e i difetti legati alle superfici. Le decorazioni a tempera sono interessate da forti decoesionamenti della superficie pittorica che si dimostra in forma pulvirulenta.
Luigi Da Rios dipinse inoltre interamente il soffitto e le pareti della chiesa con altre decorazioni, molto probabilmente a tempera. Attualmente sono scialbate, ricoperte da due strati di pittura, in attesa di poter riemergere ed essere così riconsegnate alla vista dei fedeli.
Sulla controfacciata vi sono due vetrate artistiche istoriate con raffigurazioni simboliche di temi mariani, tratti dalle litanie lauretane della Beata Vergine Maria. Nella vetrata ad Est la Stella del Mattino e Santa Maria. Nella vetrata Ovest le rappresentazioni di Regina delle Vergini e Regina dei Martiri (foto1; foto2). Sempre sulla controfacciata, al di sopra dell’organo a canne costruito nel 1911 da Vincenzo Mascioni (1871-1953), è dipinta Santa Cecilia, patrona dei musicisti e della musica, forse a ricordo del Convegno Ceciliano che si tenne a Chirignago nell'aprile 1925.
La Via Crucis, composta da 14 incisioni, fu realizzata a Venezia dalla bottega Wagner nel 1778.
In prossimità dell’ingresso principale troviamo due altari realizzati nel XX secolo in legno impiallicciato. Uno è dedicato a Sant’Antonio da Padova, con statua del 1925 di scultore gardenese. L’altro è dedicato a San Pio da Pietrelcina, con quadro d'altare di Giovanni Scaggiante, artista nato a Chirignago nel 1928, ove risiede e lavora. Sempre di Scaggiante la piccola pala di Santa Rita da Cascia, posta sul primo altare a destra, e la piccola pala del Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II, posta sul primo altare a sinistra.
Sempre in prossimità dell’ingresso principale troviamo un’elemosiniera con Cristo crocifisso (foto1; foto2; foto3; foto4; foto5), in legno scolpito, del XVIII secolo.
Sotto la loggia in cornu Epistulae, sopra l’ingresso ad est, sulla parete destra, che originariamente ospitava un organo costruito nel 1877 dall’organaro veneziano Pietro Bazzani (1816-1880) con i nipoti Giacomo e Pietro, si trova un piccolo ambiente all'interno del quale è conservato un Cristo Crocifisso in legno scolpito, del XX secolo. Sopra la loggia, una lapide commemorativa ricorda l’erezione della chiesa. Inizialmente questa lapide fu posta sopra la porta maggiore all’interno della chiesa. Con la costruzione della cantoria e del nuovo organo realizzato nel 1911 da Vincenzo Mascioni (1871-1953) fu traslata nella posizione attuale. Essa ricorda:

TEMPLUM HOC NOVUM VETERI DETURBATO
NULLA TEMPORUM INJURIA NEC ANNONAE CARITATE DETERRITI
CLARINACONICI VICANI
AB INCHOATO EXCITANDUM AGGRESSI
JACTO PRIMARIO LAPIDE NONIS APRILIBUS AN 1870
CONSULENTIBUS UT CUIQUE PAR ERAT ET FOVENTIBUS
ARCHIPRESBYTERO JO BAPTA CANONICO BUSO
ET PETRO ARCHITECTO SACCARDO
PERFECTUM TANDEM ET ORNATUM
DIE VI CALENDAS MARTIAS AN 1878
VELUTI TABERNACULUM DEI CUM HOMINIBUS
SIBI INVICEM GRATULANTES VENERATI SUNT
QUODQUE ERAT IN VOTIS
A SACRATISSIMO JESU CORDE NUNCUPATUM
JOSEPHUS CALLEGARI PONTIFEX TARVISINUS
TOTIUS POPULI LAETABUNDI FREQUENTIA
DOMINICA IV OCTOBRIS AN 1880
SOLLEMNIBUS CAEREMONIIS RITE CONSECRAVIT

Sotto al pulpito in legno dipinto, sulla parete sinistra in cornu Evangelii, si trova un piccolo ambiente di forma ellittica che in origine ospitava il battistero, all’interno del quale sono conservati una statua di San Giovanni Battista, in gesso dipinto, originariamente posta sulla sommità del coperchio del fonte battesimale, e un Cristo Crocifisso in legno scolpito e dipinto, che in origine era posto su una croce processionale. Entrambe le opere risalgono al XVIII secolo.
Tornati in chiesa, nell’ambone si trova incastonato un medaglione in marmo bianco del Trecento, raffigurante San Giorgio, patrono di Chirignago. Originariamente era incastonato sullo zoccolo del campanile, al di sopra della porta d’ingresso. Precedentemente, era inserito sul campanile dell’antica chiesa di Chirignago. Il medaglione, oltre ad essere il logo del Gruppo Culturale “Albino Luciani”, è raffigurato sul sigillo che viene posto su tutti i documenti ufficiali della parrocchia. È sicuramente l’immagine più antica del santo patrono che si conservi a Chirignago.
Sempre nel presbiterio si trova un Cristo Crocifisso (foto1; foto2; foto3), in legno scolpito, del XV secolo.
L’altare maggiore (foto1; foto2; foto3; foto4), alla romana, in pietra e marmo, dedicato al Sacratissimo Cuore di Gesù e a San Giorgio martire, proviene dalla vecchia chiesa ma fu ingrandito ed abbellito. All'atto della consacrazione, la quarta domenica di ottobre del 1880 (24 ottobre), venne inclusa dal vescovo di Treviso mons. Giuseppe Callegari una cassetta plumbea con il sigillo vescovile contenente le reliquie dei Santi Martiti Pietro, Giuliano e Fausto. Assieme ad essa una pergamena con scritto: "MDCCCLXXX die Vigesima quarta mensis Octobris - Ego Joseph Episcopus Tarvisinus consecravi Ecclesiam et Altare hoc in honorem Sacratissimi Cordis Jesu et Sancti Georgii M. et Ss. Mm. Petri, Iuliani et Fausti Reliquias in eo inclusi et singulis Christifidelibus hodie unum annum, et in die anniversario consecrationis hujusmodi ipsam visitantibus quadraginta dies de vera indulgentia in forma Ecclesiae consueta concessi - Joseph Episcopus Tarvisinus". Per molti anni è stato Altare Privilegiato Quotidiano. Sulla portina del tabernacolo, opera in bronzo dorato di Giovanni Scaggiante, è raffigurato in bassorilievo Gesù in preghiera nell'orto degli ulivi.
La chiesa è orientata in modo che tutti gli anni il giorno di San Giorgio (23 aprile), a partire dalle ore 10.00 (al giorno d’oggi alle 11.00, considerando l’entrata in vigore dell’ora legale) l’altare maggiore sia illuminato direttamente dal sole. La Santa Messa solenne in onore del Santo Patrono veniva infatti celebrata proprio alle 10.00. L’effetto luminoso era di grande suggestione specialmente al momento della consacrazione del pane e del vino, quando il celebrante, vestito dei sacri paramenti e avvolto nel profumo dell’incenso, innalzava l’ostia ed il calice, illuminati dal sole.
Sulla parete destra, accanto alla porta della sagrestia, vi è una lapide commemorativa di mons. Riccardo Bottacin (1876-1958), arciprete di Chirignago dal 1914 al 1958, con busto bronzeo in altorilievo opera del 1958 dello scultore Remigio Barbaro da Burano (21.03.1911 - 19.01.2005).

Testo di mons. Antonio Niero scolpito sulla lapide commemorativa posta in chiesa:

A Ω

A PERENNE RICORDO
DI
MONSIGNOR RICCARDO BOTTACIN
PER 44 ANNI ARCIPRETE DI CHIRIGNAGO
DOVE
CONFORTATORE DI POVERI E DI AFFLITTI
EDUCATORE DI ANIME
PROFUSE RICCHEZZE DI BONTÀ E DI SOSTANZE
FATTO A TUTTI E IN TUTTO ESEMPIO E MODELLO
DI GESÙ DIVINO PASTORE
I PARROCCHIANI RICONOSCENTI
P
1959

Sulla parete sinistra, accanto alla porta della cappella del SS.mo Crocifisso, vi è una grotta con statua votiva della Beata Vergine di Lourdes (foto1; foto2; foto3), opera del 1936 di scultore di Ortisei (Val Gardena). Sempre accanto alla porta della cappella vi è il cinquecentesco fonte battesimale ottagonale.
Nella cappella del SS.mo Crocifisso, che in origine era la vecchia sagrestia, si trova un altare in marmo e pietra (foto1; foto2), del XVI secolo, con un Cristo Crocifisso ligneo trecentesco. Gli otto banchi in legno e le due sedie sono gli ultimi superstiti degli antichi banchi che un tempo si trovavano in chiesa. Sulla destra, un lavabo da sagrestia in pietra, del XVI secolo contenente un’antica icona della Madonna del Segno “Znamenie” di Novgorod entro cornice con Santi (a sinistra: Giovanni e Basilio; a destra: Gregorio). Sulla sinistra un tabernacolo a muro, in pietra e marmo, del XVI secolo, originariamente posto in chiesa sul secondo altare di destra. Lo sportello del tabernacolo è stato realizzato nell’Anno Santo 2000 dallo scultore trevigiano Carlo Balljana. Sulla parete accanto all’ingresso un graffito raffigurante la Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci, opera di Giovanni Scaggiante eseguita in memoria di mons. Odino Spolaor (2.04.1925 - 23.06.1984), Arciprete di Caorle (Ve), alunno della parrocchia di Chirignago. Il sacerdote rappresentato accanto a Gesù nell'atto di spezzare il pane è proprio mons. Spolaor. Sulle altre pareti è esposta una pregevole collezione di venti icone romene, che raffigurano: L'Annunciazione, La Natività, L'adorazione dei Magi, La presentazione di Gesù al tempio, Gesù con i dottori nel tempio, Le Nozze di Cana, La Trasfigurazione, L'ingresso a Gerusalemme, L'ultima cena, La Crocifissione, La Risurrezione, Gesù e i discepoli di Emmaus, La Pentecoste, La Trinità di Andrej Rublëv, Il Figlio Prodigo, Ognissanti, San Giorgio a cavallo che uccide il drago, San Marco Evangelista, Cristo Pantocratore, La Madonna Odigitria di Smolensk. Esse vengono esposte in chiesa, singolarmente, nei vari momenti liturgici dell'anno, accanto alla porta della sagrestia, alternate alle icone antiche e a quelle realizzate da Giovanni Scaggiante, della collezione della canonica.
Nella sagrestia troviamo Cristo che placa la tempesta, olio su tela del 1999, bozzetto del venticinquenne Oleg Supereco (Mosca, 1974), dalla collezione della Galleria "La Piccola". Infine un grande ritratto di mons. Giovanni Battista Buso, arciprete di Chirignago dal 1861 al 1914, opera del 1907 del ventiduenne pittore mestrino Angelo M. Crepet (Mestre 1885 - Firenze 1973).

 

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